Confessioni qualunque – 16

#16 – Maria Ernestina

di Linda Caglioni

Che resti tra noi.

Ecco, è successo ancora… che poi, va beh, ce l’avevo anche detto io alla Serafina che non cambiava niente: c’ho mandato due lettere al Pezzotta, l’estate l’altra, in luglio, ma non sono mica bastate. Eh no.

Ancora mi sono trovata quei volantini pubblicitari che penzolavano fuori dalla mia buchetta della posta. Tanto, dico io, si sa come va a finire. Che con queste piogge estive-autunnali poi cosa succede? Che quei giornaletti si bagnano su tutti, si afflosciano e si sgretolano per terra. Ma io dico, se c’è anche scritto di non mettere la pubblicità, perché questi stranieri qui la mettono uguale? Ok che sono magrebini-filippini, e l’italiano loro mica lo sanno, povere anime. Però, la pazienza ha un suo limite e quando poi io mi arrabbio, mi arrabbio. E dopo a chi è che tocca pulire? A me ovviamente, ché tanto la Maria Ernestina è buona e brava, pulisce lei. Ché quando servi sei buona e brava, quando non c’è più bisogno sei ‘la vecchiaccia’. Così mi dicono, quei ragazzetti che un po’ di sere a settimana vengono al parchetto che c’è qua, sotto le finestre del nostro palazzo. Ma io non lo so, stanno anche 5 ore di fila seduti sulle panchine a fumare e a strillare come dei disperati. Non ci pensano mica alla gente che vuole riposare, loro il rispetto non sanno mica che cos’è, è una parola straniera per loro, però scommetto che quel casino a casa loro non lo fanno. C’avranno 16, 17 anni. Ma io mi dico, quei genitori lì lo sanno che i loro figli si buttano via già così presto? Qualcuno dovrà anche darglielo il denaro per comperarle ’ste benedette sigarette, io dico. E poi guai, se per caso ti vedono che magari dai un’occhiata fuori dalla tenda: iniziano a dirti che sei una ‘vecchiaccia guardona’, di andare a dormire. Ma pensa te se una non è neanche più libera di guardare dove c’ha voglia lei. Ah, ma ce l’ho detto io al don Fausto, l’altro giorno che sono andata a portare all’oratorio le iscrizioni della gara dei presepi – che quest’anno sono state belle tante –, ce l’ho detto io di guardarci un po’ di più ai ragazzi della parrocchia, di organizzare un qualche gioco della gioventù, magari una caccia al tesoro in giro per le strade del paese, come fa il don Riccardo, giù a Molino, ché i giovani d’oggi, con tutta questa tecnologia si annoiano e incominciano a drogarsi perché non hanno altro da fare, perdono il senso delle cose belle, ma lui dice che non sono suoi ragazzi, che i suoi ragazzi non fumano. Allora poi ce l’ho detto al Comune, al Pezzotta: una sera poi manda qualche pattuglia a controllare, ha detto. Ora c’è da aspettare, mica posso fare niente io, ché quei teppistelli lì, se provi a dirgli qualcosa per il loro bene, ti vedono che sei un po’ vecchietta e sono anche capaci di entrarti in casa e di ammazzarti, lo so io, con tutto quello che si sente alla televisione.

Ah, quel che c’è da dire, bisogna dirlo: il Pezzotta è un sindaco che il suo mestiere lo sa fare, ma prima che fa qualcosa ci vuole sempre un bel 2, 3 mesetti, su per giù. Come quando c’era un delinquentaccio che s’era messo a rubare i fiori nei cimiteri; allora – com’era la faccenda? – che tu andavi dall’Annalisa, la fiorista che c’è lì vicino al bar del Gigino, andavi lì a comperare i tuoi bei fiori da portarci ai tuoi cari e quando tornavi il giorno dopo, basta, spariti, era come se si erano volatilizzati nel vento. Lo so anche io che l’importante è pregare per quella persona e che i fiori sono una cosa materiale, non servono, però, voglio dire, io lo pago anche più di 4 euro un bel vasetto di ciclamini, adesso, va bene tutto però poi vado apposta dall’Annalisa perché so che c’ha quelli belli, se non mi interessava, andavo dalla Giuditta che è dietro casa mia – faccio anche meno fatica ché dovrei riposare, ora che il Riva mi ha detto di non andare tanto in bicicletta ché ho la schiena delicata – ma non ce li ha mica i ciclamini così belli, la Giuditta.

Insomma, siamo rimasti in ballo un bel 2 o 3 mesi prima che il Comune ha deciso di piantar su le telecamere per scoprire chi era. All’inizio pensavamo che poteva anche essere qualche badante straniera, sapete, non so io, ma adesso non è che uno si permette di… però insomma, vai a sapere te che magari, per arrotondare un po’… cioè, poteva anche essere che ’ste badanti dell’est avevano in ballo – chi lo sa, si fa solo come ipotesi eh! – un qualche traffico losco di fiori… che sono fiori belli eh, i miei ciclamini, mica ci metto lì quelli brutti! Sapete com’è, essendo che sono donne forestiere, si sa che magari – nessuno dice che sono cattive né, ci mancherebbe solo quello, però – sono, come dire, un po’ più tagliate, alcune poi sono anche costrette a far quelle brutte cose lì, a rubare fiori o anche proprio soldi, quindi, ’nsomma, per farla breve, pensavamo che era la Lioska, la badante dell’Erminia, perché c’ha sempre questo viso pallido, sciupato e sempre due occhiaie nere come il carbone sotto quegli occhi che ti vien da pensare… ma cosa combina questa qui la notte?! Poi sta sempre un po’ sulle sue, non è proprio di molte parole; oh, dopo non è che uno giudica da quante parole una persona tira fuori dalla bocca, perché lì è questione di carattere – uno può anche essere che è timido eh! –, però, una sera l’avevamo chiamata alla festa d’inaugurazione del nuovo spazio anziani, l’avevamo organizzata noi del volontariato, ci si divertiva, avevamo invitato anche i missionari che parlavano del loro lavoro in Africa – una cosa interessante eh! – poi c’era il buffet con qualche bevanda alcolica anche, i pasticcini e tanta gente del paese. Ecco, non ci è mica venuta alla fine, nonostante che gliel’avevamo detto più volte, noi signore del volontariato; per quello a me suonava un po’ strana la cosa, mi puzzava un po’, diciamo, che poi io in queste cose c’ho sempre un certo senso, le intuisco, dovevo fare il detective, lo so. Invece poi il Pezzotta ha fatto mettere su le telecamere moderne, quelle di adesso riprendono tutto, e alla fine abbiamo scoperto che a rubare ’sti benedetti fiori era il Tullio, il ragazzo, quello con i problemi alla testa, un po’ acust… autistico, poverino. Mi sa a me che uscito sano dalla pancia di quella buon’anima di sua madre, la Susanna, quella che c’aveva la bottega degli alimentari, poi il padre aveva un po’ il vizietto dell’alcol e si vede che l’ha picchiato tanto quando era piccolo ed è diventato un po’… ‘mongolo’, diciamo. Comunque, cosa succedeva, che il pomeriggio c’aveva l’incontro con gli altri ragazzi anche loro così come lui, in cooperativa, faceva tranquillo tranquillo i suoi lavoretti, con la carta o con le perline, a scelta; e poi quando veniva l’ora di ritornare a casa si fermava sempre al cimitero di nascosto e rubava i fiori, ma mica per portarseli via eh! Praticamente, cosa faceva, quei fiori lì lui li prendeva su e andava a metterli davanti alle lapidi che non c’avevano i fiori.
Eh, lui non capisce tanto poverino, non è mica colpa sua, povera bestia del Signore. Ma comunque è una bravissima persona lo stesso, ha anche lui la sua sensibilità e le sue emozioni come tutti eh, anzi, tante volte sono meglio le persone così come lui che certa gente normale.
Comunque, come è andata a finire, che adesso c’è il Gabry, l’educatore, che lo accompagna per controllare che non lo fa più; lui poi piange, perché insiste a dire che se il Signore tratta tutti allo stesso modo, allora anche in Terra noi dobbiamo fare così, dare i fiori belli anche ai morti che non conosciamo. Eh, poverino anche lui, non capisce tanto, ha il cervello un po’ scemo. Insomma, menomale che quella volta lì è finita bene e ci abbiamo anche riso sopra.

 Però, adesso, non si può mai stare un attimo tranquilli eh, c’è sempre qualche affare da sistemare e prima c’è da raccogliere le iscrizioni per la Crociera degli anziani per l’ultimo dell’anno – che mai una volta che pagano in anticipo – poi c’è da trovare le donne volontarie che puliscono su il salone delle feste in oratorio – che tra 2 settimane c’è la castagnata –; e come se non ero abbastanza piena c’è anche questa storia della pubblicità, che ogni volta che torno da messa me la ritrovo nella buchetta. Incomincio proprio a perdere la pazienza, ché io sono buona e tutto ma quando poi mi arrabbio, c’è da avere paura. Se poi decido di non pulire più i pezzetti di carta che rimangono per terra, chi pulisce? Nessuno, ci scommetto la pellaccia.
Ma cosa pretendo poi, c’è la giappo-cinesina su al terzo piano, la Kazuni, o Kazuna forse – non mi ricordo mica bene io – che, poverina, non saprà neanche cosa vuole dire pulire: là dove è nata lei mica ci puliscono per terra, non hanno mica l’usanza i giapponesi-cinesi, eh no. Ha sempre gli occhi semichiusi, che sono i loro occhi caratteristici di quella specie lì, non ci vedrà nemmeno tanto bene, poveretta.
Che poi, dico io, ma come fai a dare a una bambina il nome Kazuna, Madre Vergine, l’avranno presa in giro mica da ridere a scuola. Mi sa anche che c’ha dei problemi finanziari, ha tre figli e il padre non l’ho ancora visto in 4 mesi che abitano qui. L’altro giorno mi ha citofonato, mi ha chiesto un po’ di sale, poverina, si vede che il marito non ce li dà i soldi per comperare le cose: allora io, invece di darglielo – che poi tra una settimana c’aveva lo stesso problema – c’ho detto che una volta a settimana io, la Serafina e le altre del volontariato, ci mettiamo fuori dal supermercato a raccogliere i sacchetti di beni alimentari che la gente vuole donare alle persone bisognose; c’ho detto che un sacchetto poi lo diamo anche a lei. Ma mi sa a me che non ha capito, se n’è andata e da lì, bon, sparita! Si vede che non capisce bene l’italiano, povera anima.

Ci sarebbe anche il Federico, per dire tutta la verità, che potrebbe fare le pulizie: abita all’ultimo piano, è tornato a vivere qui da quando sono morti i suoi genitori che saranno ormai 2 annetti. Però, adesso, io non vorrei dire né, ma mi sa a me che è un… è un po’… come si potrebbe dire, un po’ un omosessuale. Ma, cioè, non c’è mica niente di male eh, ormai dobbiamo accettare queste cose qui, mica c’è da stupirsi. Lui non l’ha mai detto esplicitamente, va in giro in pantaloni e tutto eh, non è uno di quei ghei che si mettono il rossetto e la gonna, però ha sempre un sacco di ragazzi a casa sua fino a notte tarda, anche 3 o 4 tutti insieme. Ogni tanto rimangono addirittura anche a dormire su da lui, che se scendo alle 9 per portare il mio bell’Argo a fare i suoi bisogni mi capita di incrociarli per le scale. Che poi, per carità, sono educati e tutto, mi salutano sempre, sono persone normali, come tutte, solo che hanno un po’, diciamo, questo difetto che vanno tra di loro. Ma io lo sapevo già anche quando il Federico era un po’ più piccolo che non era, diciamo, uomo al 100%, perché si era fatto quei buchi nelle orecchie, quelli che si fanno le ragazze. Mi sa che è andato via perché suo papà non poteva accettare la cosa; eh, mica tutti sono aperti di mente.

Adesso, comunque, pulisco l’ultima volta poi non me ne frega niente, aspetto che fa qualcosa il Pezzotta. Certo che, a volte, che son lì che guardo dalla finestra mi vien da pensare: come facevo se quella santa donna di mia madre era ancora viva? Poveretta, è morta di quella malattia lì, l’Alzheimer, che c’aveva sì e no 80 anni e quindi avevo il mio bel da fare! E portala in ospedale e vai a sentire i dottori e stacci dietro con le medicine, cioè, un bell’impegno! Che dopo una lo fa perché, si sa, la mamma rimane sempre la mamma. Però, di quella vipera di mia sorella neanche l’ombra, mica mi aiutava eh, anzi se ci dicevi di aiutarti ti rispondeva che aveva già abbastanza da fare con i suoi figli e con suo marito. Ma pensa te, come se io invece ero lì a rigirarmi su i pollici no? Cioè, ma il volontariato mica è una cosa da ridere, c’hai sempre in ballo qualche scadenza da rispettare o qualche chiamata da fare eh! Ah, ma io una così mica la considero più una di famiglia, non so neanche perché ci è venuta al funerale, una presa in giro proprio.

 Che resti tra noi, io tante volte non c’ho neanche un minuto libero per me. Dei pomeriggi penso che c’avrei voglia di prendermi un giorno anche solo per andare, non so, a fare un po’ di sciopping, così, senza esagerare eh, ché di questi tempi si sa che la pensione è quella che è. Poi non ci vado, mica che poi il mio bell’Argo pensa che è rimasto solo.

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