La società dello spettacaaargh! – 15

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Caro Matteo,

ho appena terminato il libro di Federica Sgaggio, Il paese dei buoni e dei cattivi (Minimum Fax 2011), e vorrei farti partecipe delle mie riflessioni, da un lato perché il libro tratta molti dei temi che abbiamo discusso qui (dalla splendida esemplificazione del piano meta- “a negazione” di Barbara Palombelli al fatto che «…la retorica della semplicità ha contribuito a creare intorno alla complessità dei ragionamenti un alone di disprezzo sociale che rende sempre più difficile costruire frasi più lunghe di due righe senza sentirsi in colpa»), dall’altro perché introduce, per la sua costruzione, per lo spirito che lo pervade, per il contenuto, un tema del quale avrei voluto parlare ma che è rimasto in ombra rispetto alla prospettiva – il dominio della tecnica – che soprattutto io ho adottato finora; un tema che, credo, potrebbe anche essere il nuovo gomitolo che stavi aspettando, o – come penso – il medesimo gomitolo afferrato all’altro capo del filo.
Dunque non illustrerò i temi trattati dal libro, che tu hai peraltro già letto e recensito: il lettore può agevolmente documentarsi sulla relativa pagina della casa editrice, e leggendo le recensioni facilmente raggiungibili da qui. Mi interessa invece altro, e cioè la natura del libro, il suo fondamentale equilibrio tra analisi e partecipazione, tra documentazione ed emozione, tra saggio e pamphlet (o forse è questo che un pamphlet dovrebbe essere). Leggi il resto dell’articolo

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La società dello spettacaaargh! – 14

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Caro Jacopo,

grazie per il tuo ultimo articolo, ho avvertito nelle tue parole uno spirito e una profondità inedita, rispetto agli altri. Non che negli altri non fossero presenti spirito e profondità. Solo che ho avvertito più Jacopo, qualcosa che muoveva maggiormente verso l’espressione della tua totalità. Forse dipende dal fatto che hai parlato sì di linguaggi, dinamiche eccetera, ma ne hai parlato unendo il piano linguistico a quello empirico, muovendo dalla tua esperienza diretta, molto aaargh! delle parole della FDN, restituendo la complessità di una gestalt che comprende il piano semantico di quelle parole e le possibilità insite nell’esperienza di quelle parole. Una gestalt che non mi piace particolarmente per tutta una serie di ragioni, molte delle quali convergono con le tue analisi; sarebbe inutile da parte mia aggiungere uno o due dettagli in più alle tue considerazioni. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 13

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Ciao Matteo,

avrei voluto risponderti punto per punto, ma, proprio mentre tu giustamente invocavi un saldo aggancio al reale, affinché non sfuggisse proprio da sotto ai nostri, di piedi, il luogo fisico in cui stavo scrivendo si è trasformato in un gigantesco piano meta-: per due settimane il Centro di Pesaro è diventato la Festa Democratica Nazionale; e vediamo se, obliquamente, riesco a risponderti parlandoti di come l’ho vissuta da qui, da dentro, visto che per due settimane, per forza di cose, ho abitato nella Festa Democratica Nazionale. Ti prego di leggere anche le note ogni qual volta si presenteranno; giunto in fondo capirai perché. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 12

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Caro Jacopo,

ho usato il modello di Escher per dare conto di una situazione cognitiva, di una difficoltà nel rapporto con la realtà che riguarda il punto di vista dell’osservatore.
Non è immediato né scontato, mi pare, che nel modello da te dato la deriva sia in alto, e il reale in basso. Per me è inoltre interessante l’espressione «precipitare verso l’alto», un ossimoro efficace nel rendere l’idea di un moto assurdo, e con accezione negativa. Sarei curioso di comprendere il motivo per cui hai messo quel concetto in alto, e quell’altro in basso. Inoltre, non ricordo se tu abbia dato una definizione di «piano meta-», che forse è bene definire al di fuori di come agiscono, perché è un concetto che ricorre spesso, nei nostri discorsi, e che si presta a molte interpretazioni.
Il punto per me non è che le derive siano mille: mi sta bene il discorso sulle due prospettive, ma per me il problema centrale, in una data situazione, è la difficoltà nel rispondere alla domanda “che cosa è deriva?” o “questa possibilità qui conduce a una deriva?”. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 11

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Caro Matteo,

ho ragionato un po’ sulla tua analogia tra piani meta- e geometrie di Escher: non era proprio così che me l’immaginavo, e questo mi ha portato ad analizzare meglio il concetto, che avevo delineato in modo approssimativo e frettoloso.
Con “inerpicarsi di piani meta-” intendevo ciò che scopriamo in quelle discussioni che finiscono quasi subito per vertere su cosa si è detto, sul perché lo si è detto, sul fatto che lo si è detto (talvolta addirittura qui, si finisce) etcetera; meta-discussioni, insomma, spesso snervanti, che sono favorite dall’epidemica comunicazione in forma di trolling (e in generale da quel fenomeno della comunicazione nel quale Mario Perniola ravvisa il discorso psicotico): il discorso del troll è talmente disgregato – spesso inconsapevolmente – e superficiale – nel senso proprio che pare un’increspatura della superficie – che la prima cosa che ti viene da fare è chiedere conto dei presupposti, tentando di mostrare al tuo interlocutore quanta complessità e quanto pervertimento dei significati si celino in quelle che lui pretende essere verità lapalissiane. La cosa interessante è che ai suoi occhi è il tuo meta-discorso che inerpica piani meta- e si allontana dal reale, mentre per te il tuo meta-discorso non fa che scoprire, a ritroso, in direzione del reale, la somma di piani occultati sui quali il discorso del tuo interlocutore si muove: l’impressione prodotta nel tuo interlocutore dal tuo meta-discorso, di un ulteriore allontanamento dal reale, è causata dal fatto che stai spostando l’attenzione dalla realtà dell’originario oggetto del dibattere alla realtà dell’esistenza del piano meta-, che però, per chi vi si muove sopra, è occultato, quindi il tuo meta-discorso scade, agli occhi dell’interlocutore, a pippa. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 10

[La società dello spettacaaargh! 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9]

Caro Jacopo,

mi pare che dopo un lungo, faticoso e complesso ragionare, bello nella sua autenticità, si sia arrivati in uno di quei punti in cui a scacchi si propone la patta. Non perché la posizione raggiunta renda in sé la partita un matematico pareggio, ma perché si è arrivati prossimi a una situazione di equilibrio, e la stanchezza fa pensare “mi conviene, ora, perturbare questo equilibrio? Sono in grado di farmi carico delle conseguenze, dei problemi che scaturirebbero?”. Questo perché la risposta ai quesiti che sollevi, in sostanza, io non la possiedo. Io dispongo, al massimo, di una mia risposta, di una scheggia di autocoscienza levigata dal tempo, dal dolore e da qualche scintilla di grazia. Quindi ciò che scriverò ora attende una valida e preziosa confutazione; è il punto cui sono arrivato nel labirinto, e non la «formula che mondi possa aprirti». Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! – 9

[La società dello spettacaaargh! 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8]

Caro Matteo,

devo confessarti che la lettura del tuo ultimo Spettacaaargh! mi ha gettato in un meditabondo sconforto; per questo motivo oggi il mio intervento sarà molto più colloquiale, confuso e aperto del solito. L’allegoria che hai usato – Brazil – non credo sia poi così lontana da ciò che tutti – più o meno, in fondo – sappiamo, o almeno crediamo. E così, all’improvviso, come dal di fuori, mi sono guardato produrre discorsi sull’allontanamento della complessità e sull’attivismo del clic; allora mi sono domandato: tutto questo mio dire e fare cos’è, all’ombra dello spaventoso apparato evocato da Matteo, se non la mia versione del tentativo di allontanare la complessità del reale? Cos’è, se non un tentativo di convincere me stesso che sto facendo qualcosa di utile? Addirittura: non è che sto inerpicando piani meta- io stesso?
Il Leviatano che hai evocato è distante, iperprotetto, militarmente e mediaticamente blindato, e non sta certo a Roma. Domina le nostre vite in un modo distante e insieme pervasivo. Leggi il resto dell’articolo