Parigi à passages – Passage Vendôme

di Simone Olla


Per questa nuova luce alla vita: L.

Emmy la blonde è fermata per schiamazzi in rue Druot assieme alla sorella Costanza, e con questa condotta alla stazione di polizia del 9e. Ai nostri bravi agenti scrivani dirà per prima cosa di essere un’artista drammatica del Folies Bergère e di abitare al numero 3 del passage Vendôme; sedendosi sull’unica panca della sala farà il nome di Bru Gauchet, dite Piteau – un banchiere che le allunga la paga settimanale; infine dirà di essere nata il 29 aprile 1853.
Ma qua c’è un’altra data di nascita.
Ma è un errore.
Ma dobbiamo procedere con l’arresto.
Lo so, per falsa generalità.
Signorina!
Mia sorella l’avete identificata?
Vostra sorella potrà allontanarsi, sì. E cercare…
Monsieur Leontine, esatto. Mio padre.
Vostro padre, sì.
Costanza, quindi, poteva allontanarsi alla ricerca di Monsieur Leontine, che registrò due volte la nascita di sua figlia Emmy, quell’impiastro: quando nacque indicò il 29 aprile 1853 – giorno mese anno orario tutti giusti. Ma poi prestò degli anni a sua figlia; e poteva farlo. Fece una seconda registrazione alla mairie di rue du Faubourg Saint-Martin indicando come data di nascita il 28 febbraio 1848. Emmy, a dodici anni, non avrebbe potuto rispondere alla chiamata de La Vie parisienne au Palais-Royale. E lui sarebbe stato arrestato.
Arrestata fu Emmy, invece, e ancora una volta per falsa generalità e fino a prova contraria – quindi fino all’arrivo del padre.
Emmy, mia adorata… Andiamo a casa.
Partirò per la Russia. E se non mi avessero arrestata sarei partita senza nemmeno salutarti.
Oh, Emmy.

Ho trovato un bar vicino alla sua scuola: intanto che camminavo verso rue de Charonne la mia attenzione si è fracassata sui tavolini di legno vuoti sistemati davanti all’ingresso: piove ancora, e penso alla prossima inondazione, penso a l’eurc, che potrebbe arrivare fino a questa magnificenza vetrata, Le Pure Café. Un altro caffè, quindi, da seduto. Ma l’oste beve della birra, e sono le quattro del pomeriggio, e se ci penso non ne ho mai fatto una questione di orario. Una birra anche per me, al bancone, assieme a noi: diamo le spalle all’entrata vetrata che conserva il vecchio adesivo del quartiere, e tutt’attorno al nostro bancone circolare un abbraccio di quaranta tavoli desolatamente vuoti.
E stiamo tutti in piedi.
Sono i giorni della merla, ma non fa freddo. Credo di avere la febbre e la barba l’ho accorciata qualche giorno fa, ma nemmeno il bambino se n’è accorto; la mia barba, che il più loquace degli avventori deve sempre apostrofare sempre. Eccolo, ora, questo viso tondo con occhiali che non si tiene; che ora: Al Qaeda!
Non ancora, rispondo. E ridiamo. Io bevo la mia birra, lui il suo caffè. E una volta posata la tazzina si presenta.
E ci raccontiamo appartenenze.
Alla mia sardità Ìssam risponde che lui non ha tutta questa omogeneità.
Mio padre era tunisino; e mia madre è saudita. E io sono nato in Francia.
A Parigi? chiedo.
Vicino, mi risponde. E tu con questa barba? In Francia sono razzisti. Più che in Italia.
Non me ne sono accorto.
C’est vrai, continua. C’è paura da quello che si allontana dal modello… dei media.
I media tradizionali, penso. Sono ancora i media dominanti i media tradizionali. Altro che internet. La rete alimenta la nostra impotenza. Il mito incapacitante, oggi, raggiunge moltissime mani – perfino in strada.
Soprattutto in strada, mi dice Ìssam guardando l’ora. Alle 16.30 andrò a prendere mio figlio a scuola; ha dieci anni e parla francese, arabo, ebraico, inglese.
Bene, dico. Lingue, culture, differenze…
E voi cosa fate a Parigi?
Insegno italiano a un bambino francese di cinque anni.
C’est bien, mi dice entusiasta. E mi presenta all’oste, così: REC, professore di italiano.
Il bar è sempre meglio di qualunque ufficio del lavoro, penso.
Dammi il tuo portable, mi dice Ìssam. Ti chiamo presto.
Ma poi non mi chiamerà. E nemmeno io a lui.

La prospettiva étouffée che hanno certi quadri mi ricorda il taglio del passage Vendôme: la mancanza di luce, i gradini che rarefano l’aria, un ristorante, l’unico, con la bandiera italiana appesa fuori, una banca, un negozio con le serrande abbassate, odore di grasso, vetrate in frantumi…
E sarà un’altra notte così, a ripassarmi pensieri.
Domani, invece, ti racconterò la storia di Europa, rapita da un toro e trascinata fino alle lontane acque basse; e lì clonata.
C’est l’ambiance sympathique d’un petit village, le passage Vendôme.

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