Montecitorio Wrestling Federation /6

[Puntate precedenti: 123 – 4 – 5]

di Matteo Pascoletti

Un lottatore che desideri un brillante avvenire, oltre al fisico e alla tecnica, deve sviluppare la mic skill, la capacità di parlare al microfono. Nella finzione del wrestling (kayfabe) le rivalità richiedono infatti i combattimenti sul ring, ma non sono sufficienti a creare una storia che spieghi per quale motivo i due wrestler vogliono combattersi e mostri al pubblico chi è il buono (face) da tifare. Servono dunque segmenti di vario tipo in cui i lottatori coinvolti nella rivalità parlano al microfono. Oltre a classiche interviste, ci sono i promo, segmenti registrati in cui il wrestler fa proclami di vario tipo, a seconda della gimmick: leggendari i grotteschi promo di Ultimate Warrior in cui il lottatore sproloquiava a tutta enfasi, blaterando a proposito di forze sovrannaturali, divinità di incerta natura e spiriti di antenati, inserendo qua e là il nome dell’avversario di turno. Oppure ci sono gli angle, confronti verbali sul ring che di solito si concludono con tafferugli, o assalti a tradimento da parte di un wrestler di allineamento heel, utili per far salire l’attesa e il coinvolgimento del pubblico (hype) verso il futuro match. Un tipico particolare di segmento, quasi uno show nello show, è riservato ai wrestler con la miglior mic skill, veri e propri animali da palco in grado di calamitare col proprio istrionismo e la parlantina l’attenzione di un’intera arena. Questi segmenti simulano sul ring dei veri e propri talk show, dove il wrestler intervista altri personaggi della federazione, oppure fa dei lunghi siparietti in cui arringa il pubblico. Sono segmenti con nomi accattivanti e cool, dove il ring è arredato con alcuni accorgimenti scenografici per sembrare uno studio televisivo. Un classico esempio è il Peep Show condotto da Christian, che nel video vediamo confrontarsi con Batista. Leggi il resto dell’articolo

Montecitorio Wrestling Federation /5

[Puntate precedenti: 123 – 4]

di Matteo Pascoletti

In quanto spettacolo il wrestling riflette la società in concreto, e non come concetto. Differenti società hanno differenti tipi di wrestling. Il rapporto è analogo al teatro: il teatro giapponese è molto diverso dal teatro italiano, che a sua volta è diverso dal teatro inglese.
Perciò il wrestling americano è differente da quello messicano, noto come lucha libre (“lotta libera”). Le principali differenza tra wrestling e lucha libre sono nello spirito alla base dell’incontro e nella fisionomia del lottatore. Nella lucha libre sono frequenti i lottatori mascherati, ma al di là della gimmick e del vestiario la maschera ha un valore totemico e antropologico. La maschera è il lottatore e il lottare è la maschera: indossarla significa diventare qualcosa di più di un uomo col volto coperto. Un lottatore cui viene tolta la maschera durante il combattimento, o a cui viene tolta come stipulazione del match, è un lottatore che perde parte del suo prestigio, della propria forza, e in qualche modo avrà bisogno di recuperare prestigio agli occhi del pubblico. È un Sansone cui sono tagliati in pubblico i capelli. Se indossasse la maschera la sera successiva, il pubblico vivrebbe l’evento come la violazione di un tabù, non come una semplice rottura della kayfabe.

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