Le tigri

dreamtigers
di Domenico Caringella

Nell’infanzia esercitai con fervore l’adorazione della tigre: non la tigre di pelo cangiante dei giuncheti del Paranà e del dosordine dell’Amazzonia, ma la tigre striata, asiatica, reale, che solo i guerrieri possono affrontare, sopra un castello sul dorso di un elefante (J. L. Borges, Dreamtigers)

Colonna sonora: Asian Dub Foundation, Siberian slengteng

La guida tungusa, come stabilito si era fermata insieme agli uomini della guardia ai margini del bosco innevato, ad un’ora di marcia dal campo sulla sponda del fiume. Il Governatore e suo figlio avevano continuato da soli, tra i larici.
Yerofey sentiva la carabina pesargli sulle spalle, più del sacco con i resti del cervo che la guida aveva ucciso poco prima e che lui si trascinava dietro a fatica; e lo scavare soffice dei passi nella neve alta produceva un rumore tanto delicato da rimbombargli nelle orecchie.
Suo padre gli stava davanti. Come sempre. E come sempre lui arrancava. La battuta di caccia era stata mascherata da regalo per il suo ventunesimo compleanno, ma era solo l’ennesimo dono che il satrapo faceva a sé stesso. Ma suo padre gli aveva anche insegnato tanto. La crudeltà, l’arte dell’indifferenza, importanza e metodologia del potere, la fame e l’odio e i cento modi per soddisfarli. Il “Re”, lo chiamava Yerofey con rassegnazione, ammirazione, fastidio e rabbia, quando era da solo.
Nel punto in cui i larici si interrompevano per formare una radura, si arrestarono e svuotarono il sacco spargendo i pezzi ancora freschi di sangue tutto intorno. Si appostarono a cento metri l’uno dall’altro, ciascuno al riparo di un albero, come aveva detto di fare la guida. Aspettavano immobili da mezzora, con la neve che aveva appena ricominciato a cadere, quando videro il manto ocra animare il bianco e farsi strada tra i tronchi. Era un maschio di due quintali e mezzo almeno. Parlava di Asia, e sangue.
La tigre siberiana si avvicinò senza esitare alla carcassa del cervo, affondandoci la testa e trasformandosi in bersaglio. Il ragazzo e suo padre si guardarono per un attimo, imbracciarono i fucili e li puntarono verso l’animale. Yerofey pensò che mai più avrebbe trovato una così totale mancanza di difese. Esitò, ma fu solo un riflesso, perché era pronto a saltare. Del tutto. Prese la mira e sparò un colpo solo che l’eco raccontò alla foresta. Yerofey credette di sentire distintamente il suo proiettile che attraversava la pelle, affondava nella carne e spaccava il cuore.
Controllò il respiro.
Svuotare in aria il resto del caricatore per richiamare la scorta, cercare con successo lacrime da piangere e bugie da raccontare, abbracciare senza amore il corpo senza vita di suo padre, mentre la tigre scompariva nel fitto del bosco, furono le prime azioni, l’esordio del nuovo Re, l’inizio della sua personale stagione di caccia.

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One Response to Le tigri

  1. marina says:

    credo sia straordinario.

    Marina

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