La nobiltà della sconfitta – Yamaguchi Tsutomu

di Giulia Martino

Yamaguchi Tsutomu, giovane ingegnere della Mistubishi residente a Nagasaki, è in viaggio di lavoro a Hiroshima insieme a due colleghi. È il 6 agosto 1945.
Sono le 8.15 di mattina. Sceso dal tram, Yamaguchi sente il motore di un aereo che passa sopra la città

eppure si muove a fatica, perché porta il peso immenso, la responsabilità oscena di migliaia di morti in potenza: ci si stupisce di come Enola Gay sia riuscito a volare. Uomini, donne, bambini ancora camminano, mancano pochi secondi, loro non sanno, le lancette degli ultimi secondi non fanno mai rumore. Yamaguchi San intuisce qualcosa

ma non ha il tempo di pensare. Una luce troppo bianca lo acceca per alcune ore, un suono impossibile da udire gli distrugge il timpano sinistro. Non ha ancora capito

che Little Boy è esploso 580 metri sopra la città. Che ha spazzato via migliaia di persone, ma non lui – lui deve vivere, ma per ora è solo chiaro

che ha il petto pieno di sangue. Quel petto dovrà tenerlo fasciato per 12 anni, a causa delle ustioni terribili che lo hanno segnato.
Hiroshima non esiste più. Yamaguchi San viene ricoverato in un rifugio antiaereo. Vede spegnersi le vite di tanti. Vuole solo tornare a casa.
La mattina del 7 agosto lui e i due colleghi della Mitsubishi si fanno strada tra i corpi bruciati e torturati dalla bomba. Alcuni chiamano ancora aiuto. Gli ingegneri non si fermano, vogliono solo prendere un treno e tornare dalle loro famiglie, a Nagasaki.
Le ustioni non impediscono a Yamaguchi San di tornare al lavoro. La mattina del 9 agosto 1945

The Great Artiste, poco prima delle 11, porta un carico perfino peggiore di quello di Little Boy. Ma Little Boy ha distrutto un orecchio all’ingegnere, che quindi, stavolta, non sente. Se avesse potuto, stavolta avrebbe certamente presagito. Ignaro,

il giovane sta raccontando al suo capo dell’orrore vissuto tre giorni prima, quando l’orologio scocca le 11.02.
Yamaguchi rivede la stessa incredibile luce bianca: “Pensavo che il fungo atomico mi avesse seguito da Hiroshima…”, ricorda, 65 anni dopo, mentre sta morendo a 93 anni di cancro allo stomaco.
Fat Man è molto più potente di Little Boy, ma il terreno collinoso di Nagasaki ripara e salva tante vite. Tra questi, anche Yamaguchi San, sua moglie e suo figlio.
Anni dopo, l’ormai anziano ingegnere vedrà quel bambino lasciarlo per sempre: ha 59 anni. È cancro. La prossima ad abbandonarlo sarà sua moglie. Anche lei muore di cancro.
Il 10 agosto 1945 “non si sentiva neppure il suono degli insetti”. In quel silenzio irreale, Yamaguchi San si rende conto di essere un “nijuuhibakusha”, Due bombe atomiche l’hanno cercato. Due bombe atomiche non sono riuscite a prenderselo. È un sopravvissuto due volte, fortuna e sfortuna, destino e caso allo stesso tempo. Non ci sarà una terza atomica, almeno non per Yamaguchi San.

65 anni dopo, poco prima di morire, ci dice: “Dio mi ha dato un compito: era mio destino subirle due volte, e sopravvivere per raccontarlo a tutti voi”. Ha vissuto una vita da normale ingegnere, con un felice periodo da insegnante, rifiutando l’esposizione mediatica perché “mi sentivo così in salute che sarebbe stato un insulto ai sopravvissuti che stavano male per davvero”.

Yamaguchi San si è spento il 4 gennaio 2010, dopo una vita dedicata al lavoro e alla cura dei suoi familiari ammalati. È simbolo della tenacia di un popolo e della sua ferma volontà di rinascere.

Quando gli venne chiesto, nella sua ultima intervista, perché fosse stato così fortunato in quell’agosto, rise con gli occhietti chiusi, e non disse niente.

4 Responses to La nobiltà della sconfitta – Yamaguchi Tsutomu

  1. Che dire… commovente e allucinante.

    Allucinante che si debba essere arrivati a tanto per la stupida follia dell’uomo, commovente che esistano persone come Yamaguchi Tsutomu, capaci nonostante tutto di una piccola grande risata.

    La formattazione “alternata” lì per lì lascia sconcertati ma dopo se ne può cogliere il senso, almeno per come l’ho sentito io: una doppia voce recitante, oppure un coro che sottolinea i passaggi più significativi di questa tragedia, che il popolo giapponese ha saputo trasformare in una lezione per tutti.

    • Giulia Martino scrive:

      Grazie per questa bella riflessione, che coglie anche il senso degli inserti in corsivo – la voce della guerra e della morte, un suono tremendo che sfiora Yamaguchi ma che non riesce a conquistarlo completamente.

  2. Roberto Mariotti scrive:

    Una volta Paul Letaud scrisse “Tutti i popoli sono per la pace, nessun governo lo è”.
    La follia dell’uomo è soprattutto nel lasciare che siano i governi a decidere su guerra e pace, laddove poi saranno solo i popoli a pagare il conto.

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