Il libro n. 5 di Emile Olivadi – un estratto

Il Libro n. 5 di Emile Olivadi* (Malicuvata E-Book, 2014) inaugura la collana e-book di Casa Lettrice Malicuvata e apre la pubblicazione a puntate dell’Antiguida, romanzo collettivo che si compone di 5 volumi. Prossima uscita: Decimo Cirenaica, Libro n. 1.

Emile Olivadi
Rue de Bagnolet, 75020

Dopo aver travagliato tutto il pomeriggio al film di JWG nel suo studio in Dupleix si parte verso un concerto in Rue de Bagnolet. Rue de Charonne, dopo la métro di Alexandre Dumas, diventa Rue de Bagnolet, la strada sale leggermente costeggiando il cimitero e i numeri sono ancora bassi, e noi dobbiamo arrivare fino al 155 di Avenue Gambetta.
Arrivati davanti al nostro bar che il concerto è quasi finito c’è Valentin che mi accoglie caloroso di abbraccio e alito d’alcol. On se fait la bise, mi presenta Marc seduto al tavolino a fumare un sigarillo, e mi dice di segnarmi il suo portable. Gli chiedo se davvero avrò una stanza tutta per me, lunedì prossimo ho un importante incontro con Robert – e due giorni appena dedicati a te mi sembrano pochi, Robert, ma sono questi, saranno questi ultimi due. E no, Valentin mi dice che appresso non ha le chiavi della sua casa, che dorme da Justine stanotte, dorme dalla sua fidanzata, ma può recuperare le chiavi della sua casa e darmele.
Tu entri, mi dice, e la mia camera è la seconda a sinistra, oppure… si ferma, guarda Marc e gli chiede: tu hai una camera per far dormire Emile?
Oui, risponde Marc.
Ça marche?
Allez!
Benvenuto a Parigi, mi dice Marc.
Merci lo dico da quando sono arrivato: merci bien, quindi.
Poi entriamo dentro, pour le dernier morceau, e ci siamo un po’ tutti per la folie di Pablo; è l’ultima canzone e ci siamo anche noi, io e JWG beviamo alla santé prima della folie di Pablo improvvisa e inaspettata: beviamo, le dernier morceau finisce e inizia la folie di Pablo che stacca il microfono ma continua a parlarci dentro: ripete minaccioso di votare Sarko, lo urla isterico e non guarda Nicolas che gli si avvicina e gli toglie il microfono dalla mano, e strattona Pablo di insulti sul muso; Pablo pare crederci, si cheta lasciando che Nicolas conservi il microfono dentro una sacca da qualche parte su questo palco; ma non può finire così la folie di Pablo, che cambia il candidato delle sue urla: votate Hollande, votate à gauche, dai, votate Hollande, urla lanciandosi improvviso e inaspettato sopra un tavolo: mi spoglio per Hollande, votate Hollande, vive la gauche! Si appende al portaproiettore di ferro fissato al soffitto, urla con le gambe alte sulle nostre teste di votare il candidato della sinistra, Hollande. Adrian gli prende le gambe e lo obbliga al tavolo, ma Pablo si spoglia davvero, velocissimo toglie pantaloni e mutande e continua ad urlare intenzioni di voto a trenta persone indifferenti tanto alla politica quanto ai pisellini al vento.

*

Rimpiango l’incanto di bere dalla stessa bottiglia, la voracità delle nostre giornate, i tuoi risvegli nuda; rimpiango com’è nell’essere umano, allo stesso modo, e non mi va nemmeno di sapere dove vai così vestita. Ti ho seguita, e dal mio silenzio hai capito che sapevo. Ti ho seguita fino all’ingresso di casa di Robert; e ho aspettato sotto casa sua il tuo ritorno in strada: hai camminato il marciapiede con la testa bassa e le mani le stringevi sullo stomaco. Io dall’altra parte della strada mi preparavo a seguirti ancora.

La cerco, non la trovo, la mia città è tanto grande… Studio per il prossimo incontro con Robert, ma non riesco… Lavoro, ma non voglio lavorare… Vivo, ma non so cosa significhi… Sto finendo i soldi guadagnati nel ristorante che d’italiano cià solo il nome, Chez Luigi… ho fame, sento gli odori quando cammino… non posso mangiare, adesso… Non voglio. Digito il codice del Théâtre de Verre, la porta si apre, entro e cammino con lo sguardo sui miei passi. La vedo da lontano, sta parlando con qualcuno; quando scorge la mia presenza si irrigidisce e probabilmente vorrebbe scappare.
Cosa ci fai? mi chiede.
Ho un appuntamento.
Con chi?

Non toccarmi, continua.

Cosa vuoi?
Parlare.
Non ho più nulla da dirti.
Fermati, ti scongiuro… siamo in terra straniera. Siamo in strada.
Mi fai pena.
Perché?
E paura!
Pena e paura, perché? Vorrei parlare.
Stiamo parlando.
Tu non mi stai parlando.
Nemmeno tu. E oggi stavo bene. E ieri è stata una bella serata…
E invece?
E invece tu… che rovini ogni cosa che tocchi. Sei marcio.
Sragioni. Non hai nessun motivo per dirmi questo. Non argomenti. Mi hai lasciato una notte in strada.
Credevi che ti facessi entrare a casa mia? Per sporcarla?
Mi fai schifo. E mi viene da sputare per terra. Quindi mi fai schifo davvero.
E le ho dato le spalle; in fuga da quell’orrore.

Avrei voluto raccontarle il mio sogno, la raggiungevo per questo motivo, non avevo nessun appuntamento. Nel mio sogno ci stavano sequestrando, e chi lo faceva era sardo come noi. Tutto questo accadeva a Parigi, e tu, rivolgendoti ai sequestratori hai detto che parlavamo la stessa lingua, che quanto stava accadendo era assurdo. Siamo sardi, ripetevi ossessiva. Quello che teneva la tua borsetta in mano ti ha guardata sdegnato rispondendoti che non parlavamo la stessa lingua, invece, anche se eravamo sardi. Io mi sono alzato in piedi e ho capito: era un sogno. Nel sogno mi sono alzato in piedi e in sardo gli ho detto che comprendevo, che l’azione avrebbe dovuto avere risalto internazionale: loro ci stavano sequestrando per un preciso scopo politico. Per questo verranno anche i francesi con noi, disse quello col viso coperto. Per questo, nel sogno, ci seguì anche Maryse, affidando la gestione dell’immobile a Luis.
Ma era un sogno. Che ti volevo raccontare.

Emile Olivadi
emile olivadi | avrebbe voluto scrivere la storia di almudena cortez, ma è morto prima, a causa di un’indigestione di gigli, nelle campagne di magnac, il 28 agosto 2013. era l’ultima estate.

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