Fisiologia della parola – #TUS2

danteOggi si gioca in casa, per i testi del reading Torino Una Sega 2È infatti il turno del nostro Simone Ghelli, che ha letto un brano da Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi e il testo che proponiamo di seguito, Fenomenologia della parola – qualche breve riflessione intorno all’elemento del sangue nella scrittura. No, tranquilli: non è un testo di poetica emo.


Dire “parole di sangue”, o anche “scrivere di pancia”, son dei modi per offrire un corpo alla scrittura: come a intendere che essa ci procuri dei brividi, o degli spasmi, o anche solo delle contrazioni; come quando si aggroviglia l’intestino per un’emozione – che poi il romanticismo si disperde tutto in qualche emissione d’aria che ci si sforza di contenere. Di pancia e dell’intestino han già scritto in tanti: si pensi al Boccaccio o a Rabelais, ma anche a Dante e Céline, e spesso nelle feci è capitato anche di trovarci del sangue. Le due cose non sono infatti forse intimamente collegate? Ora, se si tralascia il discorso sui generi del terrore e dell’orrore (dei quali si sappia che io son sempre stato appassionato fin dall’adolescenza), il sangue è sempre elemento accidentale, imprevisto: qualcosa che fuoriesce e del quale si teme la vista – mentre delle feci ne possiamo provare schifo, del sangue se ne ha paura, in quanto indica un malfunzionamento dell’organismo: cacare o pisciare sangue, tanto per dirne una, non è certo indice di buona salute. Leggi il resto dell’articolo