Buffalo – #gunstreet

di Domenico Caringella

Visto da qui l’Erie è solo una macchia scura, informe e dalla consistenza vaga; le luci dei traghetti i suoi occhi, le sirene dei rimorchiatori la sua voce. Alle mie spalle, il trench fradicio e sgocciolante di pioggia che se ne sta appeso accanto alla porta d’ingresso ora non è altro che la strana sorgente della versione in miniatura del lago che si sta allargando sul pavimento dell’ufficio.
I bagliori disordinati che riescono a forzare la finestra si spengono nella pozzanghera ai piedi dell’appendiabiti e il riverbero mi rimanda per un attimo l’immagine della stanza e della vita che ho passato qui dentro. A completare l’effetto ci pensano la notte che si avvicina e le nuvole del colore del piombo che si stanno mangiando il cielo.
L’indagine a cui ho messo la parola fine con tanto di titoli di coda e ringraziamenti al fottuto Stato di New York, alla folla di chi ha gentilmente partecipato a questo allegro fallimento e alla produzione che da lassù, da laggiù, non si è fatta sentire nemmeno una volta, è stata l’ultima.
Il telefono non squillava da mesi e gli occhi riconoscevano ormai solo il lago. Poi è arrivato lui: odore di tabacco, impermeabile, la faccia triste, gli occhi aperti e tutti i suoi risparmi in tasca.
Impossibile dirgli di no.
L’ultima indagine. Quella perfetta. Non ho sbagliato un colpo. La polizza riscossa per pagare gli allibratori, sua moglie che si scopava tutti tranne lui, la valigia piena di biancheria pronta nell’armadio, il biglietto della United per Phoenix intestato a mrs Alice McIlroy. Persino quello che gli cresceva dentro di nascosto, la sua angoscia e il senso di disfacimento che smontava difese e svuotava gli argini sono riuscito a vedere, a scoprire.
Il resoconto è sulla scrivania, due sole cartelle, tre sole fotografie: Alice assorta che guarda da qualche parte, il porto visto da una finestra, la casa di Seneca Drive 511.
L’uomo dalla faccia triste e gli occhi aperti sulla città ha letto tutto dieci minuti fa. Lentamente, e una volta sola. Le foto neppure le ha guardate. Ha pagato. I soldi sono là in mezzo, tra lo sguardo di Alice e il porto. Ho come l’impressione che sia ancora qui, da qualche parte.
Il laghetto nell’ingresso è gonfio adesso, esonderà tra meno di un minuto e aggredirà il tappeto senza pietà; ma non fa al caso mio. Mi serve qualcosa di più grande e profondo. Sgrano gli occhi ancora di più, infilo l’impermeabile che sa come sempre di tabacco e penso che per il detective Adam McIlroy è la notte giusta per andare a dare un’occhiata più da vicino ai rimorchiatori.

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