Smetto quando voglio

di Francesca Fiorletta

Ognuno di noi ha certamente detto questa frase, almeno una volta nella vita: “Smetto quando voglio”.
L’illusione poco matura di avere pienamente in mano il proprio destino, di riuscire a controllarsi sempre nelle pulsioni meno raziocinanti, di saper gestire le conseguenze, più o meno positive, che derivano dalle singole e talora avventate scelte quotidiane.
“Smetto quando voglio”, dunque, di vivacchiare alla giornata, nell’attesa di un assegno di ricerca universitaria fatiscente, “Smetto quando voglio” di mentire alla mia compagna e ai miei amici, di millantare una carriera brillante, o addirittura un trascorso giudiziario losco, pur di acquisire una stolida e insensata credibilità pubblica. O meglio, pur di racimolare qualche spiccio.
Perché è quello economico, più di tutto, il cruccio che attanaglia i protagonisti di questa commedia arguta e brillante, per la regia di un giovanissimo esordiente salernitano, Sydney Sibilia, che ha diretto con molto garbo un cast vivace e mai sopra le righe.
Edoardo Leo, il protagonista, è un chimico geniale che ha appena scoperto il modo di sintetizzare una nuova molecola, epperò non gli viene rinnovato l’agognato assegno di ricerca all’Università. Impegnato in una relazione particolarmente stressante con una glaciale Valeria Solarino, la quale, beffa delle beffe, lavora in un centro di recupero per tossicodipendenti, il nostro chimico iper precario decide di farsi spacciatore, o meglio, come lui stesso tende più volte a precisare, “agente di commercio”. Mette quindi sul mercato una nuova droga, perfettamente legale, e si fa aiutare, in questo disperato progetto di sopravvivenza, da un gruppo di scapestrati studiosi suoi pari. Leggi il resto dell’articolo

Il capitale umano

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In termini economici si definisce “capitale umano” l’insieme delle relazioni familiari, sociali e lavorative che regolano l’aspettativa di vita di un individuo.
L’ultimo film di Paolo Virzì, da poco uscito nelle sale e già quasi record di incassi, è un esempio lucido e folgorante dell’incolmabile dicotomia che c’è oggi in Italia fra i ricchi (che scopriamo essere veramente ricchi, ricchissimi) e le classi borghesi medio-basse.
La vicenda, liberamente tratta dall’omonimo thriller di Stephen Amidon (Mondadori, Oscar Contemporanea 2008), è presto raccontata: un cameriere, quasi sicuramente assunto a cottimo, viene investito da un SUV mentre torna a casa in bicicletta dopo una serata di lavoro. Chi ha compiuto l’atroce gesto? Leggi il resto dell’articolo