Guida per riconoscere i tuoi santi (in paradiso)

GUIDA PER RICONOSCERE I TUOI SANTI (IN PARADISO)

“Mi raccomando, non fate troppe raccomandazioni”

Giulio Andreotti

Quattro italiani su cento ammettono di avere ricevuto un aiuto dall’alto. Forse è orgoglio, forse presunzione, forse incoscienza. Peccato che circa un italiano su due abbia trovato lavoro, negli ultimi anni, soltanto tramite le proprie conoscenze: ritrovandosi quando segnalato, quando raccomandato, quando cooptato. E le famose agenzie interinali? E i rinnovati centri di collocamento? Siamo dalle parti del cinque percento dei nuovi impieghi: e questo a dispetto del generoso sostegno statale che non dubito abbia alimentato l’apertura di tanti, stupendi uffici colorati per le nostre strade. La mia generazione conosce le statistiche, sa giocarci, sa interpretarle; forse proprio perché s’è accorta di chi le statistiche le inventava, o le rovesciava a piacimento. Quando eravamo adolescenti, vagiva il forzismo e Gianni Pilo pubblicava strani sondaggi. Ci siamo fatti gli anticorpi. La mia generazione ha l’onestà e il coraggio di accettare la cultura popolare ereditata e al contempo nutre la speranza di poterla correggere, progressivamente. Noi siamo coscienti che i titoli di studio e le nostre capacità intellettuali non sempre bastano; siamo consapevoli che il sacrificio è la parola d’ordine della quotidianità, che la pazienza è la prima virtù che questo tempo ci domanda, e che la sensibilità e l’apertura mentale sono fondamentali. Noi abbiamo imparato a essere sociali, a tutti i costi. L’Italia è una nazione fondata sulla socialità, sulle amicizie, sulle appartenenze; sulle rivalità, e sugli antagonismi. Per essere integrati nel tessuto lavorativo dobbiamo essere riconosciuti e integrati nel tessuto sociale: per questo dobbiamo sforzarci di studiare il nostro territorio e dobbiamo essere felici di appartenervi. Per essere accettati e apprezzati non dobbiamo soltanto essere preparati, onesti e determinati: dobbiamo essere socievoli. Io pensavo, stupidamente, che certe dinamiche valessero soltanto nel mio ambiente, l’editoria. Un giorno, un vecchio maestro mi aveva detto, ghignando: “L’editoria si fa a tavola, cena per cena. Non hai capito?”. Lì per lì c’ero rimasto male. Mi sono accorto che aveva ragione, crescendo, e non soltanto per il nostro ambiente. Il vecchio maestro mi stava insegnando quale fosse la cultura della mia nazione. A ben pensarci, adesso è anche una questione di buonsenso: considerato il costo dei contratti, quanta fiducia deve avere un’azienda in un cittadino per ingaggiarlo? E chi può guadagnarla istantaneamente? Soltanto chi è stato segnalato o raccomandato: per merito, senza dubbio; ma anche per tempismo, disponibilità, affidabilità. Così vanno le cose, cantava qualcuno, così devono andare. Un giorno, sorridendo, costruiremo una nazione fondata sulla meritocrazia. Per adesso, ci addestriamo a riconoscere i nostri santi, e a salutarli col rispetto che si deve ai mecenati. Per 1000 euro al mese, a occhio e croce. Lorde.

Gianfranco Franchi

Fonti:

Rapporto “Generare classe dirigente” della Luiss, 2008

Rapporto ISFOL, 2007

Repubblica, 11 marzo 2009