Tre poesie di Alberto Rossi

globo

Come canta una città dalle nove alle nove

Se DF ha una fine
allora anche Milano ha una fine.
Se Milano ha una fine
allora anche Dublino ha una fine.
Solo si sposta qualche metro
più in là, e non basta il divertito
squallore valpurgico dei suburbensi,
che giocano col sangue e le macerie,
senza che si possa chiedere al
destino di far loro un sorriso.
Lì nondimeno l’ente è rovesciato,
ne rimane l’orfana acqua boll,
eppure questa fine non ha fine;

o che sia lo scempio dei suoi
giorni inglesi, d’oggi, a
tracciarne la fine:
che la storia è finita, quando s’è ancor
tanto lontani dal rumore del mare.

Facilis ascensus Averni

Praticamente fai un passo
a sinistra, esci: dall’abitato ctonio
delle parole maschili femminili
neutre, entra: in quello degli oggetti,
che non hanno genere, che sono polimero
e ghiaccio, che sono polistirolo
e fuoco, spirito e carne, cartoline
di una consistenza mignotta
però graziosa, anzi bella, bella
davvero, come è bello il mondo
a questa velocità, anche
se la Standa non c’è più.

E quando tutto rallenta, si disfà
nel rilassamento del ricordo, e
della riflessione, ecco che ti vien
da fermarti su d’una strada non già
asfaltata, nel rimpianto d’un corpo
passato, lontano. In superficie.

Da un’idea non mia

L’anno in cui nacqui muoiono Borges e Rulfo.
La notte della mia prima poesia li ho sognati,
Borges e Rulfo. Sedevano a un tavolino, di quelli da bar,
su cui gli altri, gli uomini, quelli di ogni giorno,
si sfidano a tenzoni di sopravvivenza etilica:
chi regge vince, chi spasima al diavolo.

Ma non allo sbevazzo Borges e Rulfo si sfidavano:
alla scrittura: chi è che regge il peso della metafisica
vince. Chi spasima, al diavolo. Penne sul
tavolo, chi poteva guardava l’altro negli
occhi. Vuoti e immobili come solo le cose
sanno essere: vuote e immobili. Mi svegliai spasimando.

.

Alberto Rossi, classe 1986 e laureato in Lingue e Letterature Europee e Panamericane, ha lavorato presso il Little Museum di Dublino, da dove è stato licenziato per insubordinazione, e ha condotto per due stagioni un programma radiofonico per un’emittente on-line bergamasca, da cui è stato allontanato ancora una volta per insubordinazione. Quando non scrive poesie si diletta nel campo della critica musicale.

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