Tre camici

di Benedetta Torchia Sonqua

Le mani puzzano ancora un po’ di solvente. Mi piace, è come l’odore della benzina: un po’ punge e un po’ inebria. Mi guardo le unghie che sono ormai abituata a tagliare di continuo per non bucare i guanti di lattice. Lo diceva mia madre che tra camice, cuffietta, mascherina e guanti non si trattava di un lavoro che avrebbe esaltato molto la mia femminilità. In realtà lei si preoccupava del fatto che la vita in laboratorio fosse poco adatta ad essere conciliata con la vita familiare con la professione, con tutti quegli aggiornamenti e permanenze estenuanti.
Comunque, al momento, non si presenta alcun problema di questo tipo. Da un paio di mesi lavoro tre ore al giorno in un laboratorio di analisi cliniche. La conciliazione riguarda ben altro.

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