Carcharodon – #gunstreet

di Domenico Caringella

Quando il tenente Woodehouse, per venire al dunque, scelse l’infelice metafora del gatto corredata dallo strascico inevitabile delle sette vite, perse l’ultima possibilità di entrare un giorno al mio posto nel grande ufficio candido come la neve all’ultimo piano. Mi limitai a posargli una mano sulla spalla e a fargliela pesare quanto bastava per suggerirgli di restare seduto, di tacere e spiegargli che aveva imboccato una strada senza ritorno.
Mentre mi alzavo, provai una fitta di delusione, non tanto per lui quanto per me; solo ora mi accorgevo che non aveva gambe abbastanza forti per camminare da solo. Né ali per volare. A me erano spuntate il giorno in cui a distanza di due sole ore avevo divorziato e avevano sparato al mio compagno di pattuglia, e ne ero uscito vivo, immacolato come un Leggi il resto dell’articolo

E adesso sono proprio cazzi ispettore McClusky – #gunstreet

di Domenico Caringella

“Sono un fottuto luogo comune. Non ci giro intorno. Rinuncio a termini come prototipo, simbolo, modello. Anche perché il bluff durerebbe poco. Troppo poco per riuscire a godermela abbastanza. Sono mesi che la porta a vetri del mio ufficio si apre solo quattro volte al giorno. Due per l’entrata e l’uscita del capo, le mie, e altre due per Shirley. Si sa tutto di tutti in questa città e di un poliziotto privato sopra i cinquanta non sente il bisogno nessuno. Anche Shirley non mi vuole più. E comunque è una segretaria adeguata al boss, è uno schifo di donna ormai. Il venerdì è il giorno peggiore, la speranza non è ancora morta, ma tu sì. Il venerdì ti mette il cappio e chiede all’orologio sul muro di stringere piano, un po’ di più a ogni giro di lancetta. Ma quel giorno qualcosa cambiò. Altro che, se cambiò. Quel cazzo di venerdì la porta a vetri fece slam cinque volte in totale. Mi stavo incartando sul cruciverba facilitato del Tribune, mentre Shirley ascoltava alla radio Supersound degli anni ’70 di K Billy che mandava Leggi il resto dell’articolo

Il Fungo – #gunstreet

fungodi Domenico Caringella

Mi è capitato di leggerne per la prima volta nel verbale di un vecchio caso, mentre facevo delle ricerche per la Disciplinare sull’attività del tenente Bednarik. Nella sua relazione Chuck come al solito divagava e così aveva scritto che le gambe del “Fungo” avevano lasciato una doppia scia di sangue, “un binario morto” che portava dritto dritto al garage di casa. Adoro i treni. Abbandonai per il momento Bednarik e seguii il binario.
Oggi posso concludere che perdere il padre, più o meno insieme all’innocenza, sarebbe stata la cosa peggiore che potesse accadere a Jim Bob McIntyre III Leggi il resto dell’articolo