SE CHI CI GOVERNA NON SA IMMAGINARE IL FUTURO, PROVEREMO A FARLO NOI

Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d’autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell’economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo. Ci occupiamo di cura della persona, della tutela del patrimonio artistico. Ogni giorno produciamo beni comuni intangibili e necessari: intelligenza, relazioni, benessere sociale.
Siamo il grande assente nella discussione sulla riforma del mercato del lavoro, tutta concentrata sullo strumentale dibattito sull’articolo 18. Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa. Leggi il resto dell’articolo
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Montecitorio Wrestling Federation /4

[Puntate precedenti: 123]

di Matteo Pascoletti

Nel wrestling un aspetto centrale della kayfabe è riassumibile nella frase “vendere le mosse”. Poiché i colpi che i lottatori si scambiano sono una finzione finalizzata allo spettacolo e non a un reale scontro, come avviene per esempio nel pugilato o nella lotta greco-romana, il wrestler che subisce una mossa deve dare al pubblico l’impressione di accusare il colpo, imparando come e quanto esagerare. Se la mossa è particolarmente atletica, o mira a parti del corpo che nella realtà sono più vulnerabili, come la testa, la capacità di fingere mostra tutta la sua importanza. Un calcio volante alla testa che passa come una folata di vento addosso al wrestler colpito può infrangere la kayfabe, danneggiando lo spettacolo.
Indicative di questo scarto tra necessità di spettacolarizzare i colpi e danno effettivo sono le mosse di sottomissione. Chi le compie di solito non fa altro che afferrare blandamente uno o più arti dell’avversario: a creare l’illusione complessiva sono le facce sofferenti, il volto rosso per lo sforzo fisico intenso, le urla di dolore o l’agitarsi per cercare di uscire dalla presa; in questo modo le mosse di sottomissione sembrano tecniche micidiali e pericolose. Vediamo nel filmato una classica armbar, una mossa in cui nella kayfabe Del Rio afferra e torce il braccio di Rey Mysterio fino a farlo cedere.

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Montecitorio Wrestling Federation /2

[Episodio 1]

di Matteo Pascoletti

Il mantenimento della kayfabe riguarda ogni aspetto dello show. Sul ring l’arbitro è un attore esattamente come i wrestler, sebbene con compiti diversi. Oltre agli aspetti più ovvi del ruolo, ossia recitare la parte di un arbitro nella rappresentazione di una lotta, deve accentuare la drammaticità dell’incontro, ad esempio separando i due lottatori nelle fasi più concitate, oppure controllando che un wrestler colpito duramente al volto sia in grado di continuare lo scontro. Inoltre dà istruzioni ai due lottatori quando è abbastanza vicino da poter parlare senza essere notato dal pubblico, avvertendoli che l’incontro deve finire a breve. Il pubblico non deve accorgersi di nulla, altrimenti sarebbe compromessa la kayfabe, e con essa la qualità dello spettacolo: come se a un prestigiatore il coniglio cascasse per terra prima di essere misteriosamente tratto dal cilindro. Leggi il resto dell’articolo