Songster, cosmografia di un vagabondo

Riportiamo un breve estratto del romanzo Songster, cosmografia di un vagabondo (Controluce, 2012) di Alessandro Angeli, un racconto sulla condizione degli afroamericani, le radici della musica nera e l’importanza di una tradizione orale che si contrappone all’avvento della modernità.

Dicono che si inizi a morire quando non si prova più gusto a vivere e solo l’abitudine continua a farci andare avanti, per Ruth era invece tutto il contrario, lei nonostante vedesse solo buio e morte intorno, voleva vivere eccome. Dell’adolescente timida e insicura non c’era più traccia, adesso Ruth era una donna che non temeva più niente. Con tutta probabilità fu proprio la sua condizione di madre a darle quell’incredibile forza.
Più volte prima di partire alla ricerca di Abel mi chiese se sapessi dove era diretto, mi scongiurò di darle anche  solo il minimo indizio e quando le confidai che non ne avevo la più pallida idea lei non batté ciglio. Insistetti perché si fermasse qualche altro giorno, era molto stanca e nello stato in cui si trovava aveva bisogno di riposo, le dissi che una volta ristabilitasi avremmo cercato Abel insieme, ma lei non mi stette a sentire. Leggi il resto dell’articolo

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