Quattro poesie di Edoardo Olmi

Firenze
Tricolore-hc
(2011)

aveva le mie stesse Converse nere
mica tanto –
my Step by Step
13 euro quanti
loro rispettive edizioni in 6 anni
erano vera imitazione di finte
sue                                                      (49 euro e 90).

i pantaloni sotto al ginocchio
ricalcavano
i nostri diciott’anni,
ma ne avrà avuti almeno
una decina tanti –
neri come l’ombra all’assenza di maniche
della sua maglietta
nera, come

sotto la spalla destra tatuata

di una tartaruga ottagonale,

cerchiata

tricolore.

«la tartaruga»
rise giocondo, una volta un fratello
«è l’animale più punk che ci sia pensaci: è pacifica quanto corazzata.»

noi pogavamo insieme al cospetto della luna
ascoltando un gruppo hc britannico ululare
dieci anni dopo «le Falkland sono inglesi!»
poi traghettando in tournée un ultimo disco che si apriva
con i rantoli e le grida
laceranti ogni membrana percettiva
del SignorNo malcapitato di turno sotto
tortura.

e tiravamo spesso a far mattino
finendoci a schiantare contro
l’ultima Ceres, di quello stesso baldacchino
dove al rettile frecciato adesso
solo una chiara A sul petto portavo in dono,
come amore alchimia anarchia aneurisma
attesa apocalittica (di un) ardore (in) anemia;

cercando di celarla sotto un guscio reiterato

alla bottiglia, nelle zampe del padrone.

lei sig. Bettino lo squadrismo
non se l’è mai potuto nemmeno immaginare;
neanche quando è uscito dalla porta davanti.
con tanto di liquidazione in titoli d’insonnia
e borse per andare in ferie
a novembre sotto gli occhi ho lavorato per due anni
dove il Vate
Gabriele d’Annunzio,
sotto la cupola
scoscesa
portava le sue troie. *

lì che si sale fino su su in vetta chinando il capo
come fu al cospetto dell’entrata
all’ufficio del suo genio;
quando anarcofiglidipapà post-punkabbarbie
perCoop conCoop e inCoopkkupavano le Facoltà
devastando macchinette, espropriando Twix e Bounty
mentre davano a me e a te dell’infiltrato.

* giuro, non baro
chiedete a chi
di dovere
pure pompini si mette a fare
pur di averne pertinenza,
o magari
– come il Vate(r) –
li sa fare anche da solo

Tricolore hc! Tricolore hc!

A4 (2010)

… lei/
ha lasciato un
braccialetto – disperso
sul bordo del letto,
colto al mattino s’è
perso –
caduto
tra il legno ed il muro.

qualcuno alla Tinaia
suonava Creep: dei Radiohead
nella danza ci scambiammo
2-3 volte, 2-3 passi
mantenendo però sempre
l’ordine dei sessi.

il profeta iracheno
esiliato
traduceva i propri versi
in vino, contro il Corano
noi estasiati
ubriache.

poi ci dissero «andiamo».
sussurrammo loro «andiamo».

girò la chiave nella toppa
del portone a pochi passi
dalla luna ormai
tradita
che contandoci
piangeva,
di lì a poco
la vidi impallidita.

nella danza
2-3 volte

(non credo se lo fosse
tolto).

Posso tutto ciò che voglio    (2004)

penso mangerò
infinite lupare ai bordi isosceli di trapezi immaginari
che lombrichi al lungomare di una spiaggia e di un oblò.
e vomiterò
altrettanti invertebrati incubi notturni
che potranno – se vorranno –
essere fatali sulle orme immaginate
di tendoni alati e di invettive contro qualsiasi sorta

questo è ciò che penso
e non c’è freddo, e non c’è dove;
questo mi riscalda
le sementi, il buono odore.
di polistirolo,
di credenza, di magone?
vento di sud-est
corna di pavone.

poi vivrò
infinite vite
e morrò
infinite morti
a melone,
sui pesanti oblii
da spiazzate vie
de turgibus molestibus
I wanna see you soon

Filosofia del crepuscolo (in fuga) (2006)

esco, di fretta
sospinto da cecità mi sveglio.

apre e rischiara la mente laggiù
p.za della Libertà, l’arancio
è rossa; sembra che possa

ESPLODERE!

scendendo,
penetro il sangue
con lento incedere e
si leva la cenere, io
mi lascio ubriacare…

ebbro, soffro e lamento
i labirinti senza fine di Ragione,
sospingono seduto a capo chino
sotto l’arco di Firenze dei Lorena –

troppi – gli déi che si rincorrono
fuori
e dentro –

icone di Italietta Sempreprete
scaduta sottomarca del Potere.

Edoardo Olmi è nato a Firenze nel 1984. Attivo fin dal Liceo in ambiti pacifisti e libertari, nel 2009 ha dato vita all’esperienza di CUSANel 2010 ha pubblicato una prima raccolta di poesie, Il porcospino in pegaso, e una seconda è in via di rifinitura. Da allora suoi testi sono apparsi sulle riviste Collettivomensa e Prospektiva, su Words Social Forum e sul blog di Scrittori Precari. Ha collaborato alla Rome’s Revolutionary Poets Brigade, al Nucleo Negazioni e al Movimento per l’Emancipazione della Poesia; oltre che a Tabula Rasa, la trasmissione di letteratura di Radio Onda Rossa.
Come molti/e alla soglia dei trent’anni, pensa troppo spesso a quello che vorrebbe fare da grande.

2 Responses to Quattro poesie di Edoardo Olmi

  1. enfeluse scrive:

    Edoardo, sfoltire il tributo punk? Tutto molto bello-bravo-Thom-Yorke

  2. crnadipav scrive:

    ciao Tom, grazie, in che senso tu dici “sfoltire il tributo punk”?

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