Una veronica perfetta

di Pierluca D’Antuono

Sono nato nel più grande comprensorio della Cassia, in una casa bellissima vicino alla Tomba di Nerone. Ho passato tutti i pomeriggi della mia infanzia a disegnare sulle pareti del terrazzo fessure e crepe con diritti impeccabili, finché un rovescio pauroso catapultava le palline nel verde infinito del Veio, tra alberi soffici come nuvole e pascoli immobili nella nebbia. Quando pioveva, le corde della racchetta si intridevano di gocce di rugiada che esplodevano nell’aria insieme al mio sudore. D’estate, la meccanica si fondeva sotto al sole, le corde si allentavano e il ferro del manico mi incendiava i palmi viscosi; il tramonto arrivava troppo in fretta, annunciato dal rombo della Rolls di mio padre che rientrava dagli allenamenti, distrutto e silenzioso come ogni sera.
Allora aveva 33 anni, era alla sua ultima stagione e si sarebbe ritirato alla fine del campionato, nel giro di pochi mesi. Ogni volta che mia madre gli chiedeva qualcosa sulle sue giornate, rispondeva sempre allo stesso modo: «Non sopporto più il rumore del pallone. Sono stanco». L’unica immagine che conservo di lui è quella di un uomo esausto con gli occhi pesti, la barba sfatta, la schiena ricurva e le spalle chiuse su se stesse. Era il capitano della sua squadra, il giocatore più amato dalla curva, il più pagato dalla società, ma qualcosa, irrimediabilmente, lo turbava nel profondo. Impiegò i suoi ultimi mesi con noi a guardarsi dentro, alla ricerca di una verità, la più diretta, finché un sabato mattina di maggio è uscito di casa e non è più tornato. Il giorno dopo avrebbe dovuto giocare Leggi il resto dell’articolo

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Il processo a Joseph R. – #SurrealityShow

Ratzingerdi Andrea Frau

Una bambina con la maschera di Marcinkus è in piedi in un campo da golf. È lì da quaranta giorni e quaranta notti; il campo da golf è un deserto senza tentazioni.
Il caddy, stratega e supporto morale è Tarcisio Bertone: nella sacca nasconde uno scettro per ogni occasione, inediti vangeli apocrifi, il testamento biologico di Wojtyła, i documenti del Concilio Vaticano II e i baffi di Calvi.
La bimba colpisce con lo scettro fondi neri, indulgenze, debiti, preti pedofili, seminaristi omosessuali e feti abortiti murati nei conventi. Uno dopo l’altro, ognuno di questi scandali, finisce dentro una buca. È infallibile, non sbaglia un colpo. “Ci vuole tecnica e allenamento, non si va in buca con le Ave Maria”. Più che buche di un campo da golf sono fosse comuni. All’interno di ogni glory hole c’è un distruggi documenti che trita carte e persone.
La bambina attraversa il campo a bordo di una piccola papa-mobile, saluta dei broker, bacia dei piccoli derivati, ma all’improvviso uno sparo.
È stata colpita. La maschera è caduta. La piccola alza il capo e sorride, la chiave della cassetta di sicurezza che tiene al collo le ha salvato la vita. Leggi il resto dell’articolo