Il futuro che non c’era

32425_391153657633421_746322832_nIl futuro che non c’era. Storie di donne e di vite negate.
A cura di Alessandro Greco. Prefazione di Chiara Simonelli
Edizioni Psiconline

Vanessa Scialfa, Melania Rea, Yara Gambirasio, Sarah Scazzi, Elisa Claps, Meredith Kercher, Simonetta Cesaroni, Carmela Petrucci.

Otto donne. Otto vite spezzate, quasi certamente, per mano di uomini.
Otto uomini, dunque, raccontano in questo volume le vite di queste donne narrando il loro “futuro che non c’era”.

GLI AUTORI:
Otto scrittori che hanno deciso di intingere la loro penna nella speranza e nel futuro in funzione di un progetto dove la vita e non la morte diventa la vera protagonista:
Sergio Aquino, Massimo Bisotti, Alberto Gherardi, Alessandro Greco, Andrea Malabaila, Carmine Monaco, Alessandro Pietrogiacomi, Paolo Zardi.

Quello che segue è un estratto del racconto di Alex Pietrogiacomi, intitolato Sulla soglia, ispirato alla tragica vicenda di Vanessa Scialfa.

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Quanto respiro serve a una persona per vivere?
Certe volte me lo domando. Certe volte credo che ognuno ne abbia una quantità sua, un certo numero di colpi da sparare al giorno, chi più chi meno. E non capisco perché ci possa essere questa distinzione … forse perché qualcuno può vivere in apnea e altri no; forse perché se uno è grosso può tenersene di più dentro – come un magazzino – e andare avanti per parecchio più tempo di chi invece è più piccolino e ha maggior bisogno di aria; forse perché alcuni scelgono di non voler respirare più e si mettono in testa il sacchetto di plastica dei loro pensieri, stando attenti a sigillare bene la base del collo e non se ne importano proprio di quanto hanno consumato o potrebbero consumare.
Quanto respiro serve a una persona per vivere?
Non lo so e non so che me lo domando a fare.
Io non so come funzionano le cose, come va il mondo o meglio, so come va il Mondo. Il mio Mondo. Quello che ho scelto. Quello che abito, spoglio, rivesto, nutro, disseto, mangio e vomito ogni giorno.
Il Mondo è un po’ matto e certe volte troppo prepotente.
Pensa di essere intoccabile, di essere al di sopra di tutto, anche della vita che si esprime con quel movimento del nostro petto, quel movimento che ci rende tutti uguali, tutti fi gli di uno stesso cielo.
E Lui però smette (e fa smettere):
Di essere.
Di pensare.
Di fare boccate.
Di vivere.
Comincia a morire con il sorriso di chi la sa lunga, di chi ha raggiunto uno stato superiore agli altri, dominandoli con uno sguardo carico di pretese, di ordini gridati, di ordini imposti, di ordini che una volta eseguiti richiedono altri ordini da eseguire, una catena che non si rompe. Che non si interrompe.
Eppure il Mondo non muore. Non cede di un passo. Sempre presente. Semmai sono gli altri che cadono attorno a lui.

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