Il Fungo – #gunstreet

fungodi Domenico Caringella

Mi è capitato di leggerne per la prima volta nel verbale di un vecchio caso, mentre facevo delle ricerche per la Disciplinare sull’attività del tenente Bednarik. Nella sua relazione Chuck come al solito divagava e così aveva scritto che le gambe del “Fungo” avevano lasciato una doppia scia di sangue, “un binario morto” che portava dritto dritto al garage di casa. Adoro i treni. Abbandonai per il momento Bednarik e seguii il binario.
Oggi posso concludere che perdere il padre, più o meno insieme all’innocenza, sarebbe stata la cosa peggiore che potesse accadere a Jim Bob McIntyre III, se a badare a lui non fosse rimasta sua mamma. Psicotica e priva di qualsiasi altro tipo di stabilità, Stella impedì ai McIntyre di arrivare al n°4 della serie (il suo J.B. se ne andò troppo presto, senza avere il tempo di regalare alle strade di San Diego un altro battitore libero) e contribuì in maniera determinate all’evoluzione del figlio nel “Fungo”, il nome con cui tutti lo avrebbero chiamato sino alla fine e oltre.
Scopare per solitudine e drogarsi insieme a quelli che per scoparsela le passavano la droga si era rivelato subito un elemento gravemente incompatibile con la monolocalità dell’appartamento che occupava insieme a Jimmy Bob e la possibilità per lui di rimanerci per più di qualche ora al giorno. Così la strada divenne un focolare, l’asfalto la moquette che attutiva i suoi passi e i bastardi come lui che caracollavano sui marciapiedi le persone con sui si sedeva a tavola per mangiare.
Ora potrei anche raccontarvi del suo inseparabile e immenso cappello, dell’uso ecumenico con cui usava il verbo trifolare, della sua abilità circense con il coltello, dell’amore sviscerato per il viola, ma mi limiterò a dirvi che la vita è una salita per lo più, mentre quella di Jimmy Bob “il Fungo” McIntyre fu una discesa senza dolcezza e misericordia, retta e tesa come una fune sospesa nel vuoto.

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One Response to Il Fungo – #gunstreet

  1. Marina says:

    Credo sia uno dei lavori piu’ belli dell’autore, una fucilata di fermo-immagini, di mari interni, legati dal fil rouge ( o corda tesa?) di squarciante e, forse, involontaria poesia.

    Grazie, come sempre.

    Marina

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