Storia nera

di Pierluca D’Antuono

Mi prende da dietro all’improvviso con un colpo violentissimo e non respiro più. Ho paura. Sento il suo respiro caldo sul mio collo gelido e un brivido come una lama mi squarcia di lungo la schiena. Per terra, in ginocchio, mi tiene per i capelli con le sue dita nere e tozze e al ritmo di stantuffi spezzati sotto scarponi chiodati mi sbatte la testa sui binari marci e arrugginiti. I denti esplodono in frantumi, ingoio brani di lingua lacerata e vomito in una pozza oscura di sangue. Mentre allenta la sua morsa slacciandosi i pantaloni, tento di voltarmi per guardarlo, ma il fruscio della cinta che scivola tra i passanti tuona nella mia testa come un’unghia su una lastra e allora ride di piacere e in un colpo con lo stivale mi spacca il naso che esplode (non era difficile) e mi strappa i pantaloni; chiudo gli occhi e aspetto
(respira!)
all’improvviso non accade più niente. Davanti a me sento bambini gridare e una voce morbida e infantile chiamare il mio nome dolcemente. Una carezza mi ravviva i capelli insanguinati e mi culla con amore, non piango più e le ferite si rimarginano, ma dietro di me sento ancora il suo sorriso che incombe, i denti d’oro brillare e il tanfo spaventoso delle sue mani sporche e oscure pronte a ricominciare. Ma è nella mia testa, apro gli occhi per vedere e lui non c’è.
Allora capisco.
Ci sono solo due bambini, sono i figli dello zingaro che ieri sera Mattia ha pestato a Piazza Vittorio. Era sicuro che lo avessero scippato. Mentre lo prendeva a calci ho detto a una signora di chiamare l’ambulanza, e prima che arrivasse ce ne siamo andati.
(respira!) Leggi il resto dell’articolo

“Alba di piombo”, Scrittura Industriale Collettiva – ultima parte

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno della terza e ultima parte di Alba di piombo. Qui  potete leggere la prima parte e Qui la seconda. 

Versione scaricabile: Alba di piombo.

Alba di piombo (parte 3 di 3)

I

Gli ultimi chilometri sono sempre più carichi di tensione. Bartolozzi fuma le sue Nazionali, una dopo l’altra. L’abitacolo è saturo della nebbia delle sigarette, ma Bartolozzi non apre i finestrini. Dal canto suo, Fazzi non è quasi più in grado di parlare. È in preda a una crisi di panico; il sudore gli appanna gli occhiali. L’arrivo al casello lo solleva un po’:
– Meno male, è finita!
Il capo lo guarda torvo, mentre abbassa il finestrino per pagare il pedaggio:
– È appena cominciata, filosofino. Fra poco saremo alla fabbrica, e là ci saranno loro.
– Chiedo solo per sapere… Ma cos’è questa voce che Morodina… Vola?
– Chi te l’ha raccontato? Domeniconi, sicuramente. È l’unico che l’ha incontrato, oltre a me.
– Quindi è vero!
– E tu saresti un marxista. Laureato in filosofia, per di più. Ma schiavo delle suggestioni. Da quel che ne so, in Russia quello si occupava anche di illusionismo strategico. Creare scenari per ingannare i satelliti, aerei di cartongesso, mimetizzazioni di massa, finte basi, luci, specchi… Probabilmente si tratta di qualche trucco del genere.
– E invece, chi è quell’ingegnere, quello che innescherà l’ordigno? Leggi il resto dell’articolo

“Alba di piombo”, Scrittura Industriale Collettiva – seconda parte

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno della seconda parte di Alba di piombo. La terza e ultima parte sarà pubblicata lunedì prossimo, 21 maggio. Qui potete leggere la prima parte.

Alba di piombo (parte 2 di 3)

II

Bastardo, pensa Francesco. Intellettuale di merda, pensa Gipo, e lo pensa in francese. Rettile maledetto, pensa Virginia. Qualcosa le dice che è ora di squagliare. Alza la testa, guarda Radovan:
– Torniamo a casa.
– Virginia, che hai? – chiede lui passandosi la mano tra i capelli.
– Torniamo a casa subito.
Francesco non replica. I tre camminano veloci per le strade di Bologna, a testa bassa. Virginia e Francesco davanti, seri, silenziosi. Gipo un paio di metri dietro. Mugugna.
– Che bella coppia… Complimenti davvero… Il Comandante e la sua figa ebrea! Quando passano per le vie di Bologna c’è da girarsi! C’è da ammirarli!
Francesco non risponde, del resto se quello è lì che li segue è soprattutto colpa sua. Virginia guarda avanti e non dice nulla; ogni tanto tira su col naso. Sta recitando tra sé una sorta di mantra pacifista. Leggi il resto dell’articolo

“Alba di piombo”, Scrittura Industriale Collettiva

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno di Alba di piombo, che vista la lunghezza pubblicheremo in tre parti: le successive lunedì 14 e lunedì 21 maggio.

Scritto tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, Alba di piombo è il terzo racconto SIC. Il racconto nacque dalla necessità di sperimentare il metodo SIC rispetto a una moltitudine di personaggi e luoghi, oltre che su una narrazione più lunga delle precedenti, e di metterlo alla prova con scene d’azione. Con simili premesse, capimmo che poteva essere anche l’occasione per divertirsi molto, così decidemmo che sarebbe stato un racconto ambientato negli Anni di Piombo, ma giocato interamente sugli stilemi del cinema d’azione americano di serie B.

Alba di piombo (parte 1 di 3)

Direttore Artistico: Vanni Santoni.
Scrittori: 
Marco Andreoli, Eleonora Dell’Aquila, Filippo Rigli, Luciano Xumerle, Marta Besio (solo Schede Personaggio), Giacomo D’Orlandi (solo Schede Personaggio)
Editing: Gregorio Magini, Vanni Santoni

Prologo

Il Dodge M-886 CUCV dell’esercito americano parte verso Aviano all’orario prestabilito. A bordo, un autista e un sottufficiale, giovani, di leva, di quelli che fino a qualche anno prima venivano spediti a crepare strafatti nella bassa vietnamita. Non c’è scorta: è un carico di materiali elettronici. Dalla base comunicano che una tratta di autostrada è chiusa. Per fare Firenze–Bologna devono prendere la statale.
Al crepuscolo, in mezzo al Mugello, la strada inizia a salire: a sinistra alberi fitti, a destra il baratro. Li ferma un semaforo rosso provvisorio, da cantiere. I due stanno parlando di quanto è buffo il motociclista con barba e occhialoni da aviatore d’altri tempi che si è fermato accanto a loro, quando una FIAT 125 li affianca a destra e un furgoncino bianco si ferma alle loro spalle. Il motociclista estrae un fucile a canne mozze da sotto il cappotto e lo punta verso l’autista. Dall’auto scendono due uomini, pistole in pugno, volti coperti dai passamontagna. Dal furgoncino scendono altri due uomini e una donna, tutti armati e incappucciati, che circondano l’M–886. Il sole cala dietro le montagne. Il motociclista fa segno di scendere.
I soldatini scendono piano. Si fa buio. Ora sono in ginocchio, le mani incrociate dietro la nuca. Qualcuno apre l’M–886. Leggi il resto dell’articolo

L’ombra del destino

L’ombra del destino (Gialli Rusconi, 2010)

di Daniele Cambiaso e Ettore Maggi

 

 

Considerato che non sono un appassionato di spy story e di thriller, che il genere entra poco nel novero delle mie letture, questa storia scritta a quattro mani dai liguri Daniele Cambiaso e Ettore Maggi è stata una piacevole sorpresa – forse perché c’è qualcosa in più di una storia di spie.

La narrazione de L’ombra del destino procede per vicende parallele, scritte, secondo quanto apprendiamo in un’intervista recente a cura della scrittrice Marilù Oliva, con una «scaletta di massima, nella quale gran parte delle idee della trama e degli snodi narrativi» si devono a Cambiaso, laddove Maggi ha lavorato al prologo e al montaggio delle scene.

Si apprezza nel libro la compattezza stilistica delle stesure, che bene sembrano amalgamate in un lavoro che punta giocoforza molto sulla vicenda; i due scrittori si sono distribuiti le parti e le hanno perfettamente incastrate poggiando essenzialmente sulle voci alternate dei due protagonisti.

Si chiamano Stefano e Giulio, sono due studenti universitari e vengono coinvolti in una brutta storia di terrorismo mentre gli anni di piombo volgono al termine. Alla situazione in realtà sono estranei – e alla Storia, quella dei libri, sono destinati a partecipare come pedine in mani altrui. Per scampare il carcere difatti Stefano verrà fatto ispettore di polizia e Giulio tenente dei carabinieri. Al servizio di qualcuno che potrà manovrarli a piacimento, i due conosceranno traffici d’armi, mafie del nordest, formazioni militari che combattono nella ex-Jugoslavia, servizi segreti e una congerie di personaggi sinistri coinvolti in ambigue trame politiche.

Il destino nel titolo è quello che lega i due amici – non degli sprovveduti (se non all’inizio della storia), e tuttavia impossibilitati a modificare il corso degli eventi; è anzi la consapevolezza di far parte di un meccanismo troppo più grande di loro e che annienta alle fondamenta l’illusione di un paese democratico, ciò che spicca nel respiro stesso della narrazione. Due storie destinate a incrociarsi, costruite in soggettiva, e che hanno il merito di far percepire al lettore il racconto dal di dentro – il lettore sa solo quello che sanno i personaggi, al netto delle proprie capacità intuitive, si capisce –, il che crea la tensione e l’attesa implicite in questo genere di narrativa. La necessità di leggere nella cronaca una controstoria della politica “deviata” è evidente ma non nuoce al romanzo – i rischi di didascalia li corre piuttosto nel dire troppo qualche volta, nell’utilizzare immagini non sempre di primo conio, privilegiata com’è la funzione denotativa della lingua. I dialoghi fanno il loro duplice mestiere, di farci conoscere i personaggi e mandare avanti la storia (si mente in abbondanza in questa storia, e mentire è un’azione); insomma, sono serrati quanto basta e tengono bene il ritmo. L’ombra del destino è il primo titolo di una nuova collana Gialli Rusconi che si presenta in una confezione editoriale apprezzabile e qualche refuso di troppo.

Michele Lupo