Caduta libera

di Claudia Boscolo

lunapic_136558704482256_1C’era una volta il bar con i suoi tavoli di formica porpora e le tovagliette di cotone a quadri color brodo, l’aroma di caffè così forte che saliva quasi la nausea entrandoci. C’erano in un angolo i soliti noti con il giro di briscola, e c’era un supporto al muro con dei ganci da cui si potevano staccare le stecche di legno su cui erano assicurati i quotidiani. C’era sempre quello che quando entravi da sola ti squadrava e scuoteva la testa, mai capito perché. Ora, con questi ciottoli intrappolati nella resina e le superfici cromate lucidissime, la prassi del cappuccino si intride di una tristezza siderale. Il bar è diventato un luogo di donne, che notoriamente non giocano a briscola e il quotidiano lo preferiscono posato su una mensola, con una pianta di fianco, un anthurium, un’azalea, come a casa.
C’è da stringersi nel cappotto. C’era una volta la temperatura tropicale dei bar, per cui nel momento stesso in cui varcavi la soglia dovevi toglierti al volo sciarpa e guanti sennò rischiavi un attacco di ipertensione. Ora fa freddo anche nei bar, si fa fatica a togliere tutto, spesso si rimane in cappotto, e si fa: brrr, sperando in uno sguardo empatico, ma la gente è brutta e incazzata nei bar, non c’è più lo scemo che ti fa la battuta, semmai qualche allusione al ventennio appena trascorso, ma si rischia sempre che l’umore butti sul rancido, per cui manco più quella. Si cammina sulle macerie, e si sta attenti a non ferirsi i piedi, questo succede anche al bar, anzi soprattutto al bar.
E quindi si preleva il quotidiano dalla mensola e si beve il cappuccio su questa superficie fredda e aliena. Quel tizio che è entrato me lo ricordo, in terza liceo portava cinture del Charro e scarpe da barca a vela Timberland. Se non ho fatto male i conti ora ha quarantadue anni, ha i capelli brizzolati con un taglio alla Fabrizio Corona, dal maglioncino rosa con lo scollo a V si intravede un lembo di tatuaggio, una criniera di leone, qualcosa di simile. Me lo vedo nelle discoteche della bassa dare la caccia ai cloni di Belèn. Ma magari ci fossero cloni di Belèn nelle discoteche della bassa, sarebbero ancora luoghi sopportabili, invece ci sono solo trucide tettone quarantenni che si scoperebbero anche il buttafuori (vent’anni fa: orrore e disgusto!), pur di non passare la notte da sole. Quel tizio è destinato a farmi pena. Me la faceva al liceo con il suo piumino Monclair rosa fucsia e me la fa ora con qui jeans di Cavalli da cui emerge l’elastico delle mutande Calvin Klein che non vanno nemmeno più di moda. Va diritto al bancone e parla col suo sodale barista di qualcosa che non colgo, il tipo del bar gli passa un pacchetto di Camel (le Camel? Ma le fuma ancora qualcuno?) e poi esce. È un evento epifanico questo ex paninaro, rimango inebetita a fissarlo oltre la vetrina, come sale sulla moto (“sei come la mia moto”, la cantava l’attuale maître à penser della gioventù piddina, Jovanotti), come tiene la sigaretta in punta di labbra e socchiude gli occhi per evitare il fumo, molto sexy se fosse un attore americano, ma purtroppo è uno sfigato del Polesine, e quindi mi fa pena anche questo gesto.
Tornare in questo luogo dopo vent’anni e ritrovarlo uguale, tranne le superfici che i piccoli industriali veneti hanno rimodernato in tutta la regione, siccome le superfici come le fanno gli industriali veneti non le fa nessuno, ti gà capìo, e gliele ordinano anche i cinesi, quei bastardi, non sono riusciti a copiargliele, nei night club di Shangai le superfici sono tutte made in Veneto, ti gà capìo? Cinesi de merda. Da nessuna parte in Europa i ciottoli di fiume stanno intrappolati in resina così perfetta, da nessuna parte nel mondo i metalli sono cromati come in Veneto, perché i negri, qua, i lavora, minga come al Sud, dove ch’i xe tuti negri, africani e teroni, tuti uguai, e no lavora nisùn. Qua la Lega la xe morta perché non la gà rispetà la base, e infatti adesso: tutti M5S! Casso, cinesi de merda! Cossa c’entre? Niente, cussì, ogni tanto la ghe vòl!
Qua a ridosso del grande fiume albergano sciami di zanzara tigre, nome scientifico Aedes albopictus, che dagli anni ’90 è arrivata in Italia dall’Asia attraverso il commercio di pneumatici usati. Persino le zanzare non sono più oriunde, queste maledette hanno fatto fuori le nostre zanzare e le hanno rimpiazzate, proprio come i cinesi si stanno comprando tutti i bar, e per trovare un caffè vero bisogna cercare quelli che sono ancora di proprietà della gente del luogo, come questo qui, a gestione famigliare. A pensarci bene forse mi ricordo anche la faccia del barista, ma sono passati tanti anni e successe tante cose, troppe facce da dimenticare per ricordarne una di un bar del basso Polesine.
Sta arrivando il bus. È l’ultimo giorno di supplenza breve in questo luogo, dove speravo di non dover mai più tornare, e so per certo che dovessi anche morire di fame, non ce ne sarà un altro. Non perché il lavoro faccia schifo: le scuole sono tutte uguali, tutte mezze fatiscenti e con gli stessi bidelli rassegnati, una vale l’altra. Persino i presidi, pardòn, i dirigenti, non sanno più cosa dirti. Non è il lavoro. È la via che porta al lavoro che fa la differenza. Un vecchio adagio sudamericano dice: viandante non esiste un percorso, il percorso si fa camminando, ma se il percorso che porta a scuola è un attraversare le paludi, in caduta libera nelle sabbie mobili, nessuna scuola può salvare nessuno. È  più lunga la strada che porta in classe di tutte le lezioni del mondo e anche il migliore degli allievi la interiorizza alla fine. Di tutto ciò che gli si può insegnare per fargliela scordare, l’unico insegnamento che rimane è la fuga.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: