La regina e gli scacchi – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

C’era una volta una regina che non riusciva mai a vincere ad un gioco di società, dal ramino alla dama.
Nonostante le sue serve e le sue donne di compagnia facessero di tutto per perdere o per farla vincere, lei proprio non riusciva.
E questa disdetta continua era fonte di grande dolore, acredine e tristume.
Perdeva a carte, ruote delle fortune, enalotti, cacce ai tesori, lippe, palle avvelenate, bolle di sapone, tric trac e sbaraglino Leggi il resto dell’articolo

Parigi à passages – Galerie des Variétés

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di Simone Olla

Camminavano senza una meta precisa, la luce dei becs de gaz si confondeva con quella che a est saliva lenta annunciando il nuovo mattino. FH – ubriaco e sfatto – mandava a memoria la nuova lettera da indirizzare a Emmy. WB – impeccabile dentro il suo abito nero, camicia avorio e papillon slacciato – accompagnava i passi barcolli del suo amico tenendolo per un braccio; e parlava poco, WB, e ascoltava ancora meno. Lo sforzo che FH impegnava per resistere alla vita doveva scolpirlo nella mente per non dimenticarsene il giorno dopo: scriverlo non basta, amava ripetere. WB, invece, non faceva alcuno sforzo di resistenza alla vita giacché il suo vivere non era resistere: i giorni scorrevano leggeri e fin troppo veloci, riempiti con metodo di studio e riposo quanto bastava.
Emmy adorata – bofonchiò FH – non vi aspettate questa lettera e forse nemmeno io mi aspettavo di scriverla a quest’ora di notte… nell’ultima vostra, mi chiedete dei miei acciacchi… di quelle scosse improvvise che Leggi il resto dell’articolo

Il Fungo – #gunstreet

fungodi Domenico Caringella

Mi è capitato di leggerne per la prima volta nel verbale di un vecchio caso, mentre facevo delle ricerche per la Disciplinare sull’attività del tenente Bednarik. Nella sua relazione Chuck come al solito divagava e così aveva scritto che le gambe del “Fungo” avevano lasciato una doppia scia di sangue, “un binario morto” che portava dritto dritto al garage di casa. Adoro i treni. Abbandonai per il momento Bednarik e seguii il binario.
Oggi posso concludere che perdere il padre, più o meno insieme all’innocenza, sarebbe stata la cosa peggiore che potesse accadere a Jim Bob McIntyre III Leggi il resto dell’articolo

Il salone di Emma Bonino – #SurrealityShow

barbieredi Andrea Frau

Se gli uomini restassero incinti, potresti avere un aborto anche dal barbiere. (Daniele Luttazzi)

Nei cadaveri per un po’ di tempo capelli e unghie continuano a crescere. Napolitano è l’ultima unghia marcescente del comunismo italiano. I partiti si ostinano; non vogliono che il vecchio Presidente lasci. Siamo all’accanimento terapeutico alla nordcoreana. Al Quirinale c’è una teca contenente l’unghia del Presidente che cresce alla stessa velocità dei movimenti delle nuvole. Solo che quell’unghia rimane un’unghia, non sembra nulla di diverso. Se abbassi lo sguardo non puoi fantasticare. Quel monolite putrescente è calato dall’alto e le scimmie-partito lo adorano come un feticcio salvifico.

Emma Bonino è la nuova papessa della Repubblica. Ma nessuno lo sa. Al Quirinale riceve i capataz dei partiti ed estirpa le loro nuove emanazioni.
Bersani è il primo. La sala della papessa è asettica, disinfettata. Bersani si accomoda. Emma gli insapona il viso, gli lega al collo l’articolo 7 della costituzione, tira fuori una falce e lo rade con grande cura.
Berlusconi sbraita. “È il mio turno!” “Uno alla volta, per carità!” risponde la papessa canterina. Leggi il resto dell’articolo

Hans e Gretchen – #TUS2

hansel e gretel

disegno di Scott Campbell

L’appuntamento settimanale coi testi di Torino Una Sega 2 vede protagonista una rilettura della fiaba di Hänsel e Gretel, opera di Alessandro Gori, con molto meno marzapane rispetto all’originale.

Falegname.
C’era una volta un povero falegname che viveva in una capanna sul limitare del bosco. L’uomo era padre di due bambini, il piccolo Hans e la piccola Gretchen. La madre era morta qualche anno prima per una malattia che ancora non s’è capito bene cos’era, ma non voglio fare polemica. L’anno precedente l’uomo si era risposato, ma la nuova moglie non sopportava i due figliastri. Erano tempi grami e un giorno la moglie disse: “Non abbiamo più niente da mangiare! È rimasto solo dell’affettato! Porta i due bambini nella foresta e abbandonali, così avremo quattro bocche da sfamare in meno!” Infatti Hans e Gretchen erano affetti dalla famigerata sindrome di Pugaciov, che li aveva dotati di due piccole bocche ciascuno, al posto degli occhi, e di un grande occhio completamente bianco collocato dove le persone normali hanno la bocca. Oltre a questo avevano, al posto del cervello, il Belgio. Un Belgio in scala minima ovviamente, ma del tutto funzionante. Questa era la sindrome di Pugaciov. Leggi il resto dell’articolo

La primavera della volpe – #fiabebrevichefinisconomalissimo

 di Francesco Muzzopappa

C’era una volta una volpe che aveva imparato i nomi di tutti i mesi dell’anno: Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile, Maggi, Giugno, Lui, Agosto, Settembre, Settembre, Novembre e Quello.
Certo, non era perfetta, ma cosa si può pretendere da una volpe?
Noncurante del disprezzo dei lettori, la volpe attendeva con davvero molta ansia Leggi il resto dell’articolo

Caduta libera

di Claudia Boscolo

lunapic_136558704482256_1C’era una volta il bar con i suoi tavoli di formica porpora e le tovagliette di cotone a quadri color brodo, l’aroma di caffè così forte che saliva quasi la nausea entrandoci. C’erano in un angolo i soliti noti con il giro di briscola, e c’era un supporto al muro con dei ganci da cui si potevano staccare le stecche di legno su cui erano assicurati i quotidiani. C’era sempre quello che quando entravi da sola ti squadrava e scuoteva la testa, mai capito perché. Ora, con questi ciottoli intrappolati nella resina e le superfici cromate lucidissime, la prassi del cappuccino si intride di una tristezza siderale. Il bar è diventato un luogo di donne, che notoriamente non giocano a briscola e il quotidiano lo preferiscono posato su una mensola, con una pianta di fianco, un anthurium, un’azalea, come a casa.
C’è da stringersi nel cappotto. C’era una volta la temperatura tropicale dei bar, per cui nel momento stesso in cui varcavi la soglia dovevi toglierti al volo sciarpa e guanti sennò rischiavi un attacco di ipertensione. Ora fa freddo anche nei bar, si fa fatica a togliere tutto, spesso si rimane in cappotto, e si fa: brrr, sperando in uno sguardo empatico, ma la gente è brutta e incazzata nei bar, non c’è più lo scemo che ti fa la battuta, semmai qualche allusione al ventennio appena trascorso, ma si rischia sempre che l’umore butti sul rancido, per cui manco più quella. Si cammina sulle macerie, e si sta attenti a non ferirsi i piedi, questo succede anche al bar, anzi soprattutto al bar. Leggi il resto dell’articolo

I capolavori ritrovati della poesia – Jean Pierre Foulardin

Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

LA VENDETTA DEL FIUME

Il sole si adagia
sull’ansa del fiume
livido
nell’alba sanguigna
La pelle della terra
non più erba
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