Attenti agli umani

di Gianluca Garrapa

Senti, io invece di pazienza non ne ho per niente, quindi se non ti va, puoi chiedere la disdetta del contratto. Dice lei secca e indisponente.
Va bene, dice lui, allora domani parlerò con Nico e cercheremo una soluzione. E ingoia il rospo. Si aspettava che lei lo pregasse di ripensarci. E invece no. A lei non gliene frega nulla. L’affitto al cinque del mese. Il resto non conta. Facciamo finta si chiami Marco, potrebbe anche chiamarsi Sandro o Ettore, non importa. Interessa sapere che non tolleri un paio di cosette del genere umano: la cattiveria, per esempio, e il correlato soggettivo della falsa cortesia. E poi anche la cattiveria come sopruso. Sapessi che malinconia gli viene a Marco, facciamo che si chiami Marco, i pomeriggi d’agosto mentre loro sono al mare. E io resto da solo. Mi ha sentito piangere. Una volta si è arrampicato alla finestra per spiare nel giardino e mi ha visto. Immagino abbia provato un sentimento di rabbia e malinconia insieme. Mi ha sorriso e ha salutato con la mano.
Come un bambino, o come san Francesco.
I suoi occhi, della tizia impaziente e prepotente, sono due macchie nere stupide anche un poco asimmetriche. Suo marito è un tipo alto e pompato, non ha il fisico scolpito dei muratori ma si vede che non ha il sangue al vetriolo di sua moglie. Lei ha trenta anni e i capelli con Leggi il resto dell’articolo