Regredire

di Simone Lisi

A una cena con mia madre, sotto l’occhio silenzioso e imbarazzato di Diana, dicevo, vaneggiando che mi rallegravo del fatto che lei, mia madre, e mio padre fossero tornati a comunicare dopo anni grazie alla loro comune incomprensione nei miei confronti. Dicevo inoltre, sempre nel mio sproloquio, che mi sembrava che la nostra comunicazione, fra me e loro, fosse regredita, fossimo tornati indietro di un paio d’anni almeno e concludevo dicendo che la soluzione a cui loro due erano infine giunti circa me e loro stessi era qualcosa che Leggi il resto dell’articolo

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Pseudobagnino di Pietramarina

di Simone Lisi

Posso dedurre dalle poche informazioni che ho che il tizio sul toboga non sia il bagnino ufficiale, ma un semplice aficionados di questa piscina, Pietramarina, che si erge a sua volta sulla cima di un colle, sopra la Piana. Il tale è molto abbronzato, lo è davvero molto. Ha i capelli lunghi, ma non molto, e biondi, ossigenati stinti per il sole e per il cloro della piscina. Gli mancano alcuni denti, ma non gli incisivi, ed ha almeno due tatuaggi, stinti. Non è solo questo a farmi pensare a un aficionados. È la maniera in cui si erge: ci sono delle scale da salire, per poi scivolare sul toboga, e una sorta di piano doccia dove la gente in fila aspetta per poi Leggi il resto dell’articolo

Dormire nel pomeriggio

di Simone Lisi

Sono seduto a un tavolo rotondo con Diana, tra altri tavoli rotondi, dobbiamo mangiare, è un incrocio tra un bar e un ristorante. Il cameriere è un signore di mezza età, con i baffi, viene a prendere l’ordinazione e si siede al tavolo con noi. Mi rendo conto che lui e Diana si conoscono, parlano affabilmente, molto vicini, ma io non penso che ci sia una sorta di flirt tra loro, se non qualcosa come la relazione tra una nipote e uno zio, o qualcosa del genere. Mi squilla il telefono, guardo sul display, o forse prima di guardare penso sia Abramo detto Eby, e scocciato mi alzo senza aver fatto in tempo a ordinare il pranzo. Diana mi dice che Leggi il resto dell’articolo

Obesità

di Simone Lisi

A volte mi domando come la gente passi le giornate. È un riflesso, di certo, del mio proiettare nell’universale problematiche particolari, che è come dire mie.
Mann lo direbbe tramite Settembrini, e lo direbbe meglio. Diana direbbe d’altronde che questo è semplicistico e io allora mi vedrei costretto a replicare parlando della semplicistica psicologia maschile, così per escluderla dall’ambito della discussione.
Ci sono questi miei nuovissimi compagni di corso, di cui non so niente, un po’ più giovani di me, poco in effetti, anche se a me sembra tanto, che leggono Nietzsche e non sanno una parola d’inglese, che ricalcano tutti gli stereotipi imputabili a uno spagnolo medio e affermativo, nel senso di ottimista, non è chiaro in cosa, nella loro bruttezza. Alcuni sembrano delle scimmie, su venti ce ne è uno che si salva, anche se a pensarci meglio non si salverà nessuno. Ma non è questo. Mi domando come passano le giornate, solo questo. Come passa le giornate l’obeso che legge Ecce homo e se la ride, inconsapevole che quel libro è scritto contro di lui, ridendo di se stesso. È una risata di risentimento, nervosa, anche se con la sua camicia larga e i pantaloni Leggi il resto dell’articolo

Reincarnazione

di Simone Lisi

Sostengono i mistici orientali che se fai schifo nella prossima vita sarai cacca. Meritocrazia? No, reincarnazione. Che poi magari essere capra o cane di piazza Alameda non è per forza una punizione. Anzi, per nulla. Però sembra questo. Ma quello che voglio dire è che per conseguenza, anzi per opposizione, ci sarà un ascendere. Tu prima sei pianta, prima ancora eri sasso, poi sarai capra o cane di piazza e poi sarai uomo perché passando di lì – dall’essere uomo – troncherai il teatrino samsara. O potrai troncarlo. Benissimo. Solo che non si vede perché o cosa di un animale potrebbe alla fine essere meritevole o de-meritevole. Cagare e pisciare sul letto del padrone è Leggi il resto dell’articolo

Altre metamorfosi

di Simone Lisi

Un ipotetico lunedì della nostra vita. Della mia vita. L’ora è imprecisata, non saprei desumerla dalla luminosità della stanza. Il telefono squilla strappandomi dal sonno e da sogni che mi strappano da questo lunedì e da questa ora imprecisata. Il telefono squilla ed è un ipotetico lunedì della mia vita, un’ora imprecisata. Perché poi lunedì? Non potrebbe, piuttosto, essere giovedì? Perché deve essere lunedì, l’inizio di una nuova settimana, quella prima apparenza che formerà la sostanza di questa ennesima, benché ipotetica, settimana della nostra vita. Della mia vita. Questo lunedì segna il passo, segnerà i passi successivi e tutte le successive mattine di questa ipotetica settimana, che è come dire la vita. Squilla il telefono, ma non dice ancora niente. Non dice nello specifico se questo squillo anticipi o preceda un altro suono proveniente dallo stesso telefono cellulare, ovvero la sveglia fissata Leggi il resto dell’articolo

Vetri

di Simone Lisi

Questa storia di spaccare le finestre è già successa una volta. Ero bambino e si giocava a scuola. Si giocava nell’ingresso della scuola dove il pavimento è liscio. Non ricordo a che gioco si giocava, ricordo solo Cosimo Ciulli spinto da qualcuno che distrugge una vetrata col corpo. Oggi, se ci penso, penso che a spingerlo fu Federico Pratesi, che era (che è) del segno dell’ariete come me, nato un giorno prima. In lui localizzavo il male, mentre io ero il bene. Del resto non sono affatto sicuro che fu lui a spingere Cosimo Ciulli contro la vetrata, magari qualcun altro, o forse proprio io, ma no, non credo, che se fossi stato io suppongo me lo ricorderei. I vetri che si frantumano a ogni modo hanno qualcosa di incredibile: la sospensione, la lucidità e la lentezza che precedono lo schianto, il senso di irrevocabilità, le schegge appuntite e mortali, la gravità (nel senso della forza gravitazionale e non solo) e la fragilità. Dicevo, e forse citavo, qualcosa che avevo già scritto (e quindi ora cito una citazione), cioè che la mia miglior qualità è quella di dimenticarmi le cose, anzi di dimenticare tutto. È una qualità, certamente, ma non è un merito, cioè io non è che sono meritevole perché mi dimentico delle cose. Fatto sta che Cosimo Ciulli non morì né si fece nulla. Ci sgridarono e dopo ci vietarono Leggi il resto dell’articolo