I capolavori ritrovati della poesia – Arno Veerhof

capolavori ritrovatiUn’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

FORSE SEI L’AMORE (Arno Veerhof, Kimberley 1880 – Durban 1943)

Forse/Sei l’amore

La poesia è dappertutto.
Come l’orgasmo multiplo non va cercata con inutile affanno, iperboliche posizioni e fastidiosi sh’kamizzi. Sarà Lei a trovarci, per caso o per finzione. È negli specchi, nei parchi assolati durante le domeniche annoiate, nel “dai e dai” delle puttane. E anche nei palazzi della finanza. Però dalla Finanza noi siamo tagliati fuori, e così è della Guardia di Finanza che stiamo parlando. Insomma di finanzieri con la effe e la zeta minuscole. Ma per loro l’operazione “Agonia” è stata semplicemente una missione da mettere all’occhiello e si sono accontentati di scoprire che anche la Perugina è la solita matrioska e che una parte rilevante dei guadagni derivanti dal reparto “Baci” sono sempre stati versati in favore di una società off shore, la Up-Art-Aid inc ®, che fa a capo a un italiano, manco a dirlo cantante.
A noi no, non è bastato. I viaggi veri non hanno una tappa sola.
Perché [PAUSA+RESPIRO] forse non sarà una gran notizia sapere che nel 1918 mentre la lontana Europa era ancora in fiamme il gentiluomo afrikaans Arno Veerhof proprietario di mezza Kimberley e della più grande miniera di diamanti del Witwatersrand sposato due figlie bionde e boccolute il cuore arso dal desiderio come lo stoppino di un vecchio moschetto e lady Olivia Bloomington nobildonna di stirpe inglese di Durban sposata due figli biondi e boccoluti con il grande e azzurro oceano indiano che accarezzava la città e il cuore annegato come un cacciatore di perle senza più un briciolo di fiato si desiderassero senza tregua [RESPIRO] e forse non alza il livello di interesse nemmeno il fatto che Veerhof per annullare la distanza tra lui e la bramata britannica si fosse inventato una strana procedura vergava a mano con grafia compiaciuta brevi frasi d’amore semplici pretesti per sortite nell’impudico e nello scabroso su foglietti di carta con cui avvolgeva con altero orgoglio nazionalista cioccolatini boeri per poi inviarli all’aspirante adultera utilizzando il fedele e disprezzato giovin maggiordomo zulu Julius Limbani cui non veniva mai risparmiato per profondo spirito razzista e altrettanto intima cattiveria una pesante pedata nel sedere ogni volta che il servo si voltava per fare il primo passo verso Durban ed eseguire l’incombenza affidatagli [RESPIRO PROFONDO] questi sono fatti semplici fatti desunti da verbali fortunosamente letti che non bastano a cogliere l’intimo nesso che esiste tra uomo e poesia come non basta ancora a farne una storia memorabile la decisione di Julius che spinse per amore di rivendicazione vendetta e goliardia a non effettuare l’ultima consegna quella del boero di finissimo cioccolato accartocciato nel messaggio “mi chiama a Durban il tuo sorriso/forse sei l’amore” con cui il vile magnate diamantifero per la prima volta parlava solo di puri sentimenti a lady Bloomington e lasciava intravedere un futuro insieme no Julius ne mandava un altro tramite suo fratello gemello Joseph aspirante suicida con la frase “da Durban mi allontana il tuo pensiero/forse non mi piaci più così tanto” istigando sempre in tema di suicidi il volo dalla scogliera che avrebbe fermato per sempre il cuore della nobildonna che già aveva parzialmente smesso di battere alla lettura del messaggio apocrifo ma non può poi certo paragonarsi al viaggio di rincorsa del Pequod verso l’ignoto e la bianca balena quello del fuggiasco Julius Limbani insieme alla fidanzata Rosetta Masilela su un cargo rhodesiano destinato verso un nord che sapeva d’ignoto per sbarcare dopo tre mesi nell’opposto emisfero in un’Italia che come loro attendeva di essere ancora comandata ma a condizioni diverse tra la casa di Fano e quella di Roma di Federico Seneca il pubblicitario il genio cubista della reclame il direttore artistico della Perugina che li accoglieva con umanità e altrettanto insopportabile paternalismo coloniale a servire la sua bella famiglia con l’idea che un maggiordomo e una cuoca africani in tempi di ascari e abissini e faccette nere dagli occhi bianchissimi d’avorio prossime a venire di cui già si intravedevano i segnali su rotocalchi e cronache esotiche pseudosalgariane fosse un must un pezzo di design a casa di un designer [RESPIRO ANCORA] e siamo ancora all’inaspettato ma non allo stupefacente non ci meravigliamo più davanti a nulla o quasi se scopriamo che due come Julius e Rosetta la forza la trovano per riprendersi la vita indietro e rovesciare il mappamondo dall’alto al basso sposarsi vendere alla Perugina e al dottor Seneca l’idea del boero incartato in una frase d’amore pretendere che da boero il cioccolatino cambi forma e nome per cancellare il ricordo del tiranno sudafricano innamorato creare con insospettata autoironia una società che ne controllasse la vendita e i ricavi e darle il nome di Up-Art-Aid una beffa a loro stessi a lui a tutto lo schifoso mondo e ritirarsi a vita privata [CORAGGIO] e ancora non troviamo che sia la fine del mondo che il direttore artistico della Perugina abbia licenziato il primo Bacio con un verso tratto da quella miniera che si rivelava il dolciume boero trafugato da Limbani portato in Italia lasciando un semplice e anonimo “forse/sei l’amore”  tenendosi il resto della frase cioè il sorriso e Durban per un altra pubblicità di successo prendendosi tutto il merito davanti al mondo gettando nell’oblio un innamorato razzista a Kimberley e uno zulu con un miliardo in tasca eppure sradicato e in fuga.

Ma se proviamo a immaginarci Julius Limbani e sua moglie
sereni e ancora innamorati
all’ultima tappa o quasi
in un attico a Centocelle vista parco archeologico
senza aver mai ascoltato la voce di un figlio in casa
che prima di andarsene lasciano tutto quello che hanno
la società i ricordi il dolore le redenzione la carta stagnola del primo Bacio con la prima frase quel “Forse sei l’amore”,
al figlio di Silvia la sarta
a quel ragazzo vestito sempre di nero dall’imprevedibile futuro
che canta canzoni tristemente tristi che tutti i ragazzi del quartiere chiamano Agonia
per cui Julius usò alla fine di tutto le parole “forse/l’erede perfetto”
beh questo cambia tutto.

O no?

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5 Responses to I capolavori ritrovati della poesia – Arno Veerhof

  1. Nata Libera says:

    comunqueetunonsipuosentire

  2. matteoplatone says:

    appostalochiamavanoagonia

  3. Crystal says:

    ExtrasistoleAssicurata.

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