Il bambino dimenticato

Il mio nuovo racconto si svolgeva nei giardini Margherita di Bologna. Fra tutti i parchi d’Italia avevo scelto quello perché il tema superficiale della narrazione (la maternità) aveva risvegliato in me, in maniera del tutto automatica, un ricordo d’infanzia confuso nei contenuti ma netto nel contorno: quando ero bambino, nel corso di una visita organizzata da mia nonna per passare in rivista il distaccamento emiliano di biscugini e prozie, si era fatto tappa in quei giardini.

A seguito di rapida documentazione, avevo appreso che Margherita era stata sì Regina amatissima, filantropa, benefica, dispensatrice di doni, ottima moglie a onta delle avventure galanti dell’infausto Re che accompagnò già dal primo di tre attentati – l’ultimo fatale, sullo scoccare del XX secolo; e ancor più prodiga e munifica (con devozione e modestia) era stata come vedova, e nondimeno ancor più amata, adorata quasi, da destra e da sinistra, in democrazia come in dittatura, fino all’apoteosi del funerale; sì, era stata ottima regina.

Ma pessima madre. La sua prole: un unigenito nanesco, bilioso, ottuso, la cui nauseante longevità servì solo a permettergli di manifestarsi appieno in tutta la pochezza di cui era capace.

Una mattina di fine luglio montai dunque sul Regionale, valicai gli Appennini, e da Bologna Centrale saltai sul 33, l’autobus della circonvallazione – ma quello sbagliato, che viaggia in senso antiorario invece che orario –, e seduto su un seggiolino rovente, dopo venti minuti di vedute panoramiche di viali non trafficati, scesi a Porta Santo Stefano e varcai il cancello nordorientale dei giardini.

Del luogo che ricordavo non c’era traccia. Io ricordavo: un pratone in salita (un’erta salita) pieno di margherite, animazione, chiasso, ragazzi con i pattini, sentieri che si perdevano nella foresta, e naturalmente mia nonna. Invece ora non c’erano né foreste né prati scoscesi né ragazzi intenti in acrobazie. Delle margherite restavano milioni di mozziconi color tabacco bruciati dall’estate. Come diceva il cartello all’ingresso, il giardino aveva “evidenti legami con il giardino all’inglese o romantico”: un tessuto ampio e disteso di viali asfaltati dal percorso ondulato, inframmezzati da prati e boschetti (soprattutto, sempre secondo il cartello, di “cedri, pini, ippocastani, platani, cipressi calvi, farnie, una sequoia”). Su tutto incombevano il caldo meticoloso della pianura e l’eco inesauribile delle cicale. Siccome il mio racconto si svolgeva su una panchina, dovevo anzitutto esplorare il parco e scegliere la panchina più appropriata. L’esplorazione fu istruttiva: scoprii che il parco era assai ameno, che le strade erano dedicate a eroi della Resistenza, e che faceva troppo caldo perché qualsiasi madre avesse l’incoscienza di portare il suo bambino al parco (poco male: non avevo necessità di modelli, avendo già precisa idea dei personaggi del racconto).

Trovai tre luoghi adatti: il primo era Piazzale Mario Jacchia (“caduto per la libertà”), uno slargo sul lato orientale del parco, un centinaio di metri dopo la statua equestre di Vittorio Emanuele II. Era un piazzalotto inutilmente ampio, triste, percorso dal vento che vi menava ondate di foglie. Vi si affacciava lo “Chalet restaurant”, una palazzina liberty in ottimo stato ma in disuso, tanto lugubre ora quanto gradevole un tempo, specialmente a causa dell’effetto tombale delle saracinesche turchese che sbarravano il triplo ingresso e le due doppie finestre al piano terra. Al lato opposto del piazzale, sormontata da conifere notturne e maestose, c’era un’insenatura dello scalino separante l’asfalto dal terreno, nel cui spazio trapezoidale si raccoglievano tre panchine. In quell’accenno di alcova, pensai, avrei potuto ambientare il racconto, sfruttando i tratti di malinconico abbandono dell’ambientazione per dare alla storia un tocco vagamente gotico.

La seconda panchina che trovai era dall’altra parte del parco, vicino al cancello di Porta Castiglione, un po’ nascosta fra il chiosco con tavolini di un bar, la buffa ricostruzione di una capanna villanoviana (“la muratura è in terra cruda, il coperto è in legno e canne di palude”), dei giochi per bambini su formelle di gomma, e il retro di un cinema parrocchiale dismesso. Era una curiosa panchina a forma di boomerang posta davanti a una interessante vasca a forma di fulmine, senz’acqua, piastrellata con un reticolo di quadratini di un blu così intenso che quando un piccione lo sorvolò gli se ne tinse il petto. Il luogo era accogliente, ma un po’ troppo affollato di elementi che non avrei saputo come inserire nella vicenda.

La terza panchina era in realtà un gruppo di nove panchine circolari che facevano ognuna un anello alla base di un pino. Si trovavano nella parte centrale del lato nord del laghetto, l’invaso artificiale che corre all’incirca parallelamente a Viale Gozzadini, e separa la striscia di parco più esposta al traffico e alla vita cittadina dalla parte più grande, dove le macchine non si vedono e non si sentono i motori. In quel punto la vegetazione delle sponde si apre per lasciar posto a una elegante “scogliera in selenite” che serve a dar agio ai visitatori di affacciarsi ad ammirare le cinque fontane lacustri e le centinaia di tartarughe che stazionano appena sotto la superficie dell’acqua.

Fu per istinto, non per scelta consapevole, che scelsi come teatro dell’azione quest’ultimo scenario. Mi sedetti sulla panchina più vicina al laghetto (era il mio piano fin dall’inizio: scrivere un racconto che si svolgesse nel punto esatto in cui ero seduto a scrivere), tirai fuori il quaderno e la penna, e mi misi a scrivere.

Gregorio Magini

Continua tra una settimana…

Trauma cronico – Atto finale

Siamo ai saluti. Questa domenica è l’ultima insieme. Ci pensavo già da qualche settimana, ma oggi sono giunto alla decisione: chiudo Trauma cronico.

La ragione principale di questa mia scelta è l’omonimia con lo spettacolo ideato da Dimitri e Andrea (che mai potremo smettere di ringraziare per quello che stanno facendo per noi) e che vede Scrittori precari protagonisti. Da oggi, Trauma cronico, sarà soltanto lo spettacolo. Tanto, quando voglio, qui su, posso scrivere quel che mi pare e quando mi pare.

Però mi raccomando, continuate a passare di qui la domenica, ci sarà sempre, come ogni giorno, un nuovo post interessante; abbiamo tanti contributi di nuovi e vecchi autori, differenti scritture da offrirvi per amor dell’arte, della letteratura e della bellezza.

Anche questa settimana sarà ricca di intessanti novità: i racconti di Dario Morgante, Simone Rossi, Luigi Pingitore e la prima parte di un racconto lungo di Gregorio Magini, poi l’intervista a Percival Everett del nostro Pietrogiacomi e sabato continua la Banda del Ghelli. Insomma, ogni giorno, un buon motivo per passare a trovarci.

Trauma cronico vi saluta qui, noi ci sentiremo presto. Se non avete di meglio da fare, vi ricordo che giovedì siamo al Simposio, ci saranno ospiti gli amici Peppe Fiore e Vanni Santoni, ed un giovane bravissimo che ci allieterà con la sua musica, Manuel Milano.

Un altro evento targato Scrittori precari assolutamente da non perdere, vi aspettiamo.

Ci sentiamo presto. Fate i bravi.

Gianluca Liguori

Giugno ’56

Si tolse prima cosa le scarpe, poi l’orologio. Aldo Degl’Innocenti, classe 1911, si era diplomato geometra a Reggio Emilia il giorno che Mussolini feluca in testa era salito al Vaticano. Sposato sotto la minaccia delle bombe, padre di nessun figlio per nessun motivo apparente, faceva per buon cuore fin dall’immediato dopoguerra due ore di straordinari al giorno. Dalla vita aveva avuto più e meno di quanto aveva immaginato da bambino: di più perché non credeva che avrebbe mai posseduto una poltrona, che nella stanza grande e fetida dove giocava mangiava e dormiva c’erano sì pancali e sgabelli, ma solamente una seggiola che era del padre e solo sua; di meno perché aveva creduto che finite le scuole elementari tutti i ragazzetti partissero per mare come Robinson Crusoe, mentre lui del mondo aveva visto solo una spiaggia d’Albania dove s’era ferito in un incidente la prima settimana di guerra. Dato che il bilancio era in pareggio, per essere contento aveva dovuto lavorare molto e amare la moglie.

Fece per mettersi in poltrona ma di punto in bianco gli mancarono le gambe e ci cadde seduto a peso morto. Dalla cucina veniva un odore di sugo di pomodoro, e poi venne la moglie portando il bicchiere dell’idrolitina. Portò via le scarpe e tornò con le pantofole, si fermò sotto lo stipite e si passò le mani lentamente sul grembiule, come per lucidarle. Chiese, – Tutto bene in ufficio?

Aldo, che non aveva avuto il tempo di capacitarsi del mancamento, rispose meglio che poté cercando di non tradire l’affanno, – Sì bene. Eh, c’è quel Gherardi che mi sta pur sempre col fiato sul collo.

A lei parve solo che il marito fosse un po’ stanco. – Ti vuoi riposare dieci minuti prima che metto la pasta? – No metti su, che poi faccio tardi.

Esitò un secondo sulla soglia, perché le sembrava che lui volesse dirle qualcosa. E infatti fece un cenno fiacco con un dito e le disse, – Piave, vieni a darmi un bacio.

Il padre, reduce di Caporetto, l’aveva battezzata “Piave” in sommessa polemica con gli eccessi del trionfalismo patriottico. Lei non se n’era mai data questione, come del resto di tutti gli altri fatti della sua vita, nemmeno quando, ancora piccina, aveva visto con i suoi occhi le camicie nere riempire di legnate il reduce. Donna pratica, imponendo a se stessa e agli altri un buonumore serio e costante, era riuscita a superare la trentina senza che nessuno si rendesse conto, lei compresa, del fatto che la sua esistenza era votata alla segretezza, anche se non aveva niente da nascondere.

Piave non si accorse di quel che Aldo le aveva chiesto e senz’altro aggiungere tornò in cucina. Aldo neppure si accorse che lei non gli aveva dato retta, vuoi per l’abitudine di vederla andare in cucina, vuoi per le sensazioni ancora non ben definite ma spiacevoli che gli si iniziavano ad affollare alla coscienza, come una calca di gente che prema a un cancello e venga fatta entrare una alla volta. Lo svenimento improvviso che lo aveva fatto crollare sulla poltrona non aveva lasciato traccia di fiacchezza nelle gambe, o così pareva, ma si era trasferito al centro del petto. Pesava e bruciava, come se una forza interna e una esterna si scontrassero, una premendo e l’altra spingendo, sul torace, col rischio che il cedimento di una delle due lo lacerasse. Quando l’equilibrio si incrinava una fitta dolorosa percorreva come un lampo una qualche linea di minor resistenza che a partire dallo sterno poteva percorrere pochi centimetri e spegnersi, oppure proseguire per sottili ramificazioni di faglie misteriose fino al collo, alla mandibola o al braccio. Le peggiori si tuffavano a picco verso l’interno come in un pozzo artesiano e laggiù, nei pressi del cuore, esplodevano. Pulsazioni aritmiche in punti casuali avvertivano che tutto il corpo era coinvolto in quella cosa. La battaglia lo intorpidiva, gli impediva la vista e la parola. Pareva a tratti che la pressione interna riuscisse a liberarsi dalla stretta schiacciante, e allora per un istante Aldo tirava il fiato, come un uomo che emerge dall’acqua, ma subito qualcosa, l’aria, il diavolo, il mondo interno, convergeva con spinta rinnovata sul suo sterno, e premeva.

L’infarto! – pensò. Non c’erano dubbi. Con quella coscienza e certezza, improvvisa come il male che gli era capitato, cambiò il suo stato d’animo: come chi si rende conto di essere in un sogno smette perciò di lottare vanamente contro i mostri che lo abitano, così Aldo si rilassò e si curò solo che da fuori paresse che dormiva. Gli fu ben chiaro, con quella consapevolezza istantanea che danno le decisioni che non si sapeva di aver preso finché non viene il momento di metterle in pratica, che non si sarebbe lamentato, non avrebbe chiesto aiuto, non avrebbe spedito Piave per le scale a gridare che accorresse un medico, a pregare il Barontini che le facesse usare il telefono d’urgenza.

In quella, Piave aveva poggiato il mezzo filone di pane sul tagliere e si accingeva ad affettarlo. Pensava distrattamente ad affari domestici di poca importanza ed era contenta, perché era una giornata di sole caldo che faceva splendere le stoviglie e il pavimento lucido, e di vento fresco e lieve che smuoveva gentilmente i gerani al terrazzino. Mentre tagliava le sfuggì di traverso il coltello: non riuscì a frenare l’impeto allegro del braccio, e si fece così un brutto sbrego obliquo sul polso sinistro. – Ma guarda, – esclamò senza molto scomporsi, e vide la ferita farsi rossa e iniziare a colar sangue. Non volle guardare il taglio una seconda volta: aprì il cassetto del tavolo, prese un tovagliolo e se lo girò intorno al polso. Il dolore era lancinante e in tre secondi il tovagliolo era zuppo e cominciava a gocciare sul pavimento.

Senz’altro attendere, si avvolse un altro tovagliolo intorno al polso, gettando quello fradicio nel tinello. Prese il coltello e passò svelta in corridoio, dicendo: – Aldo, ho scordato il pane, faccio una corsa dal Giusti a vedere se ne hanno ancora. – Aldo non sentì neppure. La moglie, ringraziando Dio che dormisse, si infilò una mantella leggera, e mise il coltello in borsa, che il medico non pensasse che aveva tentato di ammazzarsi.

Due ore dopo tornò con i punti messi e il polso ben fasciato, un po’ pallida ma in forze. Scosse il marito, – Aldo, non ti si può lasciar dormire un momento che ti prendi tutta la giornata. – Quello si rinvenne. Vide che Piave le posava una mano sulla spalla, e si accorse che non aveva più alcun dolore, alcun fastidio, niente.

Che ore sono?

Quasi le tre.

Piave, stasera non vado in ufficio.

E fai bene. Ti ho visto stanco.

Lui agitò una mano in segno di diniego e si alzò dalla poltrona, lentamente, come per verificare che fosse tutto a posto. Andarono a pranzo.

Gregorio Magini

Diario di bordo – Firenze

Giornata faticosa. Comincia in redazione, ma in realtà è già iniziata ore prima con comunicazioni spiacevoli, con gesti “avventati” forse. Alla fine ci si convince che “così è la vita” e vabbè.
In redazione tutto scorre velocissimo in questi giorni, c’è un bel martellare.
Penso ai precari in viaggio verso Firenze e a quanto si potrà lamentare il Ghelli, quanto potrà essere molesto Zab e le risate del duo Piccolino-Liguori.
Mi sarebbe piaciuto stare insieme a loro. Il lavoro però è troppo urgente in questo momento.
Controllo che ci siano notizie riguardanti il collettivo, stasera lavoro l’intervista per Sololibri.net e a cena mi vedo con l’ineguagliabile Pierpaolo Di Mino (compagno Orco di mille avventure). L’incontro sarà teso alla scuola romana, a esperimenti letterari e naturalmente a sinergie che prevedono la partecipazione dei precari.
Intanto scopro che ci sono molti collettivi (Brigata Giglio, Il rifugio dei Moai) e ghigno. Perché siamo in tanti. Forse si potrebbe dire in troppi. Ma siamo tanti. E si possono fare belle cose.
Stanotte preparo Milano. Andrò nella mia Milano. Sarà un reading molto importante per me. Estremamente. Avrò anche il piacere di condividerlo con la musica dei FLUIDO con Daniele Chiesa alla voce, un vecchio (di data) amico.
I precari faranno festa. Io con loro. Firenze e Roma sono vicine con i pensieri.

Alex Pietrogiacomi

Firenze me la ricordavo a piedi, ma arrivarci in auto è un’altra cosa. Attraversiamo l’Arno due tre volte, senza sapere dove poterci fermare. Alla fine capiamo che più di tanto non si può, e così Firenze ritorna città da saggiare col piede, sotto un caldo che sembra un secondo agosto. Camminiamo fino a Borgo San Frediano, poi attraversiamo l’Arno e ci mescoliamo ai pellegrini che scattano foto ovunque, incrociando gli sguardi con gli obiettivi. Camminiamo tutto il giorno, avanti e indietro con pacchi e paccotti, le gambe che mi sono diventate un pezzo di legno dai polpacci in giù. Per cena ordino una braciola fritta con patate, che mi ricorda i mercati col mì nonno, e a La Cité apprezzano quando leggo di come lo seguivo da bambino sul camion, col culo stretto per la paura di finire di sotto. Tra il pubblico c’è anche il Tabacco, cantante degli Elton Junk; uno che con la voce che si ritrova dovrebbe andare su tutte le radio, ma qua siamo in Italia e si sa come girano le cose. Ci sono anche un sacco di scrittori, redattori di fanzine, lettori che hanno preferito le nostre parole alla bolgia del concerto in Santa Croce. C’è anche Vanni, che legge un pezzo del nuovo romanzo a cui sta lavorando, e quando è il mio turno di fare lo stesso il culo mi si stringe proprio come quando giravo in camion col nonno, perché il pezzo di Vanni è bello davvero. Poi mi accorgo che qua non c’è nessun burrone nel quale cadere, e allora parto, che tanto sono ancora all’inizio, e da camminare ce n’è ancora, di nuovo verso l’auto a prender gli zaini, e poi indietro verso casa di Vanni attraversando ponti su ponti mentre gli spazzini notturni compiono il loro lavoro e raccolgono cocci mentre noi raccogliamo parole…

Simone Ghelli

Quasi le cinque del mattino. Vanni dorme mentre qui di sotto è una fabbrica di scrittura. Ghelli al pc, Zab col portatile, Piccolino sul suo block-notes verga a penna il suo resoconto che poi dovrà ribattere.

“Non scrivere troppo che poi ti tocca riscriverlo!”, dico io.

“Non ti preoccupare. Se si deve fare si fa, è bello a quest’ora tutti qui a scrivere…”

Intanto si guarda pure le foto e si ride a crepapelle. Ci divertiamo un mondo, la lettura anche a Firenze è andata benissimo, gli ospiti, tutti fantastici, Vanni Santoni, Ilaria Giannini, Gregorio Magini e i giovani del Collettivomensa. Un’altra grande serata, ho conosciuto tanta bella gente, e un altro giorno andato.

Sono a pezzi, scrivere stanotte è difficile, lascio stare e mi rilasso un po’. Tra meno di cinque ore sveglia. Salutiamo Firenze e via verso Bologna. Andiamo avanti così.

Gianluca Liguori

Avevamo due giorni liberi, dopo la data di Napoli. Li abbiamo trascorsi a Roma.

C’erano parecchie cose da preparare.  Altri libretti da spillare, ciddì da registrare e copertine da ritagliare.

Dovevamo riassettare la Liguori-mobile e chi più ne ha più ne metta.

Due giorni sono passati in un attimo, inutile dirlo.

Firenze dunque. Erano anni che non passavo di qua. Sembra essere poco cambiata dall’ultima volta.

Un pomeriggio passato a fare i turisti.

Sentiamo la mancanza di Pietrogiacomi in realta e sappiamo che la sentiremo di più, una volta giunti all’ora del nostro reading.

Il locale si chiama La Cité, è in centro, in Borgo San Frediano.

Incontro dei vecchi amici. Amici che anni fa hanno condiviso con me una parte importante della mia vita. Mi torna in mente la mia militanza in Rizoma rivista letteraria indipendente autoprodotta.  Mi tornano in mente le collaborazioni avute in quegli anni con Mostro, rivista letteraria fiorentina che vedeva tra le sue fila proprio Gregorio Magini e Francesco D ‘Isa. Li rincontro dunque qui, dove li avevo lasciati anni fa. Come me sono cambiati ma hanno mantenuto intatta la passione e la voglia di fare.

Il reading fila liscio. Liguori è sicuro di se e non sbaglia. Ghelli riceve parecchi complimenti per il racconto su suo nonno (del resto è stato eletto capogruppo in quanto madrelingua). Zabaglio è pirotecnico, come al solito, io ce la metto tutta ma non guardo mai il pubblico e alla fine Zab me lo fa notare. Intevengono inoltre Ilaria Giannini, Vanni Santoni, Gregorio Magini e i ragazzi del Collettivomensa. Dei ragazzi appunto che mi ricordano così tanto me, Francesco e Gregorio, qualche anno fa.

A questo punto realizzo che sto un po’ invecchiando. Non molto ancora, certo, ma sto invecchiando lo stesso.

Sono bravi però quei ragazzi e le malinconie fuggono in fretta.

Dormiamo da Vanni Santoni che oltre al talento sembra avere un’altra dote. La pazienza.

Così non ci butta fuori a calci in culo da casa sua nonostante siano le sei del mattino e noi stiamo facendo un casino a scrivere il nostro diario di bordo.

Luca Piccolino

Sull’autostrada si fa il pieno e ci fermiamo a mangiare. Io in tempi precari mi compro una baghetta e i salamini piccanti che inserisco all’interno in un gesto d’amore e di passione. E si riparte alla volta di Firenze. La si giunge a Firenze e madonna impestata il navigatore di ‘sta gran fava non ci dice che la vettura non può entrare al centro storico ed il locale dio bono è al centro e lasciamo la macchina distante che la siamo costretti a camminare ore che i piedi ora son stracci a furia di camminare tra monumenti che fissano i turisti cinesi. E la lettura inizia e Vanni Santoni apre le danze e noi s’inizia a leggere e alla gente pare gli garbino parecchio questi Scrittori precari e la si vendono tanti dischi e tanti libelli piccini che così si arriva fino a Bologna e magari la si torna a Firenze a vederci la casa dei Medici (che io mi chiedo la casa dei Pazienti la dove si trova? Di fronte?). Ora si è a casa del Vanni che m’ha regalato una maschera del lottatore anni ’70 El Santo che mi sento contento come a natale da piccino quando ero felice dei regali. Dio bono!

Andrea Coffami

Eventi passati

Dicembre 2008

  • Festival delle Scritture Cinematografiche, Alphaville Cineclub – Pigneto

Gennaio 2009

  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo
  • Tuma’s Book Bar – San Lorenzo; nell’occasione è stata distribuita ai primi dieci partecipanti la Social Card precaria, del valore di 2 €

Febbraio 2009

  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospite Dario Morgante
  • 433 Next Bar – Roma Centro; ospite Antonio Romano

Marzo 2009

  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospite Alessandro Hellmann
  • Libreria Gocce d’Inchiostro – Trastevere; ospite Massimiliano Coccia

Aprile 2009

  • 433 Next Bar – Roma Centro; ospite Laspro, Rivista lettararia
  • Circolo Arci Fanfulla 101 – Pigneto
  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospiti Barbara Pinchi, Massimiliano Coccia e Vanni Santoni

Maggio 2009

  • Libreria Gocce d’Inchiostro – Trastevere; ospiti Sabrina Barbante e Massimiliano Coccia.
  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospite Cristiano Armati.

Giugno 2009

  • Libreria Flexi – Rione Monti.
  • Associazione culturale GranMa – Centocelle.
  • Forte Prenestino – Centocelle; ospiti Luca Moretti e Dario Morgante.

Luglio 2009

  • Corviale Urban Lab – Corviale
  • Festa Sotto il cielo d’estate – Alberone
  • Festival letterario Passaggi per il bosco – Sardegna
  • Caffè Emporio – Testaccio; ospite Lorenza Fruci

Settembre 2009

  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospiti Antonio Romano, Girolamo Grammatico, Ilaria Mazzeo, Cristian Giodice, Dario Falconi, Peppe Fiore, Roberto Mandracchia, Massimiliano Coccia, Alessandro Hellmann, Luca Moretti, Cristiano Armati, Vanni Santoni e Dario Morgante
  • Libreria Ubik – Napoli; ospite Brigata Parthenope
  • Perditempo – Napoli
  • Libreriacafé La Cité – Firenze; ospiti Vanni Santoni, Ilaria Giannini, Gregorio Magini e Collettivomensa
  • Zammù – Bologna; ospiti Matteo Bortolotti e Decimo Cirenaica
  • Frida Café – Milano; ospite Giacomo La Franca
  • Casa del Cuculo – Meldola (FC); ospite Simone Rossi
  • Frigolandia – Giano dell’Umbria (PG); ospite Barbara Pinchi

Ottobre 2009

  • Lib(e)ri su Carta – Poggio Mirteto (RI); ospite Laspro – rivista letteraria
  • Caffé Emporio – Testaccio

Novembre 2009

  • Fusolab – Prenestino; ospite Carolina Cutolo
  • Mediterraneo e Oriente – Università di Siena; ospiti Gregorio Magini e Vanni Santoni
  • Fusolab – Prenestino; ospite Il Cristo Fluorescente – Spippolatori Folli
  • Teatro dei Varii – Colle Val d’Elsa (SI); Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera di Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani, con Scrittori precari & Vanni Santoni

Dicembre 2009

  • Officina Culturale ex-Mattatoio – Aprilia (LT)
  • Scuola Romana di Fotografia – San Lorenzo

Gennaio 2010

  • Libreria Rinascita – Prenestino; ospiti Massimiliano e Pier Paolo Di Mino
  • Racconti di Periferie09 – Associazione Culturale Simposio – San Lorenzo
  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospiti Peppe Fiore e Vanni Santoni

Febbraio 2010

  • Hula Hoop – Pigneto; ospite El Super Santos Santone
  • Mostra di Frigolandia c/o Ex Chiesa della Misericordia – Perugia; ospite Carolina Cutolo
  • 433 Next Bar – Roma Centro
  • Mostra di Frigolandia c/o Ex Chiesa della Misericordia – Perugia; ospiti Barbara Pinchi e Carlo Sperduti

Marzo 2010

  • Forte Prenestino – Roma; Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera di Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani, con Scrittori precari
  • Forte Prenestino – Roma; Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera di Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani, con Scrittori precari & Vanni Santoni
  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospiti Gianfranco Franchi, Claudio Morici e Simone Rossi
  • Strada Sociale – Monteverde

Aprile 2010

  • Novevolt Book Party, Libreriacafé La Cité – Firenze; ospiti Vanni Santoni, Gregorio Magini, Sergio Nelli, Paola Presciuttini, Alessandro Raveggi e Ilaria Giannini
  • Peppe Fiore & friends, Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospiti Peppe Fiore, Gianluca Colloca, Pataterna
  • Libreria Flexi – Rione Monti; ospite Alessandro Hellmann

Maggio 2010

  • Festival della Letteratura Inesistente, Hula Hoop – Pigneto; ospiti Carlo Sperduti, Bruno Di Marco, Carolina Cutolo, Daniela Rindi, Matteo Poretta, Leonardo Battisti, Aldo Ardetti
  • Associazione culturale Simposio – San Lorenzo; ospiti Antonio Romano e Dino Fumaretto
  • C’è posto per te – Libreria Rinascita – Prenestino
  • Roma3FilmTeatroFest c/o Palladium – Garbatella

Giugno 2010

  • II Festival della Letteratura Inesistente, Hula Hoop – Pigneto; ospiti Carlo Sperduti, Bruno Di Marco, Carolina Cutolo, Daniela Rindi, Matteo Poretta, Leonardo Battisti
  • Manifestazione Lungo il Tevere – Lungotevere

Luglio 2010

  • Manifestazione Palchinparco – Aprilia
  • Festa dell’Unità – Travagliato (Bs); Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera di Dimitri Chimenti, con Scrittori precari

Settembre 2010

  • Lib(e)ri su carta – Fara Sabina; ospite Carlo Sperduti

Ottobre 2010

  • You artist live, Oblomov – Pigneto; ospiti Fabrizio Gabrielli, Carlo Sperduti e Toni Bruno
  • Altrateca, Libreria Giusto il Tempo – Quadraro; ospiti Antonio Romano e Carlo Sperduti

Novembre 2010

  • Teatro Abarico – Roma; Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera di Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani, con Scrittori precari

Dicembre 2010

  • Filorete – Monteverde; ospiti Toni Bruno, Gianluca Colloca, Massimiliano Di Mino, Pier Paolo Di Mino, Lorenzo Iervolino, Veronica Leffe, Gioacchino Lonobile, Roberto Mandracchia, Luca Moretti.

Febbraio 2011

  • Systema – Monteverde; ospiti Cricca 33 e Patria Socialista
  • Creative Copyleft Nait, Beba do Samba – San Lorenzo
  • Casetta Rossa incontra, Casetta Rossa – Garbatella
Maggio 2011
  • Scrittori precari raccontano Lucamaleonte, Laszlo Biro – Pigneto; ospiti Antonio Romano e Carlo Sperduti
  • MarteLive – Garbatella; special guest Bobo Rondelli
Ottobre 2011
  • Logos –Festa della Parola, CSOA Ex-Snia – Prenestino; ospite Marco Lupo
  • Mal di Libri, Forte Fanfulla – Prenestino; ospiti GenerAzione Rivista, Costola, inutile opuscolo letterario, Casa Lettrice Malicuvata
  • Sam D Book Bar – San Lorenzo; ospite Pastiche rivista
  • Scrittori precari presenta Se fossi fuoco arderei Firenze, L’eternauta – Pigneto; ospite Vanni Santoni
  • Labirinti Urbani Live, Sala Vittorio Arrigoni – San Lorenzo; ospiti Les Flaneurs e Marco Lupo

Novembre 2011

  • La scrittura ai tempi di internet, Biblioteca civica “C. Battisti” – Bolzano

Dicembre 2011

  • No EAP, Piùlibripiù liberi – Eur; ospiti Costantino Margiotta, Luca Moretti, Lorenzo Iervolino, Cristiano Armati, Adriano Angelini
  • il libretto cosa? – Hula Hoop, Pigneto; ospiti Finzioni, Vanni Santoni, Matteo Salimbeni, Fabrizio Gabrielli, Simone Rossi, Giulia Blasi

Marzo 2012

  • Libreria Altroquando – Roma Centro

Aprile 2012

  • Librinnovando, Circolo dei lettori – Pigneto; ospiti Fabrizio Gabrielli, Ledita.it, Barabba Edizioni, Gianluca e le cose
  • Librinnovando, Università di Tor Vergata

Maggio 2012

Luglio 2012

Agosto 2012

  • Open Cinema – Pigneto

Ottobre 2012

  • Logos –Festa della Parola, CSOA Ex-Snia – Prenestino; ospite Edoardo Olmi
  • Pigneto Città Aperta, Vineria Il Tiaso -Pigneto
  • Mal di Libri, Chiccen – Pigneto; ospiti Carolina Cutolo e Vanni Santoni

Novembre 2012

  • Off – Festival del cinema chiuso, Cineteatro Preneste Liberato – Prenestino; ospite Carlo Sperduti
  • Festival dell’Editoria Libertaria Indipendente, C.S.O.A. Forte Prenestino – Prenestino
  • Io sto con Volonté, Affabulazione – Ostia Lido

Dicembre 2012

  • No EAP, Piùlibripiù liberi – Eur; ospiti Carolina Cutolo, Alex Pietrogiacomi, Francesca Casùla.
  • Biglietto, prego, Bar Necci – Pigneto; ospiti Matteo Trevisani, Francesca Bellino, Marilena Renda, Alessandro Hellmann

Gennaio 2012

  • TORINOUNASEGA2, Caffè Notte – Firenze; ospiti scrittori famosi da tutta Italia

Febbraio 2013

  • SciglioVintageShop – Battipaglia; ospite Gianfranco Di Fiore

Marzo 2013

  • Arcipelago libri festival, Ex-biblioteca – Grottaferrata (RM); ospite Edoardo Olmi

Maggio 2013

  • Salone del Libro – Torino; ospiti eFFe, Marco Giacomello, Francesco Forlani, Christian Raimo

Settembre 2013

  • Lib(e)ri sulla carta, Borgo di Farfa – Fara Sabina; ospiti Anonima Scrittori
  • La luna nel lago, Notte bianca della poesia – Nettuno

Ottobre 2013

  • TORINOUNASEGA3, Caffè Notte – Firenze; ospiti scrittori famosi da tutta Italia

In territorio nemico

[Come tutti oramai sapete, è nelle librerie In territorio nemico (minimumfax), romanzo scritto da oltre cento autori col metodo SICScrittura Industriale Collettiva, ideato dagli amici Magini e Santoni e di cui vi abbiamo in precedenza già proposto, in versione editata e corretta, quattro dei sei racconti prodotti. In occasione dei festeggiamenti del 25 aprile ve ne proponiamo, consigliandone vivamente l’acquisto, un estratto. Per saperne di più vi invitiamo a leggere inoltre l’assaggio sul sito dell’editore e l’estratto uscito su Nazione Indiana. Infine sul sito della SIC trovate (in continuo aggiornamento) la rassegna stampa e il calendario appuntamenti. E se proprio non vi basta, c’è pure un’intervista ai SICsters fatta da WuMing2 su Giap. Detto questo, non ci resta che augurarvi, con questa lettura, uno splendido 25 aprile]

Dopo cena, gli anarchici si riunirono intorno a un falò. Si parlava di sabotare la ferrovia. I ragazzi puntavano su una mappa il «Ponte dei rumori», nei pressi di Noce, a nordovest sulla strada per Zeri. Si sganasciavano dalle risate a raccontare le superstizioni su quel precipizio, da cui si diceva venisse su nottetempo il frastuono delle catene del fantasma di un indemoniato, lanciato lì sotto nel Seicento. Le Apuane intorno erano punteggiate dai fuochi delle compagnie. Qualcuno si divertiva a dire che erano andade, le processioni di morti incappucciati delle leggende locali; si raccontavano storie e si discuteva il presente, accompagnati da filastrocche mezze fischiettate su mogli cornute e preti incontinenti. A tratti le voci si univano in una canzone:
«Siam pronti sul selciato d’ogni via… Spettri macabri del momento estremo… Con in bocca il nome santo di anarchia… Insorgeremo! Urla l’odio, la paura ed il dolore… Da mille e mille bocche ischeletrite… Ritorna col suo pianto redentore… La dinamite!»
Cantavano, stringevano e protendevano il pugno a rafforzare la parola finale di ogni strofa; il vento tirava verso ovest e le loro voci Leggi il resto dell’articolo

“Alba di piombo”, Scrittura Industriale Collettiva – ultima parte

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno della terza e ultima parte di Alba di piombo. Qui  potete leggere la prima parte e Qui la seconda. 

Versione scaricabile: Alba di piombo.

Alba di piombo (parte 3 di 3)

I

Gli ultimi chilometri sono sempre più carichi di tensione. Bartolozzi fuma le sue Nazionali, una dopo l’altra. L’abitacolo è saturo della nebbia delle sigarette, ma Bartolozzi non apre i finestrini. Dal canto suo, Fazzi non è quasi più in grado di parlare. È in preda a una crisi di panico; il sudore gli appanna gli occhiali. L’arrivo al casello lo solleva un po’:
– Meno male, è finita!
Il capo lo guarda torvo, mentre abbassa il finestrino per pagare il pedaggio:
– È appena cominciata, filosofino. Fra poco saremo alla fabbrica, e là ci saranno loro.
– Chiedo solo per sapere… Ma cos’è questa voce che Morodina… Vola?
– Chi te l’ha raccontato? Domeniconi, sicuramente. È l’unico che l’ha incontrato, oltre a me.
– Quindi è vero!
– E tu saresti un marxista. Laureato in filosofia, per di più. Ma schiavo delle suggestioni. Da quel che ne so, in Russia quello si occupava anche di illusionismo strategico. Creare scenari per ingannare i satelliti, aerei di cartongesso, mimetizzazioni di massa, finte basi, luci, specchi… Probabilmente si tratta di qualche trucco del genere.
– E invece, chi è quell’ingegnere, quello che innescherà l’ordigno? Leggi il resto dell’articolo