Parigi à passages – Galerie des Variétés

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di Simone Olla

Camminavano senza una meta precisa, la luce dei becs de gaz si confondeva con quella che a est saliva lenta annunciando il nuovo mattino. FH – ubriaco e sfatto – mandava a memoria la nuova lettera da indirizzare a Emmy. WB – impeccabile dentro il suo abito nero, camicia avorio e papillon slacciato – accompagnava i passi barcolli del suo amico tenendolo per un braccio; e parlava poco, WB, e ascoltava ancora meno. Lo sforzo che FH impegnava per resistere alla vita doveva scolpirlo nella mente per non dimenticarsene il giorno dopo: scriverlo non basta, amava ripetere. WB, invece, non faceva alcuno sforzo di resistenza alla vita giacché il suo vivere non era resistere: i giorni scorrevano leggeri e fin troppo veloci, riempiti con metodo di studio e riposo quanto bastava.
Emmy adorata – bofonchiò FH – non vi aspettate questa lettera e forse nemmeno io mi aspettavo di scriverla a quest’ora di notte… nell’ultima vostra, mi chiedete dei miei acciacchi… di quelle scosse improvvise che rumorano il ventre… ohi, sapete benissimo che le spalle sono larghe, e che mi basta dormire… ma oggi no, oggi non dormo, impegnato a soffiare stelle, appuntare fogli, lavare bicchieri e preparare bagagli; prima di andare. La febbre, mi dico sia meglio non misurarla, così da non accorgersene troppo… che si è caldi.
La promessa ingrassava la pancia di WB invece che quella di Emmy, e il tempo della verità mordeva presenza sui calcagni quando gli occhi di FH incrociavano quelli dell’amico. Emmy non avrebbe bussato più la porta di casa del poeta. Emmy dagli occhi freddi si era congedata da FH con una lettera di scuse, consegnata a WB prima di partire: sarà affar tuo, gli disse. E con un bacio sulla bocca si celebrò il segreto.

Eccoci al nostro tavolo, dopo lo spettacolo, a rappresentare complicità pei passanti, a trovare assieme l’uomo con cui ti lascerò andare, Emmy, per la vostra notte. Un tempo ci raccontavamo com’era stata la notte lontani; adesso entrambi speriamo in un altro viso fra questi a passeggio. Comprendere che siamo in ogni caso dentro al teatrino della relazione macchinatoria di un quotidiano a viverci – e non da vivere – non ci ammazza nemmeno un po’… siamo così leggeri quando parliamo di eredità: se potessimo lasceremmo pezzetti di carne qua e là sperando che dopo la muffa germogli qualcosa. Quando non hai paura della morte si rassomigliano un po’ tutte le città; e anche tutte le vite. Quando non hai paura della morte vieni sempre da troppo lontano; o sei troppo vicino. Ed è facilissimo distinguersi…
Poi ci sono incontri che accelerano l’invecchiamento della pelle, è vero.
E non basterà guardarsi le mani ogni giorno.

Sulla curva della galerie des Variétés, al numero 17, si apre l’ingresso degli artisti del Théâtre des Variétés. Il 12 aprile 1867, Emmy calca le scene del teatro per la prima rappresentazione: è lei la Blonde Vénus che si accomoda una notte con Paride scatenando la furia di Menelao. Emmy Infelise indossa ancora la sua parrucca bionda quando FH fa irruzione nel camerino passando dall’entrata secondaria, dalla galerie des Variétés. WB si è suicidato, va a dirle.

Mi sono addormentato sofferente, ma durante il sonno che mi ha condotto alla morte non ho patito che meravigliosi sogni. C’eravate tu e Emmy in fila da Monsieur Marquis, parlavate di quanto Emile fosse stato freddo nelle descrizioni della Galerie, e aspettavate di accogliere fra le mani le rispettive religieuses – al caffè per te, al cioccolato per Emmy.

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