Hans e Gretchen – #TUS2

hansel e gretel

disegno di Scott Campbell

L’appuntamento settimanale coi testi di Torino Una Sega 2 vede protagonista una rilettura della fiaba di Hänsel e Gretel, opera di Alessandro Gori, con molto meno marzapane rispetto all’originale.

Falegname.
C’era una volta un povero falegname che viveva in una capanna sul limitare del bosco. L’uomo era padre di due bambini, il piccolo Hans e la piccola Gretchen. La madre era morta qualche anno prima per una malattia che ancora non s’è capito bene cos’era, ma non voglio fare polemica. L’anno precedente l’uomo si era risposato, ma la nuova moglie non sopportava i due figliastri. Erano tempi grami e un giorno la moglie disse: “Non abbiamo più niente da mangiare! È rimasto solo dell’affettato! Porta i due bambini nella foresta e abbandonali, così avremo quattro bocche da sfamare in meno!” Infatti Hans e Gretchen erano affetti dalla famigerata sindrome di Pugaciov, che li aveva dotati di due piccole bocche ciascuno, al posto degli occhi, e di un grande occhio completamente bianco collocato dove le persone normali hanno la bocca. Oltre a questo avevano, al posto del cervello, il Belgio. Un Belgio in scala minima ovviamente, ma del tutto funzionante. Questa era la sindrome di Pugaciov.
L’uomo, a malincuore, decise di assecondare il desiderio della moglie. Ma Hans, che aveva l’orecchio fino, aveva sentito tutto. Così sgusciò non visto nel tinello per fare un paio di telefonate tattiche. Il giorno dopo il padre accompagnò i due bambini nella foresta, e Hans lo seguì silenziosamente a bordo di una piccola asfaltatrice che aveva noleggiato la sera prima. Giunti in uno spiazzo, il padre si allontanò con la scusa di andare a comprare le sigarette. Passarono prima i minuti, poi le ore, ma l’uomo non faceva ritorno. Gretchen era disperata, ma Hans ritrovò la strada di casa: bastava seguire il sentiero asfaltato!
Qualche giorno dopo, la matrigna ripropose la stessa cosa. Hans udì di nuovo la discussione, ma di certo non poteva più usare il trucco dell’asfalto. Ma raggiunse ancora il tinello per fare un altro paio di telefonate tattiche. Il giorno dopo seguì il padre e, dietro di lui, varie ditte di costruzioni realizzavano case, negozi, parchi e chiese. Così nacque la ridente cittadina di Pennabilli. Di nuovo il padre lasciò i due bambini in una radura, con la scusa dei cerini. Purtroppo questa volta i due piccoli non poterono ritrovare la strada di casa: gli uccellini avevano mangiato tutte le abitazioni!
Hans e Gretchen iniziarono quindi a vagare per la foresta, mentre scendeva la notte. Fino a quando giunsero in una radura, dove era una casa particolare, tutta fatta di irresistibili leccornie. Aveva le pareti di sanguinaccio essiccato, gorgonzola che scendeva dalle grondaie, grosse cozze come tegole, frittate di lumache come finestre, un polmone di bove come porta e un mare di lardo liquefatto che ribolliva dalla fossa biologica. Hans e Gretchen erano affamati e si precipitarono a divorarla. Grazie alle due bocche, mangiavano e bestemmiavano allo stesso tempo. Ma ad un tratto uscì una vecchietta, che disse loro: “Non rimanete fuori, bambini! Entrate, entrate!”. E poi ancora: “Entrate!”.
Hans e Gretchen non se lo fecero ripetere. La vecchina sembrava gentile, offrì loro un pranzo succulento a base di carpacci e un letto a base di coperte. Ma il mattino dopo rivelò la sua vera natura: in realtà era una strega malata di alzheimer, che aveva già mangiato molti bambini e addirittura bevuto dei feti. Così Hans, col semplice uso di una carrucola, un pompelmo e un flacone di colla vinilica, riuscì a costruire una trappola che, non sto qui a spiegare come, fece sì che la strega finisse chiusa in una gabbia, dove Hans l’avrebbe nutrita a dovere per farla ingrassare, quindi cucinarla e servirla al pepe verde. Intanto Hans mise Gretchen a sbrigare i lavori più umili. Hans scendeva ogni giorno in cantina per controllare lo stato lipidico della strega. Ma questa, che era astuta, aveva tenuto in serbo l’ossicino di un sorcio che aveva mangiato il giorno prima. Si era infatti accorta che Hans non ci vedeva bene a causa del solo occhio, per cui, quando veniva a tastare le sue dita, lei le faceva sentire l’ossicino. La storia andò avanti per alcune settimane, ma un giorno Hans si spazientì: “Vuol dire che grassa o meno ti mangerò lo stesso!” E le intimò: “Hai qualcosa da dire?”. “Entrate!” rispose la strega. Così chiese a Gretchen di accendere il forno. La bambina lo accese ma disse che non riusciva ad arrivare al piatto che era dentro al forno. Hans si sporse nel forno per prendere il piatto e Gretchen lo spinse dentro a tradimento, chiudendo la porta dietro e alzando la temperatura al massimo. Poi Gretchen liberò la strega e prima di andare via recuperarono tutti i tesori che la strega aveva sepolto ma, causa alzheimer, non si ricordava dove. Gretchen e la strega, grazie a tutte quelle ricchezze, non soffrirono più la fame e diventarono una delle coppie di fatto più ricche della città. Gretchen poi, con le due bocche a distanza tattica, riusciva a leccare alla strega vagina e ano all’unisono. E quell’impertinente nasetto all’insù, veniva troppo bene quando c’era da titillare il perineo. “Aaah, il perineo…”, mugolava di piacere la strega. Gli anni passarono e la passione fra le due andò scemando. Un giorno la strega disse a Gretchen: “Ti lascio”. Ma Gretchen non si fece sorprendere e rispose: “Ci siamo lasciate tanto tempo fa”. Le lesbiche fanno discorsi così.

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3 Responses to Hans e Gretchen – #TUS2

  1. Roberto Mariotti says:

    Demenziale, ma molto divertente!

  2. Pingback: Opere di bene – #TUS2 | Scrittori precari

  3. Non c’è che dire, col Gori si va sempre a colpo sicuro! 🙂

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