Il mestiere del postino

di Simone Lisi

Il mestiere del postino ha un santo protettore: Carlo Bukoswki. I postini si muovono in motorino, coi loro motorini vecchi mezzi scassati che ogni tanto si fermano. Allora si nascondono nei bar o negli androni, dove è fresco. I postini si muovono per la città, l’attraversano, consapevoli o semiconsapevoli che la città gli appartiene, che le strade si aprono a loro, che le scorciatoie, gli incroci, che i lavori al manto stradale, i locali nuovi e quelli che chiudono, si dispiegano a loro, sono come un libro. Poi suonano i campanelli e la gente è scostante, annoiata, ha caldo, ha freddo, è stanca, non lavora, e soprattutto non ha voglia di firmare raccomandate. Oppure non ha nessuna delle cose di prima e ha una enorme voglia di firmare per tutti, anche per i condomini assenti, così da poterli dopo intercettare, scambiare due chiacchiere: l’amministratore di condominio come una promessa di felicità. Io in ufficio attendo i postini e lavoro la loro posta. Postalizzo, che è un verbo inesistente fino a due mesi fa, anche al Devoto Oli. Postalizzo dalle nove alle tre, poi attendo i postini, telefono ai postini se ci sono emergenze, oppure ricevo telefonate dai postini se i loro motorini si sono fermati e le cose si complicano. Io non potrò fare quasi nulla, per loro, ma loro lo sanno che, se io potessi, farei qualunque cosa. I postini sono per me come un cane per il cieco, sono le braccia, il lato diurno di una creatura seduta, che legge nomi di persone e nomi di vie, ma che poi questi nomi non li vede, li potrà al massimo sentire per telefono, se telefoneranno incazzati o stanchi o per contestare qualcosa o perché non hanno ricevuto una raccomandata e allora quel nome diventerà un’entità minacciosa e reale. La mia vita oggi è segnata dalla categoria condominiale, da postini e da francobolli. È il giugno del 2013, è arrivata l’estate, io scrivo un appunto, sul letto, con una canottiera da muratore e dei pantaloncini che uso per yoga. Il computer è surriscaldato: avrei dovuto scrivere su un tavolo, ma non l’ho mai fatto.

One Response to Il mestiere del postino

  1. SimoneGhelli scrive:

    Io il postino lo feci nella lontana estate del 2001, a Siena, e di fatti strani da raccontare ne avrei, ma la cosa più bizzarra che mi capitò fu di fare un frontale col mio pandino quando portavo le lettere nelle campagne intorno… scendevo giù per una strada sterrata e dietro una curva mi ritrovai questo camion che saliva coi muratori e anche se andavo a 40 all’ora e frenai le ruote scivolarono sul ghiaino e ci finii contro… insomma, dovetti anch’io chiamare in sede per dire che la Panda si era un bel po’ accartocciata😀

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