Impressioni di Londra/1

di Antonio Romano

Dunque, dopo due giorni che non uscivo mi sono messo la sveglia e mi sono detto “se domani non esci fai schifo al popolo del mondo” e mi sono risposto “minchia, se la prendi così esco, non t’incazzare”.
Stamane mi son detto non fare nulla di troppo complicato ché sei uno sperduto terrone. Piccadilly andrà bene, così non rischiamo di perderci. Ok. Allora arrivo a Piccadilly. E allora minchia! Eros, regent st., la statua di Guglielmo terzo e la grande considerazione che mi sono fatto: tradizione è cambiamento nella continuità. E sono rimasto lì per un po’ come un pensionato rincoglionito, a guardarmi guglielmo seduto su una panchina.
Subito dopo piglio a camminare e a un tratto mi trovo a Trafalgar Square e c’era Leggi il resto dell’articolo

Annunci

ContraSens – Il primo “Pâh” ovvero Come sono entrato nella nebbia.

Piccoli accorgimenti fonetico-sociali.

Le lettere che contraddistinguono i suoni della lingua romena, e che di conseguenza ne affilano la musicalità in senso specifico, in questi testi non hanno subito traslitterazione. A seguire, una breve guida fonetico-esplicativa per la loro lettura corretta:
Ă: una -a più gutturale, pronunciata con la parte anteriore della gola, a bocca mezza aperta.
Â: una -a gutturale che tende alla -i.
Ț: corrisponde ad una -z dura, come in pazzo.
Ș: corrisponde al suono -sc, come in sciare.
Buona lettura.

Il primo “Pâh” ovvero Come sono entrato nella nebbia.

di Vasile Ernu
Traduzione Clara Mitola

Il mito racconta che Vasile Ernu sia nato nella soleggiata eroica-città di Odessa della gelida URSS. Ha umorismo a sufficienza e ironia klezmer, una miscuglio ebreo-russo-valacco, tanto da non prendersi troppo sul serio, ma da essere lucido a sufficienza. Gli piacciono i fiori e gli indumenti di canapa, non fuma il calumet della pace tranne che per nobili scopi, quando vuole trovare i significati nascosti della vita. Ammira quelli che sanno buttar fuori anelli di fumo ben controllati e ben ritmati.

Sono stato un bambino con un’educazione assai speciale per i tempi e il luogo in cui sono nato. Sono un prodotto fuori dal comune. Come piace dire al mio amico Astvațautorov, anche lui è uno strano miscuglio, noi eravamo giocattoli dei quali si sa già tutto fin dalla fabbrica. Nonostante alcune “disfunzioni storiche”, siamo comunque stati “giocattoli” abbastanza riusciti, dico ora guardando indietro. I nostri genitori ci volevano in un certo modo, la scuola sovietica, come ogni altra scuola, ci voleva in un altro, e gli amici più grandi della scala del palazzo ci volevano in un altro modo ancora. I miei genitori, che per parte loro avevano una severa educazione protestante con regole chiare e rigorose, mi facevano fare i compiti a ore fisse, andavo in chiesa con un rigore invidiabile, conoscevo le Scritture come soltanto il rabbino all’angolo della strada le conosceva e andavo anche a scuola di musica, poiché così si conviene a un bambino di famiglia protestante. La scuola sovietica aveva anche le sue regole. Aveva qualcosa dell’etica puritana, superata solo dall’etica spartana e dal protestantesimo puritano, sebbene negli anni ’80 fosse in decomposizione. Leggi il resto dell’articolo