Letteratura, specchio dei tempi

di Benedetta Sonqua Torchia

02%20metamorfosi%20di%20narcisoBalbettava da quando aveva imparato a parlare: più che parole, gli uscivano sussulti. Era stato un bambino precoce, cresciuto con la paura di non sapere se stesse vivendo una vita vera o un riflesso della vita.

Entrato nella vita adulta, Edo si sforzava di non perdere il contatto con il suo vero io: non voleva trovarsi come Shakespeare quando, a un certo punto, dovette constatare quanto lontana fosse l’immagine reale da quella che si ricordava e amava. E, per questo, cominciò a specchiarsi spesso, sempre più spesso.

Gli pareva che, negli specchi, la vita e la morte si potessero ribaltare, come la destra e la sinistra e Edoardo era sempre più convinto che sarebbe riuscito ad aggirare la morte con un trucco. Leggi il resto dell’articolo

Un ricamo e una preghiera /4

Benedetta Torchia Sonqua

[Ultima parte. La prima parte qui, la seconda qui e la terza qui]

Tornai in negozio la mattina dopo e gli occhi sotto il bancone s’erano moltiplicati. La seconda aveva perso già le croste, non come quella grande che, diceva Nino, era ancora tutta coperta e sembrava non le passasse più e la governante era tanto stufa. A quella donna baffuta avevano ordinato di rimanere ancora ferma a casa a guardare la bambina grande, e a lei, che non sapeva neanche leggere, lontana dalla fontana e dal mercato, il tempo sembrava non passasse mai. Con gli strilli ed i pianti dell’ultima nata e della sua balia che non sapeva più come calmarla. Alla governante, a lei, chiusa tra quattro pareti (belle per carità, perché la casa del signor Diego era bella) dopo due settimane anche una reggia sarebbe sembrata stretta al confronto con l’universo bello che nostro signore s’era inventato. Leggi il resto dell’articolo