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di Carlo Antonicelli

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“Destinazione”, “de-sti-na-zio-ne”, “presto”, “sedersi”… Quante vocali ci sono in questa frase? E come mai questo tizio parla in un modo così neutro, senza l’ombra di un accento? Dove si è mai visto un autista che parla senza uno strascico dialettale? E perché ha le mani coperte di tatuaggi? Coma fa un’azienda seria ad assumere un tizio con le mani tatuate?

L. alzò la testa per evitare che altro sangue gli colasse addosso. Si frugò nelle tasche. Niente fazzoletti. Con gli occhi al tettuccio dell’autobus e due dita premute sopra il setto nasale, L. veniva sbatacchiato di qua e di là mentre cercava ansiosamente di afferrarsi ad un sostegno.
L’autista d’un tratto scalò velocemente tutte le marce. Quarta. Terza. Seconda. Prima. Frenata. L. si stampò contro la vetrata della cabina guidatore e ruzzolò a terra. Leggi il resto dell’articolo

999 barrato/1

di Carlo Antonicelli

L’autobus arrivò. Erano le cinque e mezza e i lampioni si erano già accesi. La luce del sole non era ancora del tutto svanita ma l’autobus era già illuminato al neon. Sopra i finestrini campeggiavano diverse pubblicità. Una tra queste prometteva:

GUADAGNO NETTO DI 3000 EURO A SETTIMANA.

«Gesù!»

“SMOOTH SKIN”

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Sempre più libri, e a pagamento

Ogni anno mi succede la stessa cosa: che arrivo in fiera carico di motivazioni, con quella smania di guardar libri che solo chi non riesce a star senza leggere può conoscere (quella gioia tipica del bambino che s’avventura nel mondo dei balocchi), ma dopo un paio d’ore al massimo cedo miseramente e vengo colto da attacchi di panico, con quel senso di soffocamento che ti spinge a correre via, il più lontano possibile; e mi accade perché non posso resistere nell’ordine:

  1. Al caldo opprimente: che tu stai lì e ti chiedi come sia possibile che tutta questa gente così sensibile e acculturata non capisca e non protesti contro tanto spreco di energia – e allora, per associazione, pensi subito con sgomento anche a tutta quella carta che ti circonda, che chissà quanti alberi ci sono voluti (sì, ci sono anche i virtuosi della carta riciclata, ma quanti saranno in mezzo a questa baraonda di stand?) Leggi il resto dell’articolo

9 Aprile, Stati Generali della Precarietà, Sciopero Generale. Prendiamo parola.

Abbiamo di fronte a noi un mese che ha tutte le potenzialità per essere qualcosa di lontano dagli stanchi rituali della mobilitazione che da anni hanno perso la capacità di incidere sulle contraddizioni della realtà politica e sociale italiana. Le date che si inanellano dal 9 aprile al 6 maggio possono diventare l’occasione per mettere a punto una “direzione culturale comune” attraverso cui interpretare le condizioni di vita e di lavoro in Italia e pensarne quindi la successiva trasformazione. Ma non solo. Dovremmo far nostra l’ambizione di libertà che si respira nel Mediterraneo, ritrovando la forza di credere che la Storia non la fanno solo gli eserciti e i capi di Stato. La contingenza storica che stiamo attraversando ci invita a sollevarci dal soporifero letto di piaceri immaginari che narcotizza le nostre vite, farla finita con la raccolta di testimonianze, e piuttosto scegliere la parte di chi lascia solo testimoni attorno a sé; invece di emozionarci esclusivamente per le piccole storie, non potremmo riscoprire la passione inattuale per la Storia?

La mobilitazione nazionale del 9 aprile, “Il nostro tempo è adesso”, gli Stati Generali della Precarietà, il 1 maggio e la May Day, hanno in comune la volontà di ordinarsi, per necessità, nel paradigma della “condizione precaria”. Leggi il resto dell’articolo