Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza – parte seconda

[Leggi la prima parte]

1) Sostenere che non esistono i generi letterari: uno scrittore è uno scrittore e basta.

2) Progettare la stesura di un thriller psicologico.

3) Di un romanzo noioso, dire che è un magistrale esempio di sobrietà.

4) Pronunciare in maniera personalizzata i nomi di autori russi e francesi.

5) Spedire a molti editori, insieme al proprio manoscritto, una lettera di presentazione in cui si sottolinei il fatto che la propria opera è stata giudicata con estremo favore da ben quattro persone, tra parenti e amici, tutte laureate (non è necessario specificare in cosa). Leggi il resto dell’articolo

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Alcune osservazioni sui manifesti TQ

In generale, la lettura dei tre manifesti di Generazione TQ mi ha lasciato un misto di condivisione sulle linee generali e di delusione per la vaghezza che si registra nel discorso.
I manifesti contengono alcuni ottimi propositi concreti (l’osservatorio sulle buone e cattive pratiche editoriali è una cosa che andrebbe fatta da tempo) persi in troppi proclami politici, così generali da essere vuoti di senso (o semplicemente retorici).

Penso ad esempio ai vari propositi del secondo manifesto, quello sull’editoria (e il più rilevante, mi sembra). TQ si impegna a “promuovere” valori come il diritto del lavoro, la qualità, la trasparenza, la pubblicità, il sostegno pubblico, la bibliodiversità eccetera nell’editoria, e “combattere” disvalori quali l’editoria a pagamento, la concentrazione, eccetera.

Primo punto: molti di questi concetti (non tutti) sono un po’ controversi. La “qualità” e la “bibliodiversità”, ad esempio: come si definiscono? Lungo quali parametri un libro è considerabile di qualità? Dire che si sostiene la qualità non è come dire che bisogna essere buoni (e dunque altrettanto vuoto)? E quanti e quali tipologie di libri vanno salvaguardate affinché non vi siano tipologie prevalenti che soffocano l’intero mercato? E se TQ elaborerà un paradigma proprio di qualità, come farà a tollerare altri paradigmi anche molto diversi? E siamo sicuri che le librerie indipendenti necessitino di sostegno pubblico? E così via. Leggi il resto dell’articolo

Atti impuri: da solo o in compagnia

Non so voi, ma io adoro guardare le persone che leggono libri mentre camminano. Questi lettori deambulanti, ogni volta che li incontro, resto a fissarli, spesso con l’intento di scoprire il titolo del libro che li ha rapiti a tal punto da non fargli badare al rischio di sbattere addosso a qualcuno o di pestare una merda. Una volta ne ho conosciuto uno, si chiamava Biagio e faceva la spesa al discount dove lavoravo. Comprava sempre l’aranciata economica e le scatolette di cibo per gatti, di rado altro. Ogni volta che veniva a fare la spesa, Biagio aveva tra le mani un libro diverso; gli ho visto leggere Bradbury, Burroughs, Ballard, oppure Miller, Dick, Orwell, e ancora Saramago, Nietzsche, Joyce, e tanti altri romanzi, di quelli che, quando li leggi, pensi: “Ecco a cosa serve, vivere!”. Leggi il resto dell’articolo