Torta di mele meccanica (A Clockwork American Pie)

di Andrea Frau

Ogni notte, ragazzi e ragazze sulla trentina entrano nei supermarket e nei negozi d’abbigliamento per praticare, tra la carne surgelata e tra i manichini, la loro porno-ginnastica.
I vigilantes si fanno comprare facilmente: basta lasciarli filmare. Poi i video se li rivendono. Nel sito della nuova RAI-tube la categoria “sex in the market” è la più visitata.
È notte fonda. Le statue nude dormono nelle teche, la merce negli altari, assonnata come se fosse in pausa, osserva i partecipanti mentre viene onorata e consacrata dal loro sesso. La porno-ginnastica è ripetitiva e meccanica anche se ogni tanto il buffering si blocca. I corpi stanno in pausa come se stessero riflettendo, come se avessero dimenticato la battuta o non sapessero più che fare. In quei casi il vigilantes li colpisce con la torcia o li elettrizza con il taser e loro riprendono come niente il loro niente.
Vanno avanti tutta la notte come una catena di montaggio, ogni sentimento o pensiero umano scivola via dai corpi lubrificati pieni di grasso.
Gli uomini si muovono con il ritmo di un metronomo, si cronometrano, bevono bibite energizzanti, trangugiano barrette e si guardano allo specchio compiaciuti delle loro prestazioni senza mai fermarsi, il loro personal trainer immaginario li incita, qualcuno dal pubblico li rinfresca con secchiate d’acqua come si fa con i ciclisti, le donne instancabili sono lì a volerne sempre di più, partecipano attivamente anche se ogni tanto guardano sul telefono video-tutorial su cosmetici freschi fatti a mano; se ne stanno sequestrate sotto una gabbia di carne tonica e abbronzata, potrebbero sembrare in preda alla sindrome di Stoccolma in realtà sono consapevoli, come se una Federica Sciarelli bambina cadesse dentro un pozzo con microfono e telecamera e conducesse uno speciale non stop da lì. Le coppie sono numeri binari, uno e zero, in condivisione peer to peer; dopo ogni amplesso si scambiano di posto come al gioco delle sedie. Lo sguardo dei partner non si incrocia mai ma la cosa spaventosa è che non sudano. Gli orgasmi sono sempre sincronizzati. Sempre.

Un investigatore privato è stato assoldato da una catena di supermarket per far luce sulle effrazioni notturne. Il detective ha abbandonato da tempo il gioco del sesso per manifesta inadeguatezza. Quella pratica umida, sudaticcia, quell’interazione tra fluidi corporei e convenevoli di circostanza, quell’accozzaglia di ansie da prestazione, è una cosa che semplicemente non fa per lui. Almeno così è solito ripetersi. E poi il grado di intimità che potrebbe instaurare con la malcapitata lo fa rabbrividire. Ogni volta che si è trovato in situazioni favorevoli si è sentito osservato, come se ci fosse un pubblico ad assistere: amici, parenti ed ex ragazze ghignanti, tutte lì, al momento della sconfitta a dire “lo sapevo!”.
Si era specializzato nelle scuse post disastro. Le scuse alla Fukushima, le definiva, perché si era ispirato al discorso del responsabile della centrale giapponese dopo la catastrofe. Il nostro sbirro privato non era neppure un frustrato o un violento, semplicemente ci aveva rinunciato. Un altro martire della società fast food con una corona di scuse e preservativi mai usati aveva appeso il pene al chiodo.

L’investigatore era sempre stato in anticipo coi tempi. Negli anni ottanta era l’unico italiano che ascoltasse rap, leggesse Tolkien e criticasse l’eccessiva spesa pubblica paventando i rischi del debito pubblico, negli anni novanta divorava b-movie italiani prima della rivalutazione tarantiniana, intuì la crisi mistica di Lindo Ferretti, Tangentopoli, lo scioglimento dei Litfiba, il colpo di scena di Fight Club, predisse i film di Moretti che prevedevano la rinuncia del Papa e la condanna di Berlusconi, poi arrivarono gli anni duemila e semplicemente si fermò. Per lui era diventata una dannazione vivere. Ogni volta che conosceva una ragazza interessante sapeva in anticipo come sarebbe finita. Lui non ce l’avrebbe fatta ad amarla e lei lo avrebbe lasciato per il suo professore di semiotica. Disincantato come un vero detective deve essere e come un uomo non può sostenere.
Cercavano di presentargli una e lui diceva: “So già tutto sulle relazioni, spoiler alert: alla fine si eiacula”.

Il nostro impaziente segugio mise insieme qualche strana soffiata e una notte si intrufolò nel supermarket sotto casa con la sua segretaria. Bastò allungare cento euro alla guardia ed entrarono. Questo personaggio femminile non è importante e non sarà neanche descritto. In tanti anni di lavoro insieme il detective non aveva mai fatto caso ai suoi capelli biondi e lunghi, i suoi occhi dal taglio orientale, la sua timidezza cronica e il macabro senso dell’umorismo. “Un momento!” le disse. “Signorina Costanza, ho appena notato le sue caratteristiche! Lei è bellissima!”. Lei si slegò i capelli, si tolse gli occhiali al ralenti, ma quella era la realtà e non una commediola americana, perciò restò uguale, cioè, carina, un tipo, ma nulla di che. Però a lui pareva bellissima. Si baciarono goffamente, ma via via migliorarono, diventando sempre più esperti, come quando si rigioca a Street Fighter dopo tanto tempo. Poi fu colto da una strana sensazione al banco frigo, era eccitato e nervoso, riempì compulsivamente un carrello di tutto ciò che vedeva, sospirò, prese la sua pistola e sparò a salve su una confezione di spinacine.
Sentirono dei rumori. Lui le mise una mano nella bocca per bloccare un eventuale urlo. “Zitta e accovacciati” le intimò. Come pensava: erano i ragazzi della porno-ginnastica. Sembravano i nichilisti del Grande Lebowski. Attaccarono lo stereo con musica techno e cominciarono a copulare meccanicamente a ritmo dei bassi. Poco dopo la musica si spense. “Ehi, voi due, che fate?”. Il detective non si scompose, si spogliò, la segretaria tremante fece lo stesso. Il gruppo di atletici nichilisti smise di penetrare ed essere penetrato e li osservò.
La segretaria Costanza prese tra le mani il volto dell’investigatore, che ora aveva perfino un nome, Loris, e lo tranquillizzò. Si baciarono e fu bello per entrambi ma durò troppo e il pubblico di porno-ginnasti si spazientì.
Lei salì su di lui, lui entrò, ma eiaculò quasi subito. Uscì e lei fece una cosa altrettanto naturale e quindi sovversiva: una piccola scorreggia vaginale. I presenti fischiarono e tirarono scatolette di tonno, pomodori, fustini di detersivo, ogni cosa. Ma lui finalmente se ne fregò, si inchinò e la baciò con passione, lei chiuse gli occhi, si tenne allo scaffale, le stava piacendo da matti. Il tempo non era più importante, era come se tutti gli orologi del mondo fossero andati in tilt. Nel market le lancette erano in erezione mentre l’orologio veniva e si scioglieva come quello di Dalì, l’orologio della stazione di Bologna riprese ad andare solo per due barboni che dormivano abbracciati su una panchina, coppie di cuculi si erano rintanati dentro i loro orologi a cucù e un cartello diceva “do not disturb”, sulla sabbia delle clessidre erano tracciate le vocali urlate da Costanza, le lancette del Big Bang di Londra camminarono rapide e si fermarono fino a formare la V di vittoria!
I seguaci della porno-ginastica li accusarono di realismo, di volgarità e infantilismo, li esposero al pubblico ludibrio di internet. Una giudice, che era stata un’ex di Loris, gli marchiò la schiena con le sue unghie smaltate incidendogli la “L” di Loser. Mai aveva graffiato la schiena di Loris; non c’era mai stato motivo. I due colpevoli vennero ridicolizzati e ridotti a meme, subirono l’iscrizione forzata a google plus, vennero espulsi dalla società civile ed esiliati nell’eremo disabitato di una videoteca dietro la tendina rossa dove vissero il loro vero, imperfetto e goffo sogno anacronistico.

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