Quattro poesie di Stella Iasiello

pecora-nerab

Anne Sexton

Sono caduta, ancora, nessuno mi ha rialzato.
Ho le ginocchia integre, il cuore sbucciato.
Mi soffio il naso.
Ho voglia di fumare, così mi do fuoco.
Poco.
Posa la cenere, ho poche pretese.
Mi esce il sangue ogni mese, non ti Leggi il resto dell’articolo

Primo giorno

di Iacopo Barison

L’ultima parola che ha detto è stata “Casablanca”, poi si è alzato da tavola senza finire la cena ed è andato in camera sua e il giorno dopo l’abbiamo trovato morto ma apparentemente felice, forse è morto sorridendo, e quando mia madre è entrata e ha capito la situazione diciamo che si è messa a piangere, anche se non avevo mai visto nessuno piangere in quel modo, e io non guardavo il corpo di mio fratello né la coperta su cui era disteso ma osservavo il pavimento e
“Siamo arrivati”, dice una ragazza bionda con cui prima ho parlato di cinema. Anche lei sta andando al festival della città di S. e mi informa che scenderà adesso, a questa fermata, e io le rispondo che non è ancora la fermata giusta perché la città di S. inizierà a intravedersi soltanto fra qualche chilometro e lei mi dice che Leggi il resto dell’articolo

Poesia precaria (selezionata da A. Coffami) – 15

Fotografie. Fotografie in bianco e nero antico. Ecco cosa sono le poesie di Roberto Ceccarini.

La raccolta “Giorni manomessi” (L’arcolaio – 2008) racchiude istantanee, emozioni raggelate in cubi di ghiaccio che emanano calore. Quando lessi il libro ebbi l’impressione – e mi ripeterò – di vedere numerose fotografie antiche, in cornici d’argento e di legno chiaro. Si respira tabacco di uomo anziano, si respirano ricordi enunciati e condivisi. Nostalgie che si rinchuidono in sorrisi e lacrime non disperate, ma serene.

Roberto Ceccarini è curatore del blog rossodisera = oboe sommerso

Le poesie che vi propongo sono estratte dal suo libro “Giorni manomessi” (L’arcolaio – 2008)

Andrea Coffami

non sentivamo più i passi

(il freddo faceva battere i denti)

intorno al fuoco, la sera

tenevano banco le parole,

quasi volessero confortarci.

Roberto Ceccarini

mi resta un freddo intramontabile

un freddo non commestibile

la somma di bocche spalancate

nella piazza finestre stavano

ad osservare tutti i morti impiccati

– tutta la loro sorda distanza –

Roberto Ceccarini