Se Foscolo non fosse… /2

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Ma non è solo questo, per cui divertiamoci un po’ a sezionare il signor Ortis.
Chi c’è in lui? Quanto del suo DNA è foscoliano e quanto no?
Ortis è un personaggio composito. In lui confluiscono almeno quattro grandi correnti:

1. le passioni e l’attaccamento ai valori di Amleto;
2. le sofferenze di Achille per Patroclo, di Andromaca e Priamo per Ettore, di Penelope per il lontano Odisseo;
3. i dilemmi e l’incomunicabilità di cui parla Sterne nel Viaggio sentimentale;
4. i dolori di Werther con cui Goethe inaugurò lo Sturm und Drang.

Mi spiego meglio.

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Se Foscolo non fosse… /1

Ugo Foscolo, come pochi altri artisti, visse la condizione del suo tempo e a lui più che ad altri si addice il detto arabo “I figli somigliano più ai propri tempi che ai propri padri”. Foscolo nacque (guarda la coincidenza) nel 1778, cioè quando vinsero a Saratoga gl’ideali democratici delle tredici colonie americane sull’imperialismo britannico.
Crebbe in un periodo molto particolare, ricchissimo di input per un giovane che sta scoprendo il mondo: nel 1738 era stata scoperta Ercolano, nel ‘748 Pompei. gli scavi condotti in Grecia da Winkelmann avevano portato i frutti sperati, lo stile classico aveva invaso ogni campo artistico dell’epoca, la Rivoluzione Francese stava infiammando i democratici di tutta Europa, Rousseau e Montesquieu erano diventati i filosofi di moda, l’Illuminismo era giunto a maturazione e il Romanticismo portava dovunque aria nuova e stimoli.

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Il Principe Azzurro non esiste

Recentemente sono stato con una ragazza. Una stronza, ovviamente, ma ormai non ho più un rapporto tranquillo con le donne: nel migliore dei casi mi sembrano solo stupide, mentre normalmente mi sembrano radicalmente feccia. Sto diventando misogino. Non maschilista (che pure i maschi sono esecrabili), ma solo misogino. Si lamentava che non le volevo bene, che era solo sesso. Per di più aggratise. Perché tutti vogliono affetto da me? Boh.
Ma io non me la prendo con le donne. Non è colpa loro se sono così: tirate dall’uomo con una mano verso il cielo e, sempre dall’uomo, con l’altra mano tirate verso la terra. Non chiediamo loro forse troppo? Cuoche in cucina, signore in salotto e troie in camera? Noi, se cambiamo – non dico idea, ma almeno – mutande già ci sembra di aver fatto uno sforzo sovrumano. Cioè, lo dice la parola stessa “mutanda”: è una perifrastica passiva, “mutanda est”, cioè “che è da cambiarsi”. Leggi il resto dell’articolo

Per una definizione di fantascienza

Innumerevoli sono gli scienziati, o comunque i personaggi di formazione scientifica, che sono ricorsi alla letteratura per i motivi più diversi (divulgazione, speculazione intellettuale, narrativa, etc.). Facciamo solo pochi e arcinoti esempi: Galileo, Carlo e Primo Levi, Dostoevskij, Tobino, Musil, Asimov, Cricthon, Pynchon, Solgenitsin, etc.
Quand’è mai successo che un artista sfruttasse stabilmente una scienza per esprimersi?
La letteratura, nel suo atto, è narrazione dell’accaduto. La scienza è speculazione e tentativo di previsione del futuribile. Anello di raccordo fra i due è la fantascienza, che però è un genere letterario. Leggi il resto dell’articolo

Manganelli e il viaggio: il sogno e la massa

È diffusa usanza dei popoli occidentali organizzare e/o partecipare a viaggi organizzati – catastrofiche gite, famigerati eventi fantozziani che raggruppano una decina una ventina una quindicina di infelici e li sbattono in qualche città d’arte (che, possibilmente, sia irraggiungibile con mezzi più comodi d’un autobus privo di ammortizzatori e sedili) dove dovranno fare una maratona per vedere ogni dettaglio possibile di altari secenteschi, di ciabatte corinzie o sospensori atzechi. Sempre che, costoro, in vena di elargizione, non si siano svenati per venir sistemati su navi da crociera lussureggianti di profferte lubriche e quasi puntualmente disattese. Leggi il resto dell’articolo

Aborto

«Terrai il bambino?» Frase tragica e ricorrente dalla vita reale fin nella fiction.
Solitamente non segue una risposta pronta e s’instaura un silenzio simile a Lettera a un bambino mai nato. Stupefacente visto che un silenzio così angosciante non s’accorda troppo bene con lo stile chiassoso della Fallaci: sarebbe stato molto più indicato ricordarsi delle pagine che Ceronetti dedica all’aborto in La carta è stanca, pagine più erudite e tranquille, più silenziose.

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Cos’è tutto questo teatro?

La prima tesi sul teatro potrebbe essere: “Il teatro è una nostra riproduzione. I personaggi sono tutti frutti della nostra mente, riproduce la vita”. La seconda: “Il teatro non ha nulla a che vedere con la vita o con la realtà: come fanno i personaggi teatrali a essere delle proiezioni della mente umana?”.

A questo punto si potrebbe rispondere che il teatro offre delle “macroscopicizzazioni” di fatti reali microscopici, cioè ingigantisce aspetti remoti della realtà. Ma questo non vorrebbe dire che il teatro è una fotografia della realtà. Leggi il resto dell’articolo

Caso o caos?

La teoria del caos è un’affascinante teoria matematica nata nei mitici anni Settanta e studia quei sistemi che sono imprevedibili e casuali nel loro insieme, ma osservanti di leggi ben precise (a molti piace dire deterministiche) nelle loro singole componenti. Per esempio, un tratto di costa può apparire inspiegabilmente frastagliato, ma se andiamo a studiare le sue diverse componenti — andamento delle maree in quel punto, forza e direzione dei venti, composizione della roccia della costa se di roccia si tratta, posizione della costa, etc… — ci accorgiamo che quella frastagliatura “inspiegabile” diventa spiegabilissima e addirittura, diremmo in filosofia, necessaria. Leggi il resto dell’articolo