Oregon Suite

di Domenico Caringella

Colonna sonora

Jack si alzò, si sfilò la camicia da notte, aprì la finestra, e nudo controllò se finalmente il cielo avesse solo il suo occhio aperto al centro senza altro intorno.
Lasciò la finestra spalancata, così a svegliare suo fratello, che dormiva nel letto di fianco al suo, ci avrebbe pensato l’aria fredda di quell’alba senza nuvole.
Dalla cassapanca prese la corda e stando attento a non far piangere le assi del pavimento del corridoio, raggiunse la stanza di sua madre. La porta era aperta. Entrò e mise in pratica l’unica cosa ragguardevole che suo padre era riuscito a insegnargli prima di andarsene via senza salutare, tre anni prima.
Quello con cui Jack legò la donna ancora addormentata alla testiera di ferro battuto, era un nodo triplo, quello che suo padre ridendo e stringendo forte chiamava “nodo Sullivan”; non succedeva mai di vederlo così, così per Jack era quello il sorriso di suo padre. Leggi il resto dell’articolo

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Carta taglia forbice – 5

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Una grande città dell’America del Sud

Ci sono dei momenti in cui lui e lei non sanno che farsene del tempo. Il tempo stringe. Il tempo è denaro. Tempo contato. Non ho tempo da perdere. A loro non importa, perché lui e lei passano tutto il tempo insieme. Ma poi arriva il giorno in cui una conoscenza in comune incontra lui e gli chiede di lei, e lui scoppia a piangere, e la conoscenza non sa che fare, anche perché le buste pesano, il pesce puzzava già quand’era steso sul ghiaccio del banco, e poi è ora di tornare a casa. Ma lui piange e la conoscenza non può che fingere premura, interesse.
Alla fine lui si asciuga le lacrime e torna a casa. In cucina c’è un odore insopportabile di cose lasciate andare a male, e il vecchio frigorifero è rotto, non funziona più, perciò forse Leggi il resto dell’articolo