Cavallo – parte seconda

semaforo-2(Un racconto di Davide Dalmiglio – Qui la prima parte)

Fabio si è seduto al bar, ha ordinato un caffè e abbozza un sorriso, guarda prima Lorenzo Adami poi le riviste aperte sul tavolino. È giovane, camicia alla moda dentro pantaloni scuri, capelli ordinati e chiari. Non fuma, o almeno non in macchina, si scusa a più riprese del malinteso con la zia.
– A volte abbiamo qualche problema di comunicazione, non riesco a capire che cosa vuole.
Lorenzo è seduto di fronte al ragazzo e ha appena finito di mangiare un cornetto. Lo guarda con uno sguardo strano, troppo fermo.
Il viso è magro, occhi infossati e capelli sottili pettinati all’indietro.
Non si vergogna della stempiatura e non cerca di coprirla con giochi di prestigio. I capelli sono pochi, chiari come il vestito che indossa. La cravatta tradisce un lavoro da impiegato di medio livello, un manager non ha certo bisogno di pubblicare annunci a caccia di compagni di viaggio.
– Lavori qui in zona Fabio?
– Sì sì qua vicino, lavoro in un call center.
– Hai un contratto di pochi mesi allora?
– No, no, io ho un contratto a tre anni, l’azienda ha creduto in me – prova a sdrammatizzare.
Sul tavolo le riviste d’equitazione in bella mostra e dietro le spalline chiare della giacca, fra la quinta di un orecchio e il sostegno del gazebo, il traffico s’infittisce a vista d’occhio. È quasi ora di punta.
– È un appassionato di cavalli vedo, anche mio zio, ha un piccolo maneggio.
– Davvero, Dove? – Lorenzo si rianima improvvisamente.
– Lui vive nelle Marche, quando ero piccolo ci andavamo spesso e mi ha portato a cavallo, a fare delle passeggiate.
– E lo vedi spesso anche ora? Avrei bisogno di alcuni consigli.
– No mi dispiace, in realtà no, però siamo in buoni rapporti se vuole posso chiedere.
Lorenzo guarda il viso del ragazzo, un lungo naso e orecchie leggermente a sventola. In primo piano sulla copertina di Equitazione 3000 il muso di un’esemplare di cavallo Andaluso. Se potesse scegliere fra i due Lorenzo non avrebbe il minimo dubbio ma quel ragazzo ha uno zio che possiede un maneggio.
– Andiamo allora.

Nel traffico Fabio si innervosisce, suona spesso il clacson. Lorenzo lo guarda di traverso. Ha interrotto un’altra volta il suo ragionamento.
– Come ti dicevo la soluzione migliore per tutti sarebbe comprarsi un cavallo per circolare in città. Le macchine, i carburanti, le tasse e i meccanici. Ormai tutto ha un prezzo folle, senza contare l’inquinamento, lo stress e gli incidenti. Il cavallo invece è un animale magnifico e i costi ormai sono abbordabili. Se non hai pretese particolari con 5-6mila euro lo compri e con un 200 euro al mese lo mantieni. Poi se si potessero costruire dei grandi maneggi sarebbe il massimo, i costi si abbatterebbero.
– Potrebbe essere un’idea perché no, certo non lo so, il cavallo, mi sembra una scelta radicale, non è che lo puoi mettere nel box sotto casa.
– No no, rischi che diventa pazzo, scherzi?
Alle strisce pedonali uno stormo di ragazzini vestiti di grembiuli attraversa veloce la strada, Fabio è costretto a frenare, le ruote pattinano leggermente, firmano l’asfalto.
– Sti ragazzini, non bastano i motorini che escono da tutte le parti, ci mancano solo loro. Le scuole dovrebbero restare chiuse guardi, quando sono in vacanza si cammina una favola, quando tornano a studiare creano solo traffico.
– Sai quanto sarebbe contenta tua zia.
– Mia zia, lasci stare mia zia, vive nel mondo delle favole.
– Beh sicuramente è una persona particolare. – Una nota acida gli spunta nella voce per le lunghe attese e gli appuntamenti disattesi. È facile a posteriori dire che c’è stato un malinteso.
La strada superato il grumo di un incrocio si sblocca per qualche centinaio di metri. Sulla destra le cancellate di un parco pubblico con grandi alberi, a quell’ora semi deserto.
Lorenzo guarda fuori, il naso sfiora il vetro del finestrino, si lascia scappare un gesto di disprezzo, spazientito.
– Guarda, noi qua incastrati e tutto questo spazio inutilizzato. Altro che garage, ecco dove potremmo mettere i cavalli, dormono pure in piedi.
Fabio rallenta leggermente guardando stupito Lorenzo.
– Fa sul serio con questa storia dei cavalli.
Fai sul serio, fai sul serio, il ragazzino parla come Laura. Il cavallo è il futuro e non per quelle stupidate new age della decrescita felice.
Che vuol dire decrescita? Mica puoi prendere una pianta e farla decrescere, al massimo puoi potarla ma devi farlo nella stagione giusta, altrimenti la linfa cola all’esterno e il gelo stronca la pianta.
Lorenzo si tocca nervosamente le mani, l’anello non gira, non riesce a toglierlo dalle dita.
– Lei è sposato Lorenzo?
– Praticamente si, convivo da anni. Convivevo ad esser precisi.
Fabio stringe forte il volante, impaurito, deve inventare qualcosa, cambiare discorso prima che la piena travolga la diga. Lorenzo Adami è un uomo in crisi coniugale.
– Quindi i cavalli sono il futuro secondo lei?
– I cavalli? Si i cavalli sono il futuro, ne sono convinto, ho studiato tutti i possibili scenari e sono convinto che sia l’idea giusta.
– Certo che sarebbe strano, pensi il Circo Massimo pieno di cavalli.
– Beh il Circo Massimo magari no, è un monumento.
– Senta, sempre meglio che pieno di freakkettoni che si fanno le canne e pomiciano con i cani.
Lorenzo lo guarda, poi scoppia a ridere appoggiando la testa al vetro della portiera.
– Oddio sì, forse hai ragione, la merda di cavallo si toglie con la pala almeno.
– Mi fanno venire i brividi quelli che girano con la bustina per raccogliere con la mano la merda, cristo santo. Mi scusi forse ho esagerato ma mi fanno davvero venire i brividi, meglio i cavalli.
Lorenzo ha la testa leggera, ride di gusto.
– Dai domani veniamo a cavallo allora, almeno tu mi ascolti.
I due uomini ridono, fasciati dalle lamiere della macchina. All’esterno, tre file di macchine a destra e due a sinistra, il semaforo rosso e poi verde, senza riuscire a muovere mezzo giro di gomma.
Di nuovo rosso.
I motorini e gli scooter scortano i fortunati in prima fila in un guscio rumoroso che cancella ogni percezione esterna. Alle loro spalle, nella fila di macchine, il rumore si fa più cupo e gli automobilisti riescono a guardarsi in faccia, di lato e di spalle, attraverso i vetri chiusi.
Le macchine scodano, scivolano verso l’imbuto dell’incrocio. Fabio prova un cambio di corsia alla sua destra ma viene chiuso. Impreca ancora, ma sulla linea del via è scattato di nuovo semaforo rosso.
La tensione scende per qualche istante.
– Insomma veniamo a cavallo io e lei, le facce della gente, come ci guarderebbero.
Intanto una mandria meccanica attraversa l’incrocio. L’altro semaforo si è aperto come una valvola e i motorini schizzano avanti incrociando le traiettorie. Subito dietro il resto. Automobili, furgoni e un gommone assicurato ad un carrello.
La mandria passa alzando un pulviscolo sottile, controsole.
È il rumore a distrarli, poi il trotto scomposto e nervoso di un cavallo pezzato e il suo cavaliere con tracolla sportiva che tagliano l’incrocio sul filo del giallo.
Attraversa l’incrocio da destra a sinistra scuotendo la testa e gli occhi coperti. Avanza a scatti, sbanda leggermente verso il centro strada, si imbarca e sterza prima di sparire dietro l’angolo di un ferramenta.
Lorenzo conta i passi sull’asfalto, stringe forte la portiera.
– Maledizione, lo sapevo, lo sapevo.

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One Response to Cavallo – parte seconda

  1. Federica says:

    Carino, ma consiglio di aggiornare le fonti.
    Se non hai troppe pretese, oggi un cavallo te lo regalano; per 1500 euro ti porti a casa un buon cavallo. E, se lo tieni nel giardino di casa, con 100 euro al mese lo mantieni, anche bello grasso. E ti concima anche il terreno.
    In effetti, è ecologico, e non ha bisogno nemmeno di bollo e assicurazione.
    E, per alcune professioni (Robin Hood, ad esempio), è assolutamente insostituibile.

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