Solo 5 minuti

di Maura Chiulli

Un viaggio insieme: avevamo deciso di starcene sole, io e lei, a godere di noi. Arrivammo ai Castelli romani, lì dove avevo lasciato a giacere un mio pezzo di vita vecchio. Avevo a mente odori e vicoli e dopo anni, ogni cosa era rimasta al suo posto. Dalla finestra della nostra stanza appoggiavamo lo sguardo su Roma assolata e munifica. Decisi di farle percorrere col dito le strade che avevo consumato. Elisa ascoltava, tenendomi stretta a sé. Avevo quarant’anni, credevo di aver esaurito pallottole e possibilità. Lei arrivò come un lampo e vederla la prima volta quasi mi uccise. Una specie di energia mi percorse la schiena e dopo un anno, continuavo a nutrirmi della stessa elettricità. Amarla era facile. Amarla mi purificava. Amarla mi sottraeva al veleno dei miei ricordi. Vivevo un eterno presente da quando l’avevo guardata, quel giorno in spiaggia. Aveva i capelli raccolti e un costume bianco. Mi girai verso di lei, avevo bisogno dei suoi occhi piccoli. Le sfilai gli occhiali scuri e la baciai, col carezzo intenso che vuole l’amore, quello che ti percorre e ti bagna, quello che non puoi trattenere il desiderio. I suoi ansiti brevi ci unirono in una scopata monumentale: io ed Elena sapevamo unirci in un incastro perfetto. A quarant’anni avevo imparato l’amore, quando tutto mi pareva essersi scolorito nelle brume dense della coscienza, quando non sapevo più di che cosa erano fatti i sogni. Era arrivata per salvarmi, per indicarmi una decorosa possibilità. Le leccai il fiore e sentii il suo seme. Le percorsi i seni e la attraversai. Ci sentimmo, come ogni volta, un unico corpo liquido. Leggi il resto dell’articolo

Dalla parola all’immagine. Nascita di un fumetto

DALLA PAROLA ALL’IMMAGINE. NASCITA DI UN FUMETTO

Sceneggiature e tavole da Non mi uccise la morte (Castelvecchi, 2010) di Luca Moretti e Toni Bruno.

Non mi uccise la morte verrà presentato giovedì 8 aprile alle ore 18 c/o RASH, via dei Volci 26, a Roma, nel quartiere San Lorenzo e mercoledì 14 aprile alle ore 19 c/o Angelo Mai, sempre a Roma, in via delle Terme di Caracalla 55a. Saranno presenti gli autori.

TAV 33 doppio riquadro

Un detenuto del Gambia dichiara di aver assistito al pestaggio del giovane, in brevissimo tempo viene trasferito nel carcere di Teramo e scompare dalla scena.

1) (PPP) Gli occhi del detenuto africano osservano dallo spioncino della cella. E’ impaurito, grosse gocce di sudore gli imperlano i contorni degli occhi. Intorno un gran rumore. (il detenuto africano sta sentendo i rumori del pestaggio ai danni di Stefano)

2) (CM) Corridoio davanti alle celle, il corpo di Stefano è riverso a terra, disteso su un fianco, rannicchiato, esanime. Ci sono tre guardie penitenziarie, una brandisce un manganello e dice: “Ammorbiditelo ragazzi!” le altre due lo prendono a calci.



TAV 41 doppio riquadro

Il sabato sopraggiunge nel silenzio, le strade della Città Eterna sono congestionate dal traffico, sono per di più giovani pronti al relax e alle feste del fine settimana, un’ambulanza fatica a dimenarsi nel groviglio di macchine con le sirene spiegate. Ore 19:45, le condizioni di Stefano sono peggiorate, si decide per un nuovo ricovero presso la Divisione di Medicina Protetta dell’ospedale Sandro Pertini.

1) (CM) L’ambulanza a sirene spiegate, la vediamo da dietro entrare nella cancellata della sezione penitenziaria dell’ospedale Sandro Pertini.

2) (PP) Due infermieri spingono la barella di Stefano, uno dei due trasporta la flebo a mano e dice all’altro: “Cazzo come l’hanno conciato male!”

TAV 54 triplo riquadro

Nell’attesa hanno modo di parlare con la sovrintendente del reparto, alle insistenti richieste la donna liquida il discorso con un “il ragazzo sta tranquillo”, ma la visita va nuovamente rimandata, c’è bisogno di un’autorizzazione dal carcere che ancora non è arrivata e quindi i genitori non possono vedere il ragazzo.

Dida: “Attendere ancora”

1) Verticale, lungo a sx. (PP) La metà esatta di un camice da medico, è bianco e ha un cartellino su cui una croce rossa e la scritta “responsabile”.

2) (DETTAGLIO) in alto a dx particolare del cartellino leggiamo solo: “bile”.

3) (DETTAGLIO) in basso a dx altro particolare vediamo la croce e la scritta “responsa”

Balloon che riguarda il camice: “Non possono entrare. Non c’è ancora l’autorizzazione necessaria.”

TAV 63 quattro riquadri

Stefano muore così, in silenzio, senza poter riabbracciare i suoi famigliari, senza poter parlare con il suo avvocato di fiducia, isolato dal mondo esterno, steso su quel letto, con indosso gli stessi abiti del giorno dell’arresto.

Dida: “Morte naturale”

(CM) In ognuno dei quattro riquadri c’è una rosa, nel primo la rosa è bella in vita, i raggi del sole la illuminano, nel secondo la rosa ha la testa un poco appesa, si avvicina il buio e la disidratazione.

Nel terzo non c’è luce e capiamo che la rosa sta per morire. Nel quarto la rosa è completamente appassita, i petali sono caduti sul davanzale o tavolo vedi tu. L’ultimo riquadro, l’immagine è dietro le sbarre.

Luca Moretti e Toni Bruno

Il senso del piombo – Liguori intervista Luca Moretti

Luca Moretti, scrittore e papà di TerraNullius, nel suo nuovo romanzo, Il senso del piombo, nelle librerie da metà maggio per i tipi di Castelvecchi, affronta una materia difficile e insidiosa: la destra eversiva degli anni Settanta e Ottanta. L’autore ci parla, attraverso una scrittura lineare e scorrevole, di quegli anni bui di attacco frontale alla borghesia e al potere, della storia romanzata del Tenente, alias Carlos Reutemann, la sigla che nel romanzo è il nome multiplo usato per rivendicare le azioni della Gioventù Nazional-Rivoluzionaria, ovvero i Nar di Giusva Fioravanti, alias Carlos Reutemann.

Moretti indossa i panni del terrorista nero e immagina di raccontare a suo figlio la storia di quegli anni, di quella guerra, spiegargli il senso di tutti quei morti ammazzati, il senso di tutto quel piombo. Facciamo quattro chiacchiere con lui.

Perché hai deciso di raccontare la storia del terrorista Giusva Fioravanti? Leggi il resto dell’articolo

Lo Psicotico Domato

Lo Psicotico Domato (Nicola Pesce Editore, 2010)

di Toni Bruno

 

Toni Bruno ha la capacità di impressionare il pensiero in tratto. Di fare storia con chiaroscuri.

Toni Bruno è un disegnatore al suo primo romanzo grafico, dopo aver illustrato libri per Newton e aver disegnato Non mi uccise la morte. Questa prima opera in toto non delude, anzi lascia con la voglia di averne ancora nello stomaco.

Lo Psicotico Domato è irrequieto, incivile nella sua ostentazione del disagio mentale, colpisce duro con una forma di distacco psicanalitica, e chi legge si trova a chiedere quanto di autobiografico ci sia o quanto possa essere fintamente autobiografico il tutto.

Una matita incosciente, che travolge nel suo tratto che sembra non aver mai bisogno di essere temperato; un ammiccante vortice di voci, anzi un lungo flusso di coscienza che si sviluppa nel disegno che ricorda il Giappone e la scuola europea, in un mix felice di originalità e familiarità pop.

Il giovane siciliano, oramai adottato dalla capitale, ci racconta il suo viaggio verso il continente, le motivazioni che lo hanno spinto a spostarsi in una città che ha fauci sempre aperte e denti taglienti. Nel suo percorso da immigrato non mancano i ricordi, le prime paturnie, e sempre presenti sono le mille facce dell’omonimo protagonista che racchiudono paure e sopralluoghi della depressione. La depressione, la psicosi, è vera e propria amante che in tutta la graphic novel riecheggia in un particolare, in una frase lasciata cadere o in un annuncio plateale, una femmina sinuosa che serpeggia dentro i jeans come le dita di una voluttuosa adultera, eccitando la fantasia e sfiancandola una volta presa in mano. L’instabilità mentale è quindi personaggio, affatto fittizio, che si approfitta di tutto il racconto, che ne abusa in modo sfacciato per mostrarsi nella sua totale alterigia edonistica, e Toni, che come ogni amante viene usato e usurpato, non fa altro che essere la voce, trasognata e a volte idolatra di questa concubina.

Tra giochi linguistici e grafici, pagine che riportano alla mente ambientazioni oniriche degne (e non ci sentiamo di esagerare troppo vista la pasta di cui sono fatte queste pagine) di Miyazaky, con Lo Psicotico Domato si viaggia in un mondo impalpabile per la sua semplicità, per la sua concreta crudezza quotidiana, quello dell’uomo e dei suoi problemi, quello di un ragazzo e dei suoi sogni, quello dell’oggi crudelmente certo e del domani di cui non vi è mai certezza.

 

Alex Pietrogiacomi

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Censura in Rai?

Cosa succede in Italia?

Premessa: il 15 ottobre 2009, non era ancora mezzanotte, quando al Parco degli acquedotti, a Tor Pignattara, quartiere popolare di Roma, un giovane, Stefano Cucchi, viene fermato dai carabinieri che gli trovano pochi grammi di cannabis e lo conducono in carcere. Il 22 ottobre Stefano muore. I familiari lo rivedranno all’obitorio in condizioni disumane: col volto devastato, tumefatto, con l’occhio sinistro fuori dall’orbita, lividi, rigonfiamenti ed ecchimosi dappertutto. Una storia incredibile, dove lo Stato, ancora una volta, ammazza i suoi figli.

Luca Moretti e Toni Bruno ne ripercorrono le vicende in una splendida graphic novel, Non mi uccise la morte, edita da Castelvecchi, di cui abbiamo pubblicato la settimana scorsa sceneggiature e tavole qui.

Giovedì sera, i due autori, erano ospiti in diretta di TG3 Linea Notte, qui sotto l’estratto video:

Avete notato niente di strano?

Appare evidente che c’è stato un taglio alle parole di Luca Moretti in postproduzione.

Ritornate indietro e prestate bene attenzione al min. 3:42.

Notato niente?

Ricopio le parole di Luca:

Il libro nasce appunto dall’analisi della vicenda, perché, come tutti sappiamo, la famiglia di Cucchi ha reso disponibile tutta la documentazione clinica, a parte le foto che sono tristemente note a tutti quanti… è diviso in tre parti: la parte iniziale, che è un saggio, ripercorre la violenza subita. Sono importanti le parole della sorella, il caso Cucchi è tristemente esemplare, perché oltre alla violenza subita da parte delle forze dell’or… t-tum… un menefreghismo successivo da parte della sanità, tra virgolette…

Quali parole sono state omesse dal discorso di Luca Moretti applicando una censura in postproduzione?

A quanto ricordo, in diretta, Luca aveva parlato dell’assurdità che l’Istituzione abbia lasciato Stefano solo, non soltanto nella figura delle forze dell’ordine, che non sarebbe il primo caso, ma anche in quelle del personale medico, che è la cosa più grave. Inoltre, sempre se la memoria non mi inganna, aveva detto anche che queste pratiche violente da parte di chi è pagato con i nostri soldi per garantire la nostra sicurezza, sono sempre più frequenti… ripeto, la memoria potrebbe ingannarmi, ma avendo visto da casa il programma in diretta e, successivamente, il filmato qui sopra, posso dire senza paura di smentite che una pratica censoria c’è stata. Non esiste in un paese democratico.

Il problema è quanto democratico sia ancora il nostro paese e quanto sia ancora vigente nei fatti lo stato di diritto. Ma in un paese come il nostro dove avvengono vicende disumane e inconcepibili come quella accaduta a Stefano non so quanto le parole democrazia e diritto abbiano ancora valore.

Gianluca Liguori

Il Ponte dei Cani Suicidi – #TUS3

Overtoun bridgeSul nostro blog il martedì è il giorno dedicato ai testi del reading Torino Una Sega 3. Presentiamo dunque il brano di Matteo Pascoletti (tratto dal prologo a un lavoro che, come dice lui, “se va bene uscirà postumo”). Oltre al Ponte dei Cani Suicidi Matteo ha letto un brano da Palace of The End (Neo. Edizioni) di Judith Thompson.

In Scozia, un giorno, un cane s’ammazzò.
Era il Ventesimo secolo, l’uomo considerava il suicidio una propria esclusiva: se anche gli animali erano capaci di gesti autodistruttivi, l’atto cosciente e ragionato era loro impossibile, così come il dilemma morale. Tuttavia queste nozioni non aiutavano a indagare la morte di quel cane: chi si avvicinava all’accaduto finiva per alimentare una nebbia di miti e teorie che si fece presto densa coltre; tra i vapori, l’uomo smanioso di verità riusciva comunque a scorgere alcuni fatti di rilievo.
Il cane si uccise nei pressi di Milton, distretto di Glasgow. Nelle verdi lande della zona si trovava Overtoun House, una villa campestre edificata nel Diciannovesimo secolo: architettura gotica, edera avvinta alle mura e rigogliosa vegetazione che si estendeva all’orizzonte. Overtoun House si raggiungeva passando per l’omonimo ponte, che sovrastava il fiume vicino alla villa nel punto in cui questo compiva balzi a cascata.
A uccidere il cane fu un volo di quindici metri dal ponte. Non fu l’unico esemplare a gettarsi, ma era difficile quantificare i casi e l’arco di tempo in cui avvennero i suicidi: all’inizio nessuno sentì il bisogno di statistiche ufficiali. Tra le dicerie più in voga, una contava duecento cani tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del nuovo millenio. Quali fossero i numeri, il luogo divenne noto come Leggi il resto dell’articolo