I capolavori ritrovati della poesia – Augusto Salvez Contiguo

Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

DOMANI CIAO di Augusto Salvez Contiguo

manda al macero la scrittura incongrua della mia pelle
le anse, i varchi e le scissure
il corpo calloso, la vecchia pornografia e nuovi confini.
Di tutte le consonanti e le vocali conservane una
la più non curante,
delle desinenze l’astinente e immota semplicità.
Nessuna linfa alle reni e colostro ai capezzoli,
si fermino i linfociti perché è di malattia che voglio morire
mentre l’acido sottile fa il suo mestiere
ché il nostro di amanti già dimentico
si riposa.

Augusto Salvez Contiguo
(San Cristóbal 11/11/1891 – Ciudad Trujillo 22/11/1957)

Uno dei massimi esponenti della corrente poetica denominata “Sconosciutismo” subì le conseguenze della sua radicale scelta artistica Leggi il resto dell’articolo

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Carta taglia forbice – 9

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Una piccola città dell’Europa occidentale

Lei

Il Tempio è una cosa importantissima nella vita delle persone e anche nella mia. Io posso essere me stessa, nel Tempio, posso infilare il filo nella cruna e sentire l’odore della fede. Da quando sono piccola i miei genitori mi portano tutte le domeniche al Tempio, che è la chiesa dei Santi degli ultimi giorni. Noi siamo mormoni. Così ci chiama la gente. Ci chiamano mormoni perché Leggi il resto dell’articolo

Babbo Natale Poliziotto Fetish

Sono le 18e50, tra dieci minuti finisco. Ancora penso a quell’unico bambino che oggi mi ha scoperto: “Non sei quello vero, la barba è di plastica” mi aveva detto circondato da altri che invece strabuzzavano gli occhi e mi guardavano affascinati. Allora la madre di quel marmocchio si era intrufolata tra la folla di bambini e lo aveva tirato a se proprio mentre cercava di arrivarmi alla barba per svelare il trucco. Ci siamo guardati negli occhi, io e la madre. Lei ha sorriso e lo ha portato via.

“Papà papà! Quello non è il vero Babbo Natale” sentii il marmocchio frignare.

“Mah! Lo pagheranno anche in nero” disse il padre rivolto più alla moglie che al figlio.

“Caro, smettila di fare il poliziotto anche quando non sei in servizio” disse la moglie  mentre si allontanavano dal trono di Babbo Natale.

Sono le 19, saluto tutti con un “Oh oh oh!” e vado via. Dietro l’angolo tolgo il costume e lo metto nel mio inseparabile borsone.

Squilla il cellulare: “Si? Ok. A che ora? Ok, tra poco sono li”

Un appuntamento al Night, stasera qualcuno ha richiesto i miei servigi. Da Babbo Natale a poliziotto fetish. Ecco come tiro avanti in questo periodo. A Pasqua sarò Coniglietto Pasquale e sempre, occasionalmente, poliziotto fetish. E io che ho studiato per diventare attore di teatro!

Passo a casa, infilo nel borsone il costume per il privé e arrivo al Night. Chissà quale donna annoiata vuole farsi strusciare dal poliziotto fetish il 23 di Dicembre. Entro. Guardo negli occhi la donna seduta sul divanetto blu. Riconosco lo sguardo: è la madre del bambino anarchico di oggi pomeriggio. Sorrido: la moglie del poliziotto che prenota il poliziotto fetish. Dentro di me rido e piango: questi luridi lavori mi stanno moralmente distruggendo. La faccio divertire ballando, giocando con le manette e tutte le altre cazzate che piacciono tanto alle clienti. Poi rimango al Night dopo l’appuntamento. Grave errore perché mi bevo la metà di quello che ho guadagnato oggi facendo il Babbo Natale e tutto quello che ho racimolato col privé.

Sono le 9e30 di mattina e non sono tornato a casa a dormire, l’alcool ha vinto e mi ha tenuto sveglio. Ora sono ubriaco, totalmente pendente e tra mezz’ora sarò anche un Babbo Natale. Arrivo vicino la piazza. Mi vien da vomitare. Arraffo il costume dal borsone. Che vita di merda. Mi vesto incastrandomi più volte nei pantaloni rossi e larghi e poi via, verso i figli delle donne annoiate.

Sono le 10, eccomi al centro della piazza vicino al trono di Babbo Natale. I bambini, però, non mi vengono incontro felici. Alcune mamme trascinano via i propri pargoli coprendogli gli occhi. Sono tutti a bocca aperta. Che vogliono? Abbasso lo sguardo, mi osservo. Scarpe a punta nero lucide, pantaloni rossi e larghi, maglietta aderente di rete nera con buco ad altezza capezzoli, stella da sceriffo dorata, manette e frustino agganciate alla cintura. In testa il cappello di Babbo Natale.

Sono le 10e01: mentre l’alcool mi risale dallo stomaco e inonda con un fiotto il trono di Babbo Natale, vedo, con la coda dell’occhio, due poliziotti che mi corrono incontro minacciosi. Uno dei due ha un volto che conosco.

Patrizio D’Amico