Oregon Suite

di Domenico Caringella

Colonna sonora

Jack si alzò, si sfilò la camicia da notte, aprì la finestra, e nudo controllò se finalmente il cielo avesse solo il suo occhio aperto al centro senza altro intorno.
Lasciò la finestra spalancata, così a svegliare suo fratello, che dormiva nel letto di fianco al suo, ci avrebbe pensato l’aria fredda di quell’alba senza nuvole.
Dalla cassapanca prese la corda e stando attento a non far piangere le assi del pavimento del corridoio, raggiunse la stanza di sua madre. La porta era aperta. Entrò e mise in pratica l’unica cosa ragguardevole che suo padre era riuscito a insegnargli prima di andarsene via senza salutare, tre anni prima.
Quello con cui Jack legò la donna ancora addormentata alla testiera di ferro battuto, era un nodo triplo, quello che suo padre ridendo e stringendo forte chiamava “nodo Sullivan”; non succedeva mai di vederlo così, così per Jack era quello il sorriso di suo padre. Leggi il resto dell’articolo