Cinquantadue. O cinquantatré – #gunstreet

52.53di Domenico Caringella

C’è un solo modo per nascere. E mille per morire.
È un antico detto, un antico detto cinese del cazzo.
Non è vero, è mio, l’ho inventato adesso. Però mi suonava bene. Di solito bluffo. Va bene, va male.
Dipende.
Ok. Ci sono mille diversi modi per morire.
E poi c’è il mio.
Diamanti di mezzo. Falsi. Quelli rifilati a “Gaza” Assan, un palestinese atipico che accumula beni, colleziona fighe e si lucida gli occhi guardando pietre preziose. E che paga una squadra di giannizzeri senza misericordia e senza dio che lo aiutano a mantenere alto il profilo. Gli stessi che due sere fa guidavano senza eleganza due elegantissime Cadillac sulla 101, direzione sud, il Pacifico a destra, immobile, e io che volavo davanti a loro a cinquantadue secondi esatti di distanza (quando già a scuola mi davano del calcolatore non sapevano quanto fosse vero).
Ne sono bastati venticinque per caricare l’autostoppista con la faccia che non piaceva nemmeno a sua madre, due per un sorriso, due per tirare fuori dalla manica la derringer manco fosse il quinto asso e sparare, altri ventitré (o ventiquattro, non sono sicuro) per andare a fuoco con la macchina e sparire da questo fottuto mondo.
Così sono morto io.
Diciamo.
A proposito, tre cose:
bello il Messico
e la grana
e non fate autostop mi raccomando.

 

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