Parigi à passages – Passage Molière

passage moliere di Simone Olla

Sono un ricordo di luglio, se ci pensi: un vestito a righe con trame larghe di Chopin, Strauss e quel babette di Shostakovic. Sono diventato la mia ragnatela.
Oui.
Non chiudere, ti prego, quei begli occhi interessanti. Canto e danzo da stella a stalla: Tace il labbro / L’amo, dice il violin / Le sue note dicon tutte / M’hai da amar.
Julie mi dice che sono stonato ed è stretta al mio corpo. Danziamo un tempo solo nostro, beatamente esclusi, intimi nei movimenti.
Il nostro primo ballo fu un valzer, potremmo dire un giorno accarezzando il gatto davanti al camino.
Mi chiedi perché ascolto Dinu Lupatti – i valzer, poi. E ti rispondo che il respiro dei valzer di Brahms è corto; quindi non ti rispondo. Ma poi domando: conosci l’opera 39? Mi dici di sì. E io continuo a parlare e a danzare; quanto mi piace danzare, e quanto parlare: l’invitasion à la valse di Carl Maria Von Webber, ti dico all’orecchio, è quanto chiedo di ballare con te, Titine. Un giorno, mi rispondi, chissà. E danziamo. Magari, penso. La tua pelle sulla nuca è liscia. Non per pianoforte, mi dici, l’invito di Von Webber eseguito da un pianoforte solo mi addormenta. E continua la tua stretta, e quando prendo respiro per rispondere stringi più forte, tacendomi. Avrei voluto dirti che l’invito ai fiati del violino, all’inizio, è sfacciatamente cortese. E lo stesso, nel finale, è un invito al sonno.
Il valzer, mi dici fermandoti, mi serve per escludere Bach. Anche Strauss, guardalo, come si ripete. È un ricordo questo Strauss, e quando balli non stai ballando. Avevamo pure gli occhi chiusi.
Già.
Una settimana dopo quel ballo ci ritroviamo al 157 di rue Saint-Martin, il passage Molière, che attraversiamo di fretta raccolti nei rispettivi cappotti; la nuova collezione della galleria di Herzog l’abbiamo già vista entrambi. E non la commentiamo nemmeno.
Non so se ti piacerà.
Me lo farò bastare.
Una birra. O un pastis.
Non mi piace il pastis.
L’assenzio?
Nemmeno.
Alla fine del passage giriamo a sinistra in rue Quincampoix, verso la Senna.
Non so cosa scrivere sul passage du Désir, è privato.
Puoi chiedere a qualcuno che ci abita.
Dovrei sapere i codici di tutti i cancelli, ci sono almeno otto cancelli all’interno.
Quoi?
Una volta c’era il portone aperto e sono entrato, e davanti a me cancelli uno dietro l’altro fino all’altro ingresso del passage, sul boulevard de Strasbourg.

L’ouverture del Tannhäuser è appena iniziata, e ti chiedo di leggere, anche se non capirò nulla delle tue parole.
C’est drôle.
Voce.
Domani la casa del progresso smetterà la produzione. E tu partirai per Montreal. Ci stiamo salutando per sempre, intanto è così: e sarà il piacere provato nell’accento di un popolo che fa il dito medio alla regina d’Inghilterra, quel brevissimo ballo interrotto: Julie alza il suo ditone in aria incollando i miei occhi a nostra perfezione sbandierata: cara regina, questo è per voi: un dito medio. E scusate l’interruzione. L’accento francese di Julie mi sembra il medesimo di un sardo che parla l’italiano. A questo punto non posso tacere la mia patria appartenenza: sono sardo, ma purtroppo scrivo in lingua italiana. Che trombone!
Mi dici che non è un trombone, è un bassotuba.
Però ascolti Wagner, continui.
Però capita che ascolto Wagner, sì. Sempre e solo l’ouverture del Tannhäuser.
E i libretti?
Tristan und Isolde.
Non avevo dubbi.
Notti di camice sudate…
Prego?
Niente, ricordavo.
Voce.
Ma non capiresti, cosa devo leggerti? Non voglio sentire la mia voce, non oggi, guardiamoci e basta. O dormiamo. Nemmeno in francese saprei cosa dirti. Prendi in mano Le sedie di Ionesco, e leggi.
E dovrei calmarmi, sedermi, smettere di andare avanti e indietro nella stanza; faccio rumore. Inizio a disturbarti.
La storia del barone bandito, mi dici sollevando appena il capo dal libro. Riscrivila!

DC : Ma lo dicono ancora: se ascolti Wagner sei un fascio?
REC : Ma perché esistono ancora i fasci?
DC : I fasci d’azione rivoluzionaria mi pare esistano ancora.
REC : Non possono: una legge glielo impedisce.
DC : Una legge che vieta l’utilizzo di un nome.
REC : Ennò, in effetti fascio lo puoi dire. Ma non dovresti ostentarlo.
DC : Il fascio è tollerato.
REC : Secondo me è intollerato, invece. Ed è molto più coccolato sia il nazismo che il comunismo.
DC : Quando parli di nazismo e comunismo a tavola mi smette la fame.
REC : Leggi Hamsun e ti riviene.
DC : Oggi mi sono entrati in casa intanto che guardavo Godard.
REC : Chi?
DC : Due amici.
REC : Ah. Che dicono?
DC : Guadagnano.
REC : Bene?
DC : Abbastanza.
REC : E tu?
DC : Abbastanza male. Ma mi hanno detto di non preoccuparmi.
REC : E tu?
DC : Non mi preoccupo.
REC : Bravo. Io continuo a mangiare.
DC : Io vorrei parlare di opera d’arte.
REC : Se dici Lascaux smetto di mangiare.
DC : Di creazione culturale.
REC : Creazionismo?
DC : Di deficit, tanto l’altro ce lo metti tu.
REC : Dove?
DC : Nell’opera d’arte.
REC : L’hanno già detto.
DC : Chi?
REC : Non lo so, ma l’hanno già detto.
DC : Quindi l’hanno già pensato.
REC : Quindi sarebbe da superare secondo te?
DC : Non per forza. Superato da cosa poi?
REC : Le tue cazzo di domande.
DC : Da dove siamo partiti?
REC : Da Wagner.
DC : E dai fasci.
REC : Sei il solito fascio.
DC : Ma non ascolto Wagner.

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2 Responses to Parigi à passages – Passage Molière

  1. butterphil scrive:

    Sono giunta per la segnalazione di una mia amica, visto che ho un grande amore per Parigi e i passages. Ho trovato il racconto molto fluttuante, onirico, però anche dettagliato e concreto. Come se anche i dialoghi fossero un valzer, fatti di pause e tempi, battute, passi indietro e avanti. Musicale e molto parigino. Amo i dialoghi di sole voci, domande e risposte, lo sbattere delle parole. Quel che qui possiamo sapere dei protagonisti è quasi nulla, è anche quasi tutto, perchè sono ventate della loro vita. Ho l’idea che gli squarci spesso rendano meglio delle panoramiche.
    Sicuramente conoscerai Benjamin, ho sentito qualcosa dei suoi appunti e frammenti tra le righe. Una bella lettura per iniziare la giornata.
    Grazie,

    Giulia

  2. carlopalizzi scrive:

    L’ha ribloggato su periferia del ritorno.

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