TQ, niente di nuovo sul fronte occidentale

«[…] in Italia gli intellettuali sono lontani dal popolo, […] e sono invece legati a una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento popolare o nazionale dal basso: la tradizione è libresca e astratta e l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano»

Antonio Gramsci

1.

È dall’uscita di New Italian Epic nel 2008, poi pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2009, che ci si domanda quale possa essere la via da percorrere per fare buona letteratura per l’Italia del nuovo millennio, o come riportare questa a un ampio numero di persone. Ciò, come è logico, è un problema che si pongono in particolar modo gli addetti ai lavori e chi i libri li ama. Ed è proprio nel memorandum dei Wu Ming che, ancora una volta, l’obiettivo viene centrato abbastanza bene. Almeno rispetto a quanto si legge sui Manifesti TQ, pubblicati sul loro blog e poi rilanciati da Nazione Indiana, che segnano, sotto certi punti di vista, un passo indietro Leggi il resto dell’articolo

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SP intervista TQ – parte seconda

Ecco la seconda cinquina di domande a Sara Ventroni (SV) e Alessandro Raveggi (AR), tra i firmatari dei manifesti TQ. Coloro che avessero perso la prima parte dell’intervista possono leggerla qui.

SP: I partecipanti alla prima riunione nella sede della casa editrice Laterza (di cui peraltro non è mai uscita la lista) sono stati reclutati attraverso gli inviti, autonomi e spontanei, da parte dei cinque firmatari dell’articolo. Sempre i più maliziosi, però, hanno notato che si trattava perlopiù di autori che hanno pubblicato (o che stanno per pubblicare) con Minimum Fax, Fandango, Contromano Laterza, Einaudi (e qualche Mondadori) e di addetti ai lavori che ruotano attorno a queste case editrici. In un post pubblicato qui su Scrittori precari Enrico Piscitelli faceva notare che il 46% dei 54 fondatori di TQ ruota attorno all’orbita Minimum Fax e sospettava che, dietro “tutto questo parlare”, ci sia l’interesse di rafforzare un “gruppo” già esistente. Che ne pensate? Leggi il resto dell’articolo

SP intervista TQ – parte prima

Il dibattito su Generazione TQ ha tenuto banco in quest’estate 2011: se n’è parlato tanto e ovunque, a cominciare dal primo articolo, Andare oltre la linea d’ombra, apparso sul Sole24ore, per proseguire su tutti i quotidiani nazionali e tantissimi siti e blog; molti hanno aderito, tanti altri si sono dimostrati scettici nei confronti dell’iniziativa. Dal momento che su Scrittori precari abbiamo ospitato diversi interventi più o meno critici, ci è sembrato giusto dare spazio, ponendo loro alcune domande, anche a due dei firmatari dei manifesti: Alessandro Raveggi (AR) e Sara Ventroni (SV).

SP: Partiamo dall’etichetta. Perché l’uso del termine “generazione” e in che cosa vi sentite di essere rappresentativi di tutte quelle persone che hanno oggi un’età compresa tra i 30 e i 40 anni? Non è limitante e limitativa questa “selezione aprioristica”? Leggi il resto dell’articolo

Generazione o gruppo?

In questi mesi si parla molto di Generazione Tq. Ne hanno scritto i quotidiani – L’Unità, Repubblica, Il giornale, il Corriere, il Sole24ore, il Riformista, La Nuova Sardegna, Il manifesto, Il Fatto Quotidiano – se ne parla, tanto, in Rete – Google mi dà oltre 50.000 risultati. C’è un blog wordpress di Generazione Tq, con tre manifesti programmatici, e l’elenco dei firmatari di questi manifesti. I commenti, sul blog, sono chiusi, ma si rimanda ad altri luoghi della Rete, nei quali si sta discutendo della questione.
Ora: Generazione Tq, ovvero generazione trenta/quaranta (anni). Ma cos’è? Su minima et moralia, blog collettivo, costola della casa editrice Minimum fax, c’è scritto: “Generazione Tq – i lavoratori della conoscenza della generazione dei trenta e quarant’anni”. Non ho trovato altre definizioni. Leggi il resto dell’articolo

Alcune osservazioni sui manifesti TQ

In generale, la lettura dei tre manifesti di Generazione TQ mi ha lasciato un misto di condivisione sulle linee generali e di delusione per la vaghezza che si registra nel discorso.
I manifesti contengono alcuni ottimi propositi concreti (l’osservatorio sulle buone e cattive pratiche editoriali è una cosa che andrebbe fatta da tempo) persi in troppi proclami politici, così generali da essere vuoti di senso (o semplicemente retorici).

Penso ad esempio ai vari propositi del secondo manifesto, quello sull’editoria (e il più rilevante, mi sembra). TQ si impegna a “promuovere” valori come il diritto del lavoro, la qualità, la trasparenza, la pubblicità, il sostegno pubblico, la bibliodiversità eccetera nell’editoria, e “combattere” disvalori quali l’editoria a pagamento, la concentrazione, eccetera.

Primo punto: molti di questi concetti (non tutti) sono un po’ controversi. La “qualità” e la “bibliodiversità”, ad esempio: come si definiscono? Lungo quali parametri un libro è considerabile di qualità? Dire che si sostiene la qualità non è come dire che bisogna essere buoni (e dunque altrettanto vuoto)? E quanti e quali tipologie di libri vanno salvaguardate affinché non vi siano tipologie prevalenti che soffocano l’intero mercato? E se TQ elaborerà un paradigma proprio di qualità, come farà a tollerare altri paradigmi anche molto diversi? E siamo sicuri che le librerie indipendenti necessitino di sostegno pubblico? E così via. Leggi il resto dell’articolo

Generazione TQ. Il manifesto letto da uno scrittore trentacinquenne fuori dai giri

Una cosa è certa: la generazione trenta-quaranta è ossessionata dagli anni Ottanta.
Li buttiamo nel cesso, poi li andiamo a riprendere e li laviamo con cura. Li poggiamo sulla mensola dell’ingresso e aspettiamo che si impolverino, poi li prendiamo e li nascondiamo nello stanzino. Un giorno, mentre stiamo decidendo se andare al mare o cominciare a scrivere la storia che ci ossessiona da qualche mese, ci ricordiamo che sono rimasti chiusi nello stanzino per tanto tempo e li andiamo a riprendere, controlliamo che sia tutto a posto, li guardiamo e li ributtiamo nel cesso, tirando lo scarico. Dopo due giorni facciamo un’incursione disperata nelle fogne e li ritroviamo. Ce li contendiamo con topi e scarafaggi e li riportiamo a casa. Pulizia e restauro e di nuovo in bella esposizione sulla mensola di casa con tanto di foto trionfale su facebook. Non riusciamo a capire se ci piacciono da morire o se li detestiamo, se sono stati la nostra palestra adolescenziale o la nostra dannazione culturale. Ci vantiamo di essere andati a sentire gli Europe dal vivo al Teatroteam di Japigia e ci ricordiamo che a Bari quel giorno nevicava e che due giorni dopo uno che conoscevamo è morto di overdose (da eroina e non da ecstasy) e passiamo intere serate a guardare su youtube le frangettone di Sanremo ’83 e le migliori scene di Grosso guaio a Chinatown. Poi spegniamo tutto e leggiamo Pincio e Pynchon, Wallace e Barth, Vonnegut e Benni. Leggi il resto dell’articolo

TQ: un’alternativa umana e comune al lungo sonno della ragione (o bimbi che fanno i capricci con papà che non dà più paghetta)

TQ: un’alternativa umana e comune al lungo sonno della ragione

Al di là dell’eteronimo, così simile a quello di un whisky americano o alla copertina patinata di una rivista di figa giovane, ciò che lascia veramente perplessi, e spinge quindi alla reazione, tra l’altro richiesta, è la festante approssimazione.
Quale sia l’interlocutore prelibato, è cosa che sfugge sin dalle prime righe di questo manifesto bambino. A chi si rivolgono? Quale esercito stanno reclutando? Ma sopratutto chi sono? Leggi il resto dell’articolo