Mille e non bastano

E fanno mille; ché poi avrei voluto scriverci un racconto, perché mi sembrava la cosa più appropriata. Un racconto che parlava di me e di Liguori che andavamo a svegliare Piccolino di domenica mattina, e lui che s’incazzava perché era stanco per il lavoro, non come noi che continuavamo a farci le pippette coi libri. Un racconto che poi si andava insieme in cerca di Zabaglio che non rispondeva al cellulare e non lo trovavamo a casa, e Liguori che s’incazzava perché dovevamo preparare comunicati stampa e volantini per l’indomani, l’indomani che facevano mille come la famosa spedizione capitanata da Garibaldi. Volevo scrivere questo racconto su noi quattro che avremmo celebrato questa cosa in pompa magna, anche se non c’abbiamo mai guadagnato un euro, e la cosa bella sarebbe stata proprio questa: celebrare questo baco che abbiamo in testa e che continua ad alimentare questa passione a perdere che ci porteremo dietro sempre.

Poi il racconto non l’ho più scritto, perché vedete, per scrivere un racconto ci vuole tempo, concentrazione, nessun pensiero di lavoro o soldi da mettere da parte in testa, e più qua si avanti con l’età e più tutte queste cose invece aumentano, e tolgono lo spazio alla fantasia e al tempo necessario affinché quella fantasia prenda forma. Voglio dire: son più di quattro anni che organizziamo letture e gestiamo questo blog, e voi non lo crederete ma dietro c’è un sacco di lavoro, di crisi e di ripensamenti, e ce n’è voluta prima che i lettori cominciassero a darci credibilità, e poi anche gli addetti ai lavori, ma non è perché oggi siamo più conosciuti che ci guadagnamo qualcosa. Io l’unica cosa che ho capito è che facciamo un po’ come i ciclisti, che in squadra tirano un po’ per uno per arrivare in fondo alla tappa, e infatti in tutto questo tempo ne è passata tanta di gente da queste parti, e non ultimo il Pascoletti, che se non arrivava anche lui a tirare un po’ la carretta mica lo so la fine che facevamo. Però se penso ai Mille mi sembra naturale che Garibaldi da solo non avrebbe fatto niente, perciò, più che star qua ad autocelebrarci, a raccontare di noi, penso che sarebbe bello celebrare voi, e chiedervi di salire sulla carretta sempre più numerosi, anche se da queste parti sembra che non si debba vincere mai niente.

Allora mi chiedo se non avrei dovuto scrivere invece un racconto su noi che si vince mille euro al Superenalotto, ché magari a voi sarebbe sembrata una cosa più sensata, una cosa per cui avrebbe valso la pena spendersi tanto. O magari un racconto su noi che avevamo mille colpi e li abbiamo sparati tutti a vuoto, perché questi anni ci è sembrato di attraversarli circondati da una gran nebbia, e non si vedeva niente ma si sentivano un sacco di inutili promesse, che anche quelle sono cadute tutte nel vuoto. Ecco, questo sarebbe stato un bel racconto, anche se la metafora delle parole che sono come i proiettili mi sembra ormai un po’ troppo abusata.

La verità è che mille non ci sono bastati, e chissà quanti altri ancora ce ne vorranno prima di arrivare dove vogliamo, prima che questa nebbia si diradi e ci faccia capire dov’è che siamo arrivati.

La verità è che oggi son soltanto mille.

Simone Ghelli

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4 Responses to Mille e non bastano

  1. 1000 e 1 di questi post, e che Piccolino torni in fretta alla poesia!

  2. danielarindi says:

    un augurio per altri mille…:)

  3. srmzgts says:

    auguri ^____^

  4. scrittoriprecari says:

    grazie a voi! 😉

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