La nobiltà della sconfitta – Hiroo Onoda

di Giulia Martino

Hiroo, nel 1944 avevi 22 anni. Era dicembre quando ti inviarono sull’isola di Lubang ordinandoti di resistere all’inarrestabile avanzata americana: niente aiuti, niente scorte di cibo, soli nella giungla selvaggia. In pochi mesi vi annientarono tutti, tranne te e tre tuoi compagni.
Vi nascondeste sulle montagne sperando nell’arrivo dei rinforzi per sferrare un contrattacco. Non arrivò nessuno.

Nel 1949 uno di voi, Yuichi, stanco di nutrirsi solo di bacche e cortecce, se ne andò e tornò in patria. Una mattina sentiste il rombo di un aereo che sorvolava l’isola. Il bombardamento che seguì fu molto strano: vi aspettavate degli ordigni, piovvero foto e lettere dei vostri parenti. Ma eravate convinti che fosse solo una perversa strategia del nemico. Continuaste a combattere contro la fame e contro gli abitanti dell’isola, vivendo di furti e di espedienti.

È il 1972, e tu piombi in una solitudine ancora più grande: in uno scontro a fuoco rimane ucciso l’ultimo amico che ti è rimasto; l’altro è morto da tredici anni. Ma non ti arrendi, continui a combattere su quel campo di battaglia fantasma. Non sai, non puoi sapere che tuo padre muore disperato dopo averti cercato invano per ventinove lunghissimi anni. Se fosse riuscito anche lui a resistere, nel 1974 avrebbe potuto riabbracciarti.
Il tempo continua a scorrere, ma qualcuno pensa ancora a te. Uno studente giapponese partito alla volta dell’isola riesce a trovarti.

Sono passati esattamente trent’anni dal giorno in cui il tuo diretto superiore ti ha ordinato di difendere l’isola dall’assalto statunitense, ma per un giapponese gli ordini non hanno tempo, né scadenza. Non credi assolutamente alla resa del tuo Paese, perché almeno una delle isole dell’Impero del Giappone sta ancora tenendo testa agli americani: è la tua. Sei tu la Resistenza.
Il giovane torna in patria, ma come te non si arrende. Ha un piano per portarti a casa.
Sono passati tanti anni e non sei più un ragazzo. Hai cinquantadue anni. Una delegazione governativa si fa strada tra le montagne di Lubang: in testa c’è un uomo anziano che ti sembra di aver conosciuto in un tempo lontano. Dopo poco capisci. In guerra era il tuo superiore, il Maggiore Taniguchi. Oggi è un libraio. Questo non diminuisce la sua autorità.

Hiroo, non possiamo sapere come siano stati gli ultimi minuti della tua guerra, ma sappiamo come si è conclusa: Taniguchi ha revocato l’ordine che ti aveva dato nel 1944, e proprio come trent’anni prima tu, perfetto soldato, hai obbedito, tornando a casa.

Ai giornalisti che ti chiedevano quali fossero i tuoi pensieri di ogni giorno sull’isola rispondevi sempre allo stesso modo: “Compiere il mio dovere”.

Sei scomparso il 16 gennaio 2014, a novantuno anni.

2 Responses to La nobiltà della sconfitta – Hiroo Onoda

  1. Della serie: il valore della parola.
    Per assurdo questo aspetto così nobile del popolo giapponese a noi europei può apparire fanatismo. Ma non è così, i fanatici sono ben altri.
    Grazie Giulia di questo secondo “dipinto” che ci aiuta piano piano ad entrare in una cultura così profondamente diversa dalla nostra ma che alla nostra avrebbe molto da insegnare. Gli uomini come Hiiro ovviamente, non altri giapponesi che si sono fatti corrompere…

  2. Giulia Martino scrive:

    Grazie per le tue belle parole! In guerra come in pace, possiamo imparare dalle storie di molti eroi.

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