Opere di bene – #TUS2

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Per i testi di Torino Una Sega 2reading che se ve lo siete perso che ve lo diciamo a fare, oggi diamo spazio a Elisa Ravasi e Alessandro GoriDi Gori, sempre da TUS2, avevamo pubblicato Hans e Gretchen. Buona lettura.

Me ne stavo a un take-away con Briatore e Scandroglio, quando incontro la Cinzia, una tipa delle libertà civili che m’ero fatto fra il ’96 e il ’97. Non la vedevo da parecchio ed era sempre una bella figa. La pensavo a Sumatra col suo coglione, ma lei mi dice che la storia è finita male, che è tornata qua da un paio di mesi e che è triste e bla bla bla. Facciamo le solite due chiacchiere, lei si prende un’insalata greca e un ACE, io una Ceres e delle pennette alla vodka.
È l’una e mezza, usciamo e mi chiede di accompagnarla al centro in cui lavora.
È uno di quegli istituti per reinserire gli handicappati nella società e troiate simili. Mi dice che sta aiutando una ragazzina con dei problemi, tra cui un cazzo di disordine del movimento.
Arriviamo e lei è già lì che l’aspetta, con le sue stampelle. Mammamia, alla faccia dei problemi! La “ragazza” era in realtà una specie di scaldabagno umano, alta un cazzo e due barattoli, obesa e sfatta, dal colorito cianotico, che si muoveva a malapena e cazzo se puzzava! Puzzava tanto come solo gli handicappati sanno puzzare. Poi, per carità, magari era una “brava ragazza”, ma ci vuole poco ad esserlo se sei poco più che animale. E in ogni caso, chissenefrega. Leggi il resto dell’articolo

Confessioni qualunque extended – 2

[Confessioni qualunque, la rubrica curata dai ragazzi di In Abiti Succinti, si apre anche ai lettori. Questa settimana un racconto di Arturo Dalì. Confessatevi anche voi! E poi inviateci i vostri racconti, le vostre confessioni più nascoste!]

extended #2
Peppino

di Arturo Dalì

Che resti tra noi.
Certe volte non ho scelta.

L’occasione spesso è un attimo, e se ti sfugge, addio. Non è che puoi stare a ragionarci, bisogna farsi trovare pronti. Stamattina ero al supermercato, un euro e trenta in tasca e fame e caldo e debolezza e ho pesato due susine e una banana mentre infilavo nella borsa due banane e una susina. Volevo rubare pure una birra, ma ho notato un tipo che mi seguiva; l’ho osservato meglio, sembrava mettere nel cestino prodotti a casaccio. Era vestito troppo bene, però; quelli della sicurezza non portano la giacca né la catena d’oro al collo, ma era meglio non rischiare e filare. Quello però mi a seguiva a distanza e mi fissava. Così, quando ho poggiato la frutta sul rullo, mentre ricontavo l’euro e trenta, mi si è accostato come per dirmi qualcosa all’orecchio, e vi giuro, allora ho pensato davvero che si trattasse di uno della sicurezza. Già immaginavo le solite rotture, paternali e minacce di quando ti beccano. E invece il tipo Leggi il resto dell’articolo