Oregon Suite

di Domenico Caringella

Colonna sonora

Jack si alzò, si sfilò la camicia da notte, aprì la finestra, e nudo controllò se finalmente il cielo avesse solo il suo occhio aperto al centro senza altro intorno.
Lasciò la finestra spalancata, così a svegliare suo fratello, che dormiva nel letto di fianco al suo, ci avrebbe pensato l’aria fredda di quell’alba senza nuvole.
Dalla cassapanca prese la corda e stando attento a non far piangere le assi del pavimento del corridoio, raggiunse la stanza di sua madre. La porta era aperta. Entrò e mise in pratica l’unica cosa ragguardevole che suo padre era riuscito a insegnargli prima di andarsene via senza salutare, tre anni prima.
Quello con cui Jack legò la donna ancora addormentata alla testiera di ferro battuto, era un nodo triplo, quello che suo padre ridendo e stringendo forte chiamava “nodo Sullivan”; non succedeva mai di vederlo così, così per Jack era quello il sorriso di suo padre.
– Se vuoi legare un cavallo va bene questo – gli aveva detto la prima volta mentre assicurava Rocky alla staccionata.
– Se invece fai questo – e mentre parlava intrecciava le briglie secondo una sequenza che Jack nei giorni successivi avrebbe ripetuto da solo mille volte – puoi permetterti di legare pure un pezzo d’uomo come me, e anche per una mano sola. Non ce la farebbe a sciogliersi con quella libera.
Svegliandosi, sua madre non urlò e non disse niente. Si limitò a guardare incredula lui e la corda.
– Che fai? – chiese la voce di James dietro di lui
– Un gioco.
– Perché sei nudo? – gli chiese ancora suo fratello, che si era avvicinato e adesso guardava il nodo.
Senza rispondere, Jack aprì il cassetto del comodino accanto al letto e prese la chiave appesa alla croce di legno.
Fu a quel punto che la donna iniziò a gridargli contro. Jack uscì dalla stanza senza preoccuparsi che la madre potesse slegarsi. Certo non l’avrebbe aiutata James.
Con la chiave aprì la camera di sua sorella. Dal giorno in cui l’epidemia di morbillo del ’39 se l’era portata via, nulla era cambiato. Tutto si trovava nello stesso modo. nella stessa disposizione. Dal piccolo armadio di rovere Jack scelse un vestitino azzurro, il preferito di Becky, e lo indossò.
“Mi va a pennello” pensò, toccandosi le maniche e osservando la sua immagine riflessa dai vetri della finestra.
Quando tornò da sua madre, la trovò in lacrime, che disperatamente cercava di risolvere un nodo Sullivan perfetto. James che assisteva come un semplice spettatore a quei vani tentativi di liberazione, vedendolo così conciato scoppiò a ridere.
Jack, intanto aveva scostato le tende per fare entrare il sole e si era messo in mezzo alla stanza, davanti a sua madre.
– Ti piaccio così mamma? Sei contenta mamma? – le disse dolcemente.
Sua madre non rispose.
Jack,con Jimmy che rideva ancora e la luce che illuminava tutto, pensò che con quel vestito addosso era la prima volta che si sentiva l’uomo di casa Sullivan.

Boys on sacks of wool, Malheur County, Oregon, 1941; Russell Lee

Boys on sacks of wool, Malheur County, Oregon, 1941; Russell Lee

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