Prisma

di Francesco Quaranta

L’obiettivo della Reflex è una stella fissa che turba il quieto buio di quell’angolo di stanza; dalla parte opposta, il faretto inonda di sole freddo il viso del professore.
“Il mio nome è professor Ulisse Urbani, ideatore e soggetto cavia numero zero zero uno del progetto Prisma”.
Una volta bastava contattare qualche rivista scientifica o attizzare l’opinione pubblica con espressioni come “nuova frontiera della scienza” o “scoperta innovativa”. Oggi, senza live streaming su Youtube, non vai da nessuna parte.
“A breve entrerò nella cabina alle mie spalle, dov’è alloggiato il dispositivo…”
Di solito mi occupo di riprese e montaggio di webseries, ma la mail del professore ha calamitato la mia curiosità come solo i primi video di Andrea Diprè sapevano fare.
“Se qualcosa dovesse andare storto… Dite alla mia famiglia che gli voglio bene. Tutto questo lo faccio per loro”, mormora, mentre io carico un suo scatto su Instagram: professore diventa cavia di esperimento senza fondi #nomoney #vergogna #ricerca #tette #ilcapitano #pontifex.
Poco altro succede, Ulisse Urbani si accarezza la testa rasata quasi a voler disperdere la nebulosa di incertezze e poi si alza lento, ma con fermezza.
Penso che qui ci piazzerò una bella colonna sonora di suspance trillata e sostenuta da una trama d’archi a sottolineare ogni suo passo.
Lui entra nella cabina e imposta gli ultimi controlli, mi da l’ok per premere l’interruttore esterno.
Qui, il suo teso primo piano ispido di barba sarà esaltato al massimo con effetti sonori sovrapposti alla musica e l’inserimento di trombe e tromboni stile film di Michael Bay, ma senza esplosioni.
Avvio il Prisma.

La teoria alla base del progetto Prisma è semplice come le trame dei cinepanettoni, be’ quasi, abbastanza perché un regista precario senza lauree in fisica come me possa afferrarne il succo.
La materia di cui siamo fatti, la nostra massa, non è altro che una forma di energia, il risultato della vibrazione di particelle che compongono l’universo. Perciò, anche i nostri processi vitali e la nostra personalità possono essere visti in quest’ottica bla bla bla… Che noia. Qui ci inserirò un bel video esplicativo a cartoni animati.
In soldoni, il macchinario fa alla nostra materia quello che un prisma di vetro farebbe a un fascio di luce: la scompone per rifrazione nelle lunghezze d’onda che la compongono. Avete presente la copertina di Dark Side of The Moon? No? Sparatevi.

Il professor Ulisse Urbani era un uomo giovane e brillante, equipaggiato di idee geniali, ma decisamente avulse dalla cruda realtà. Qualche delusione di troppo in amore, un animo romantico ma solitario; una mente mai davvero contenta di sé e di ciò che lo circonda. Un irrequieto vòlto alla scienza ma incapace di votarcisi completamente.
Per lui, il progetto Prisma è stato lo sbocco di una vita passata a prendere palate di merda accettate con il sorriso e la buona volontà di ripulirsi il viso in tempo per la successiva. Questo è Ulisse come io l’ho conosciuto e mi è stato descritto. Se pensavate che quello di Omero avesse dei problemi…
In realtà non credo affatto che si sia designato come cavia solo per estrema necessità e mancanza di fondi; a ben pensarci, un video con Frank Matano che si fa disperdere come un raggio di luce avrebbe fatto il triplo delle visualizzazioni e dei profitti, no?
La verità è che la nostra personalità risiede nel nostro cervello che, guarda caso, è una massa gelatinosa di materia. Perciò il Prisma non fa altro che scindere una persona negli aspetti base del suo carattere.
Il professore non lo fa per la famiglia, lo fa per se stesso, vuole solo indagarsi nel profondo. E poi estirpare ciò che non gli piace.

È passata una settimana da quando la porta della cabina s’è aperta.
Il professore stesso è stato suddiviso nei suoi lati di personalità, scomposto nei brani di anima che formano il suo abituale essere.
Ognuno di essi è una proiezione che possiede solo una parte di vibrazioni della materia. Sono come immagini tridimensionali, ma viste in uno schermo piatto, a tratti trasparenti, a tratti impalpabili.
Eppure fanno un casino allucinante.

Il professore è un vecchio, immobile nella poltrona, che parla solo per sbuffi graffianti di saggezza; il professore è una quattordicenne bruttina imbevuta di vuoto romanticismo come una ciliegia sotto spirito; tuttavia è anche un specie di satiro mostruoso guidato dai soli istinti e pure un istrionico spilungone più incontenibile di Mick Jagger. Altri strambi personaggi devo ancora inquadrarli…
C’è pure un piccolo Hitler! Copia sputata di quello vero, ma alto una spanna e mezzo. Non è difficile credere che uno di quelli stia in ognuno di noi. E con questa riflessione vi faccio anche capire che non sono un tipo superficiale.
Infine, il professore è anche un gatto solitario e indipendente. Dimessi i panni umani, Cancellati tutti i desideri e le scocciature di un cervello Sapiens Sapiens, l’Essere se la vive alla grandissima. Francamente, quello è il lato di lui che pare cavarsela meglio.

L’operato del Prisma non è reversibile. Negli appunti del professore non sono indicati processi contrari e non c’è modo di sapere se le personalità si ricomporranno spontaneamente.
Solo io so tutto questo. E non ho ancora il coraggio di dirlo al mondo, a voi, di pubblicare questi video.
Ulisse Urbani esiste e comunica con noi, agli occhi della comunità sociale di Internet. Questo è possibile tramite un profilo Facebook: i diversi personaggi si esprimono a turni in status e condivisioni dando davvero l’impressione di essere un’unica persona. Un fake formato dalla somma delle parti dell’originale. Sta anche riscuotendo un discreto successo.
Alla gente piace essere presa in giro, altrimenti alzerebbe il telefono per sapere se esisti ancora o meno.

Se ci fosse una morale, questo sarebbe il momento di carpirla. E invece no, sarebbe noioso: la moda m’impone di impacchettare un prodotto scintillante di effetti speciali e belle trovate. Niente approfondimento, niente riflessioni troppo marcate, nessuna idea sul significato di gesti apparentemente effimeri.
Oggi vige e vince la legge dello spettacolo, le vite degli altri a intrattenere la nostra noia. La nostra noia che ci divora da dentro…
Chissà quanti retweet mi becco se pubblico questa frase.

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